
Articolo di: Jeanne Belhumeur
Pubblicato il: 17.11.2003
In breve:
Una fauna cosmopolita e squattrinata vive fra Montmartre e Montparnasse. Alcuni curiosi clochards si chiamano Picasso, Munch, Brancusi, Modigliani, Chagall, Delaunay. Tutti avrebbero potuto
Jacques Derrida è uno dei più significativi filosofi contemporanei. Il suo pensiero assedia il lettore, presentandogli i più diversi punti di vista e lo disorienta provocandogli una sorta di vertigine.
Retrospettiva a Marsiglia: un'ottantina di dipinti e circa 200 disegni di Auguste Chabaud al Museo Cantini. Vecchia Parigi, di giorno e di notte
Parigi, inizio del XX secolo: una fauna cosmopolita e squattrinata vive fra Montmartre e Montparnasse. Alcuni curiosi clochards si chiamano Picasso, Munch, Brancusi, Modigliani, Chagall, Delaunay. Tutti avrebbero potuto sottoscrivere questa frase: «Soffro di essere solo e ho paura di essere in due». Ma chi l'ha scritta, per timidezza e selvatichezza provinciali, ha vissuto ai margini anche di quella corte dei miracoli meravigliosa che, nel confronto e nell'incontro quotidiani in mansarde e atelier di fortuna, ha rivoluzionato l'arte moderna.
Auguste Chabaud (1882-1955), infatti, ha vissuto una sua stagione parigina assai triste e isolata, malgrado la partecipazione al Salon des Indépendants del 1907 e sporadici rapporti col gruppo di Matisse e Derain, prima di ritirarsi nella Provenza natale, dove si diede a una pittura realista e di paesaggio. Solo negli anni 50 l'artista si decise a confessare che del suo soggiorno infelice nella città tentacolare restavano dei frutti, ingenuamente ripudiati ma gelosamente conservati: circa 80 olî e 200 disegni che raccontano, in maniera ironica e desolata, la Parigi fra il 1907 e il 1912, i Lungosenna, le chiatte, le case chiuse, i locali notturni, i lucori luciferini delle prime illuminazioni elettriche. Il mondo di Toulouse-Lautrec e di Degas visto con un taglio quasi cinematografico.
Questa produzione semiclandestina e vergognosa , presentata a Marsiglia, mostra che Chabaud, più che un fauve, fu piuttosto un espressionista, qualcosa tra Beckmann e Van Dongen, e spiega la sua notorietà in Germania. I suoi ritratti di donne ( Yvette, Bella di notte ), i suoi nudi adiposi e informi ( Nudo coricato, Nudo allo specchio ), i suoi clown hanno qualcosa dei mascheroni della commedia dell'arte. La «dinamite» fauve, sui fondi neri, si accende appena nelle insegne luminose di hôtel e cabaret ( Il ballo del Moulin Rouge, Magic City ), che brillano nella notte come fuochi fatui. Grande, come Derain del resto e in genere i fauves, Chabaud si mostra nel disegno: la sua spontaneità nella semplificazione delle forme è eccezionale e fissa in segni nervosi e geometrizzanti i luoghi dei suoi vagabondaggi solitari.
Auguste Chabaud, Parigi 1907-1912, Museo Cantini, Marsiglia, sino al primo febbraio. Tel. 0033.491547775
Jacques Derrida fra i ciechi del Louvre a Parigi
Parigi, 16 novembre 2003. Jacques Derrida è uno dei più significativi filosofi contemporanei. Il suo pensiero assedia il lettore, presentandogli i più diversi punti di vista e lo disorienta provocandogli una sorta di vertigine. E' quella che chiama una «disseminazione». Nel pulviscolo di percezioni, immagini, suoni e ricordi, la mente non fissa chiare visioni unitarie, ma brancola nel buio come fanno i ciechi. E anche gli artisti quando disegnano guidati da una forza misteriosa. Spostando l'attenzione verso l'udito e il tatto, la perdita della vista è compensata da una illuminazione interiore . Da qui, lo spunto per una mostra che il maître à penser francese (foto accanto) realizza nel 1990 utilizzando la collezione del Louvre.
Ne nasce anche uno scritto "Memorie di cieco" a cura di Federico Ferrari, Abscondita, 175 pagine, 18, in libreria fra qualche giorno che è un'appassionata rassegna delle grandi figure di non vedenti della tradizione storico-pittorica (che tastano intorno tendendo l'orecchio). Un'autobiografia intellettuale, un'indagine attenta anche a Omero, Milton, Borges e Joyce che attraversano il buio dei loro occhi con le parole.
Sempre a Parigi
"Confucio all'alba dell'umanesimo cinese", Musée national des arts asiatiques - Guimet, sino al 29/2. Tel. 00331/56525345. Sculture e dipinti, bronzi rituali, stele e ceramiche dai musei della provincia di Shandong.