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Francesco Petrarca: il programma delle manifestazioni petrarchesche

Padova, 13 aprile 2004. A Padova non ci sarà soltanto la mostra ai Musei Civici, ma anche un itinerario che si snoda attraverso i luoghi legati al ricordo di Francesco Petrarca, dislocati sia in città che in provincia. Prima tappa la Chiesa degli Eremitani: alle pareti sono presenti i monumenti funebri, provenienti dalla chiesa di Sant'Agostino, di Ubertino e Jacopo da Carrara; sotto quest'ultimo sarcofago è posta un'iscrizione con sedici versi latini dedicati dal Poeta appunto all'amico Jacopo. Si passa poi a Palazzo della Ragione che ospita due rilievi raffiguranti Tito Livio nel suo studio: l'omaggio a questo testimone della "patavinitas" si deve proprio al Petrarca. La sosta successiva è a poca distanza: la Tomba di Antenore e di Lovato dei Lovati (che aveva rinvenuto le sue spoglie), influenzarono il Poeta aretino che vide qui l'interesse per lo studio dell'antico. Poi, nella sala dei Giganti situata nella zona del Duomo, si può ammirare un affresco (attribuito ad Altichiero) che rappresenta il Petrarca nel suo studio. Nel Battistero del Duomo, affrescato da Giusto de' Menabuoi, invece, c'è un'opera intitolata il "Miracolo del paralitico", dipinta sulla parete meridionale: ebbene tra i personaggi che assistono allo straordinario evento ci sarebbe anche l'autore del Canzoniere, il quale fu canonico della Cattedrale stessa. Si passa quindi al Museo Diocesano, situato all'interno del palazzo vescovile: anche in questo luogo è custodito un brandello di affresco che propone il Petrarca, staccato nel 1552 dalla casa canonicale. Su invito di Jacopo da Carrara, signore di Padova, Francesco abitò per un periodo in via Dietro Duomo 28, in una casa ancora esistente che si può osservare da fuori, all'interno della quale accolse personaggi illustri, tra cui Giovanni Boccaccio. Altra sosta merita il complesso conventuale di Sant'Antonio dove, il 14 febbraio 1350 il Poeta assistette alla riesumazione del corpo del Santo; qui i pittori più famosi furono chiamati a lavorare e Altichiero da Zevio ritrasse l'amico poeta sia sulla parete orientale della cappella di San Giacomo, sia nell'Oratorio di San Giorgio. Infine ultima fermata ad Arquà, sui Colli Euganei, dove Petrarca si trasferì in un'abitazione che aveva fatto ristrutturare e che oggi si può vedere esattamente com'era un tempo.

Queste le sezioni in cui è suddivisa la mostra: l'apertura con i preziosi codici provenienti dalla Biblioteca Vaticana; "I Carraresi e l'ambiente padovano"; "La cultura in Padova al tempo del Petrarca; "Patavinitas classica"; "Fortleben: la tradizione manoscritta da Padova all'Europa e il ruolo degli studenti tedeschi all'Università"; la tradizione iconografica dei "Trionfi"; "Petrarchismo e petrarchisti".

Francesco Petrarca probabilmente la definirebbe oggi un "Trionfo". Una sintesi elegante della sua vita e delle sue opere. Del suo mondo letterario e anche del suo intimo, dai quali sono arrivati fino a noi, inalterati nel tempo e più che mai attuali, il senso della caducità e la voglia di recuperare il passato. In fondo, solo l'esperienza tende a darci la perfezione assoluta.

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