
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 14.04.2004
In breve:
E Petrarca ritorna ora a Padova. Sarà di nuovo nella città dove si era trasferito nel 1368 dopo essersi definito "peregrinus ubique", a partire dall'8 maggio, grazie alla mega mostra in fase di allestimento
Lo straordinario valore dell'esposizione è racchiuso in una sigla: MS LAT VAT 3196. Un linguaggio cifrato apparentemente misterioso, ma che in realtà si riferisce al pezzo più prestigioso
Padova, 13 aprile 2004. E Petrarca ritorna ora a Padova. Sarà di nuovo nella città dove si era trasferito nel 1368 dopo essersi definito "peregrinus ubique", a partire dall'8 maggio, grazie alla mega mostra in fase di allestimento ai Musei Civici (sarà poi aperta sino al 31 luglio), organizzata dal Comune per ricordare i settecento anni della nascita dell'artista aretino. La rassegna più completa mai organizzata sul petrarchismo fa seguito ad un'iniziativa di proporzioni ben più contenute che si era tenuta ad Avignone alla fine dell'inverno scorso. "Petrarca e il suo tempo" è il titolo dell'esposizione che si propone appunto di mettere in luce l'opera del Poeta, ma anche di evidenziare com'era la vita nella città del Santo ai tempi della famiglia da Carrara, per la quale l'Autore svolse incarichi pubblici, tanto che la sua abitazione divenne per gli intellettuali di allora una meta obbligata. Sulle tracce di una presenza divenuta quasi un simbolo, Padova organizza una grande vetrina, che fa riemergere la memoria del Poeta, della sua attività, delle sue relazioni.
Lo straordinario valore dell'esposizione è racchiuso in una sigla: MS LAT VAT 3196. Un linguaggio cifrato apparentemente misterioso, ma che in realtà si riferisce al pezzo più prestigioso (si sposta addirittura con tanto di scorta armata) che si potrà ammirare: un manoscritto prestato in via eccezionale dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che rappresenta probabilmente il codice più prezioso della lirica italiana perché contiene 20 carte autografe del Petrarca, scritte in tempi diversi (a partire dal 1336), fra cui ci sono anche appunti e correzioni, indicazioni relative al tempo necessario per il componimento dei versi. Tutte informazioni che sono state fondamentali per ricostruire come è nata l'elaborazione dei suoi testi e in particolare del Canzoniere, capolavoro a cui si dedicò fino alla morte avvenuta nel 1374 ad Arquà. A fianco di questo cimelio d'eccezione ci sarà anche il fax simile del MS VAT LAT 3195, un secondo manoscritto anastatico che si riferisce invece al "Rerum vulgarium fragmenta", il titolo voluto da Petrarca per il Canzoniere.
Il visitatore avrà un primo impatto con queste due testimonianze della nostra letteratura, ma poi negli ex spazi del Bottacin potrà seguire le varie sezioni, suddivise storicamente e scientificamente in otto sale, grazie al lavoro imponente effettuato da un apposito Comitato di cui fanno parte studiosi, letterati e storici di fama internazionale. In una sorta di "gabbia" con le teche sospese sul muro si vedranno innanzitutto due codici e poi via si snoderà il resto del percorso che propone complessivamente 170 opere, raffinatissime, alcune delle quali sono arrivate dalla Biblioteca Nazionale di Parigi, dalla Marciana di Venezia, dal Victoria e Albert Museum di Londra, oltre ad altre autorevoli raccolte italiane e straniere. Alcune d'aspetto preziosissimo, illustrate e miniate in modo meraviglioso, altre da osservare più da vicino, per notarvi la mano dell'autore stesso, dei suoi collaboratori, dei suoi allievi, dei suoi epigoni o di chi, in epoca successiva, contribuì a diffonderne la fama.
Ogni ambiente avrà una parte didascalica. In tutte le stanze domineranno le tonalità del blu e del giallo: quest'ultimo è stato scelto per sottolineare gli elementi più validi e far sì che restino bene impressi nella memoria. È stato proprio il sindaco Giustina Destro, promotrice della mostra, a suggerire agli organizzatori di allestire un insieme che richiamasse sì a un momento della storia e della cultura padovana, ma che lasciasse nel contempo un ricordo indelebile nel visitatore. "Dev'essere piacevole agli occhi", aveva indicato il primo cittadino. E così sarà. In questo senso un contributo di rilievo verrà dato dai testi miniati, ma tale aspetto si potrà cogliere pure da altre opere di pittori, incisori e artigiani delle cosiddette "arti minori", in cui si leggerà l'eco delle emozioni e delle meditazioni del Poeta. Uno spazio rilevante sarà dedicato ai "Trionfi", il poema allegorico in terzine a cui l'Autore lavorò fino all'ultimo, con le immagini giunte dalla Galleria degli Uffizi di Firenze: sei cassoni di dimensioni diverse, legati tra loro in modo da formare un cammino ascendente nel quale l'Amore è vinto dalla Pudicizia, La Pudicizia dalla Morte, la Morte dalla Fama, la Fama dal Tempo e il tempo dall'Eternità.
E infine la musica, che dal Trecento al Novecento divenne la sede privilegiata in cui gli autori più diversi scelsero di far rivivere un messaggio perennemente "moderno". Proprio come Petrarca, considerato appunto un prototipo dell'uomo moderno, per il suo continuo dibattersi "nell'accidia", l'incapacità di risolvere i propri problemi esistenziali.