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2002: anno internazionale della montagna dedicato dall'Onu ai monti, coincide anche con i 140 anni della fondazione del Cai, Club alpino italiano

Cenni introduttivi sull'Anno internazionale della Montagna, sulle origini del CAI e del "Rifugio"risalente al 1785 con la Capanna Vincent costruita sul versante meridionale del Monte Rosa quale punto di appoggio per lo sfruttamento delle adiacenti miniere d'oro.

PREMESSA. Le zone montuose rappresentano più di un quinto delle terre emerse e ospitano circa il 10 per cento della popolazione mondiale. In Italia è classificato come «montuoso» il 54 per cento del territorio,  sul quale vive quasi il 20 per cento della popolazione. Percentuali tutt'altro che insignificanti, se si considera la «marginalità» (intesa in senso letterale di «territorio posto ai confini»). Per queste ragioni l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel novembre '98 ha proclamato il 2002 quale "Anno internazionale delle montagne (AIM)", accogliendo le indicazioni emerse dal documento "Agenda 21" redatto in occasione della conferenza di Rio de Janeiro sull'ambiente del 1992 e sottoscritto da 181 nazioni, e affidando alla FAO il ruolo di agenzia leader per la realizzazione del progetto. La scelta del 2002 poi, è coincisa per quanto riguarda l'Italia con il 140º anniversario della fondazione del CAI, Club Alpino Italiano.

IL TRUST FUND - Sono state decine le iniziative e gli eventi solo in Italia promossi in occasione dell'AIM. Tra quelli internazionali, ai quali l'Italia ha partecipato da protagonista, il progetto dedicato alle donne che vivono nelle zone di montagna e il Trust Fund, fondo di finanziamento per lo sviluppo sostenibile per le montagne anche negli Stati più poveri. Le nazioni cui il progetto è destinato sono: Madagascar, Etiopia, Guinea, Kenya, Lesotho, Marocco, Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador, Guatemala, Messico, Perù, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal, Bhutan, Birmania, Vietnam, Corea del nord, Laos, Indonesia, Papua-Nuova Guinea, Armenia, Azerbaigian, Georgia, Kirghizistan, Iran e Tagikistan.

I 140 ANNI DEL CAI - L'anima italiana della montagna da 140 anni è rappresentata dal CAI, il Club Alpino Italiano. Nato da un'idea di Quintino Sella, futuro ministro delle Finanze del Regno, il CAI con il tempo è passato da un ristretto club di gentiluomini con l'hobby della montagna a un'associazione di massa con 308 mila iscritti a livello nazionale che gestisce ben 75 mila chilometri di sentieri e 765 tra rifugi e bivacchi sparsi su tutto l'arco alpino e appenninico. La filosofia rimane però quella iniziale: rispetto profondo per l'ambiente, la montagna e le popolazioni che vi abitano, e la possibilità di accedervi che deve restare libera per tutti a seconda delle proprie capacità. Ecco quindi  l'eccellenza dei corsi di alpinismo e arrampicata e l'importanza del soccorso alpino, tra le molte iniziative del Cai. Senza dimenticare le grandi spedizioni sportive, la più famosa delle quali resta quella della conquista del K2 nel 1954.APPELLO AI GIOVANI - Dal Parco delle Foreste Casentinesi, dove si sono svolte le celebrazioni per il 140° anniversario, il presidente generale del CAI, Gabriele Bianchi ha lanciato un appello ai giovani: «Il Club alpino italiano chiede ai giovani un impegno straordinario in questo 2002 che l'ONU ha proclamato Anno delle montagne». All'appello si è unito anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini che, in un suo messaggio diramato dalle agenzie stampa, ha augurato al CAI che «la passione sincera che dimostrate, unita alla grande tradizione del Club, potranno sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto dell'equilibrio ambientale, alla passione per gli sport alpinistici, alla scoperta di tanti straordinari angoli di natura del nostro Paese».

