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Berlusconi è tornato: "la sinistra dice bugie". "Se i prezzi sono aumentati è colpa dell'euro"

     Maurizio Galimberti

E sulla scuola arriva la difesa della riforma Moratti

Roma, 24 gennaio 2004. - In silenzio per venti giorni nei quali, dice, "mi sono preso cura di me", Silvio Berlusconi mostra di voler tornare subito alla battaglia politica. Scuola, euro e rincari, bugie della sinistra, verifica. Uno dopo l'altro ecco gli affondi del premier alla fine del primo consiglio dei ministri del dopo-lifting.

Se i prezzi sono aumentati la colpa è dell'euro, checché ne dica Prodi. "Disse che quanto affermavo io era una menzogna. Ma questo è sotto gli occhi di tutti ed è una verità". Per il premier l'adozione della nuova valuta "è avvenuta senza adeguati studi e senza trattative" poi i guai sono venuti perché "siamo in un mercato libero e se con la grande distribuzione abbiamo interloquito convincendoli a tradurre i prezzi da lire in euro con il computer (e quindi senza arrotondamenti), la piccola distribuzione ha invece ritenuto di semplificare prendendo l'euro come entità di base non facendo ricorso ai centesimi". Una strada che "ha portato a considerare il valore di un euro alla pari delle vecchie mille lire. E questa - ha ribadito - non è una menzogna".

"Vergogna - attacca Berlusconi -. La sinistra ha messo in mano a bambini di 5 o 6 anni cartelli non scritti da loro e con affermazioni false". L'affondo è riservato alla manifestazione di sabato scorso per la difesa del tempo pieno e contro la riforma Moratti. Una riforma che Berlusconi ha sostenuto personalmente fin dall'inizio, presenziando anche alle conferenza stampa ufficiali del ministro. E ora, con il primo dei decreti attuativi (materne ed elementari) approvato dal Consiglio dei ministri, Berlusconi attacca l'opposizione soprattutto sul tempo pieno: "Ho sentito un coro dalla strada che diceva "giù le mani dal tempo pieno". È l'esempio di come la sinistra sia veramente capace di dire bugie e propagandarle come verità. È una campagna che va avanti da alcuni mesi. La verità è che una campagna fondata su una totale assoluta bugia".

Il problema - accusa Berlusconi- è che "l'informazione che si dice indipendente scrive che il governo vuole abolire il tempo pieno e dedica ad una manifestazione con meno di 10.000 persone, 9 volte lo spazio dedicato al realizzarsi della nostra riforma della scuola, la prima grande riforma dai tempi della riforma Gentile, una rivoluzione silenziosa che permetterà ai nostri figli di avere dalla scuola gli strumenti per realizzarsi nel mondo del lavoro". Ma tutto questo «non ha avuto una pagina, sui giornali, un reportage, un approfondimento. E invece si sono fatti servizi e filmati su una manifestazione fondata sulla menzogna e l'inganno. Lascio a voi decidere se questa è informatjia o disinformatjia: per me è assolutamente disinformatjia"

Per Berlusconi i meriti del governo sono misconosciuti. Quindi, dice, "permetteteci di dirci da soli le cose che non ci vengono dette". E allora, "faccio come mia zia Marina, che non aveva fatto la dieta dimagrante ma che ho pizzicato davanti allo specchio, con un bellissimo vestito, a dirsi, in milanese, "Marina come sei bella, Marina come sei bella". Al che - racconta il presidente del consiglio - "gli dico: 'Ma zia, te lo dici da sola?' ". Risposta, sempre in milanese: 'Per forza, non me lo dice nessuno...' ".

