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Bologna: collezione di strumenti, ritratti, spartiti unica in Europa al Museo internazionale e Biblioteca della musica

 Bologna, 12 maggio 2004. Con l'inaugurazione del Museo internazionale e Biblioteca della musica, che non ha pari in Europa per conservazione, tutela, valorizzazione di un patrimonio artistico di sei secoli di storia, Bologna intende fregiarsi del titolo di capitale della cultura musicale. Un museo vivo con un'ambiziosa missione, come recita lo slogan «dove la musica si guarda, si legge, si ascolta e si impara», accolto da oggi nel suggestivo palazzo Aldini Sanguinetti donato da Eleonora Sanguinetti.

Bologna, dunque, città con la vocazione di trasmettere un'eredità culturale a custodia e salvezza della nostra identità. Fulcro e anima delle collezioni raccolte è Padre Giambattista Martini (1706-1784), geniale filantropo francescano, autore della prima storia della musica, maestro di contrappunto (ebbe fra i suoi allievi persino Mozart), che nel corso della sua vita raccolse da ogni parte d'Italia e d'Europa preziosissimi libri, trattati, partiture, lettere.

La sua collezione imponente e inusuale, circa 60 mila unità, la più ricca al mondo a documentare la tipografia musicale, si è via via arricchita negli anni, anche di una degna quadreria dedicata ai ritratti di musicisti antichi e del suo tempo. Pezzi rari e originali che nel nuovo museo si integrano a strumenti d'epoca, libri e altro provenienti dal Civico museo bibliografico musicale. Due le sale dedicate a padre Martini e ai suoi amici, a cominciare da Mozart, di cui è esposto un ritratto giovanile e il suo compito (1770) scritto per essere ammesso all'Accademia filarmonica di Bologna con accanto la revisione del maestro, quindi Gluck di cui figura la partitura autografa dell' Alceste e Johann Christian Bach, ultimo figlio maschio di Bach, ritratto da Gainsborough.

 

 

Nella sala delle feste, il primo libro di musica, unico al mondo, uscito dalla bottega veneziana di Ottaviano Petrucci (1501). Carlo Broschi detto Farinelli, il famosissimo castrato, ritratto da Giaquinto, campeggia nella sala dedicata al '700. Rossini e le melodie dell'800 sono decantate nella sala dominata da un pianoforte Pleyel attribuito al compositore di Pesaro, di cui sono persino esposti una vestaglia etnica e una frivola parrucca. Importanti e inusuali gli strumenti, dal clavicembalo del 1606 al raro esemplare di oboe baritono «Heckelphon». In una piccola, ma non meno preziosa sala, Giuseppe Martucci (ritratto da De Sanctis), che diresse il Liceo musicale di Bologna ed ebbe come allievo Ottorino Respighi.

 

Integrata al Museo, la Biblioteca con oltre 110 mila reperti. Ma solo dal prossimo autunno, in attesa di una convenzione integrativa con il Conservatorio, dove sono tuttora conservati in spazi angusti e con limitati orari di consultazione. Il museo ha tre ampie sale di lettura, una con postazioni multimediali. «Questo museo - avverte Bianconi, che fa parte con Paolo Isotta del Comitato scientifico - nasce per svelare e rendere fruibile un grande patrimonio al maggior numero di persone». «È un museo per vivere la musica, un centro di innovazione - spiega Marina Deserti, assessore alla Cultura e alfiere del progetto -. Pensiamo anche al futuro, a creare il nuovo pubblico dei concerti aprendoci alle scuole, per far crescere i bambini fra le note».

 

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