La storia del Rifugio

"Rifugio" è una parola ormai entrata nel vocabolario di alpinisti ed escursionisti, e quando si usufruisce di queste strutture raramente ci si sofferma a pensare a quello che poteva essere il significato originario di queste costruzioni, ed a quello che può essere il loro significato attuale. L'origine del Rifugio in montagna è fatta generalmente risalire al 1785 con la Capanna Vincent costruita sul versante meridionale del Monte Rosa quale punto di appoggio per lo sfruttamento delle adiacenti miniere d'oro, seguita nel 1851 da un ricovero al Colle Indren adibito ad osservazioni scientifiche.Come si vede, le radici più profonde della parola "rifugio" affondano in un contesto culturale ben diverso da quello attuale: quello economico, degli scambi commerciali e delle spedizioni militari, e pure quello religioso, di pellegrinaggio ai grandi Santuari, che fece sorgere sui più importanti Passi i primi "hospitia" ad opera dei monaci, come quelli del Sempione, del Gottardo e del Gran San Bernardo. Nel 1852 al Colle del Teodulo, sui resti di vecchie fortificazioni del 1688 e della capanna iniziata nel 1789 e terminata nel 1792 da Horace Bénédìct de Saussure per i suoi studi, viene costruito un modesto locale in pietra che dopo numerosi interventi e passaggi di proprietà viene acquisito nel 1891 dalla Sezione di Torino del Club Alpino Italiano per l'erezione di un rifugio: l'attuale Teodulo a quota 3317. Seguono nell'arco di un decennio, l'Alpetto al Monviso nel 1866 (200 lire il suo costo globale!), la Balma della Cravatta al Pic Tyndall sul Cervino a m 4134 a cura del CAI e delle guide di Valtournenche nel 1867, mentre nel 1875 in rapida successione vengono inaugurate le Capanne delle Aiguilles Grises sul Monte Bianco (oggi Q. Sella), Linty sul versante sud del Monte Rosa (abbandonata nel 1888) e Regina Margherita al Colle del Gigante sull'area attualmente occupata dai rifugi Torino. Nel 1876 per iniziativa della Sezione di Varallo del CAI viene costruita la Capanna Gnifetti a ricordo di un grande estimatore del Monte Rosa. Si tratta di un locale in legno interamente catramato all'esterno in grado di ospitare 6 persone. Nello stesso anno la Sezione di Aosta provvede alla costruzione della Capanna Carrel a pochi metri dalla vetta del Grand Tournalin salito per la prima volta da E Whymper e J.A. Carrel nel 1863. All'entusiasmo dei soci della Sezione di Agordo è da ascrivere il merito nel 1877 del primo rifugio sulle Dolomiti, scavato nella roccia per agevolare la salita alla Marmolada (all'opera collaborano P. Grohmann e la SAT). Nello stesso anno per inizìá1iva della Sezione di Aosta viene eretto poco sotto la vetta della Becca di Nona il rifugio Budden, abbandonato verso il 1900 dopo alcuni lavori di restauro. Negli anni successivi molte Sezioni del CAI, con uomini di grande capacità ed entusiasmo, provvedono alla costruzione di nuovi rifugi in grado di facilitare ascensioni, traversate e superamento di colli elevati. All'inizio di questo secolo sono ormai un centinaio, mentre nel 1922 compare sulle Alpi Occidentali il bivacco fisso, tipo di rifugio dalle caratteristiche specifiche. Esso viene ubicato nelle zone più alte dalle quali si possono iniziare ascensioni impegnative. I primi bivacchi erano costruiti in pietra e legno. Successivamente alle pietre sono state preferite pareti semiprefabbricate, in metallo rivestite in legno o materiali pressati, assemblate sul posto, oppure trasportati già completi con l'elicottero. Oggi, grazie alle possibilità offerte dallo sviluppo della tecnica e date le mutate esigenze dei fruitori della montagna, i Rifugi Alpini tendono sempre più a diventare dei veri e propri alberghetti di montagna. Anche il rapporto con il Gestore tende ad evolversi in funzione di queste esigenze, e a diventare forse più "professionale". La rete di Rifugi e punti d'appoggio che si è sviluppata è, nelle regioni alpine, più che soddisfacente per l'alpinista e l'escursionista (tanto che il CAI valuta oggi con molta attenzione i progetti di costruzione di nuove strutture, privilegiando semmai il recupero e la ristrutturazione di quelle già esistenti), mentre nel resto d'Italia ancora attende di essere sempre più organizzata e definita. Anche se oggi non si vedono più salire i rifornimenti a dorso di mulo, come ai tempi eroico-romantici Ottocenteschi, ma con mezzi ben più moderni quali per esempio l'elicottero, talvolta affiora ancora l'originaria filosofia del Rifugio, più spesso in quelle strutture che presentano maggiori difficoltà di accesso e ridotta frequentazione, e quello strano sapore che rimane dopo avervi passato una serata, vicino a persone sconosciute ma amiche.

 


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