Ora però c'è da finire la legislatura, nonostante i mal di pancia della maggioranza. "Non ho certo i poteri di Aznar e Blair. E questa è una debolezza del sistema - dice Berlusconi - È un miracolo che con l'attuale situazione si possa arrivare alla fine della legislatura. Non posso decidere come facevo in qualità di capo della mia azienda dalla sera alla mattina, perché sto in una coalizione e il lavoro all'interno del governo richiede mediazione, non si possono mandare avanti le riforme se non c'è accordo: il presidente del consiglio di solito lo trova, quindi s'incarica con pazienza di trovarlo". Chiude sottolineando che i numeri, comunque, non mentono e hanno un loro peso: "Forza Italia all'interno della coalizione vale il 60 per cento, perché ha ottenuto il 29,8 per cento dei voti, mentre altri il 12 per cento, il 3,9 per cento o il 3,2 per cento, eppure hanno pari dignità nella coalizione".


Maurizio Galimberti   Maurizio Galimberti

Forza Italia cambia, più voti in provincia di Renato Mannheimer

SONDAGGI

La vittoria di Forza Italia nel 1994 è stata definita da molti come una svolta epocale nella politica italiana, una sorta di rivoluzione. In effetti, la "discesa in campo" di Berlusconi segnò alcuni importanti mutamenti nella cultura e nella pratica politiche del Paese. Il successo del Cavaliere fu determinato da una molteplicità di fattori, tra i quali ebbe particolare importanza l'individuazione, assai prima dei leader politici tradizionali, del profondo mutamento intervenuto nelle logiche alla base delle motivazioni di voto dei cittadini. Dopo decenni di scelte basate sulle appartenenze ideologiche e di partito, il "mercato elettorale" era divenuto più fluido, con una forte mobilità potenziale e sensibile quindi alla comunicazione. La conseguenza più visibile fu l'adozione di tecniche comunicative adeguate, con l'impiego, anche nell'arena politica, di concetti e linguaggi semplici (sull'onda, in buona misura, di quanto già proposto da Bossi negli anni precedenti) che contrastavano palesemente con i complicati enunciati politici tradizionali.

Tutto ciò ricalcava molti approcci del marketing già impiegato per i prodotti di largo consumo. Berlusconi che, per motivi professionali, aveva consuetudine della "cultura" del marketing intuì l'opportunità e la potenzialità della loro applicazione alla competizione politica. Utilizzando, ad esempio, ricerche e sondaggi socio- motivazionali, "profilazioni" e altre tecniche che, nello stesso periodo, altri leader tradizionali rifiutavano talvolta sdegnosamente.

Ancora oggi, il modello berlusconiano di acquisizione dei consensi viene applicato con successo. Tanto da venire, con maggiore o minore fortuna, spesso "copiato" da altre forze politiche, comprese a quelle dell'opposizione, che promuovono oggi ricerche e sondaggi, si sottopongono a corsi di marketing e di public speaking, ecc.

Dopo dieci anni, le caratteristiche socio- economiche del "pubblico" più sensibile al messaggio e alle tecniche comunicative di Forza Italia sono relativamente simili, pur con qualche differenza significativa. L'accurata analisi, condotta da Roberto Biorcio all'Università di Milano Bicocca, conferma, ad esempio, la maggiore presenza femminile nell'elettorato di Forza Italia rispetto al complesso della popolazione, con una attenuazione, però, della differenziazione quantitativa tra i due generi. Viceversa, si accresce la disomogeneità per classi di età, con una maggiore presenza di anziani e, di conseguenza, un minor successo tra i giovani. Anche a causa di questa polarizzazione di età si è accentuato in questi dieci anni il connotato che più caratterizza l'elettorato azzurro: la presenza maggiore di elettori con titoli di studio medio- bassi (che si trovano più frequentemente tra i meno giovani) e un minor successo tra diplomati e, specialmente, tra i laureati.

Ancora, rispetto a dieci anni fa, i dati sembrano mostrare un più intenso consenso nei centri più piccoli e qualche difficoltà in quelli maggiori.Ma la modificazione più rilevante, rispetto al passato, sta nella distribuzione delle autocollocazioni sul continuum sinistra - destra. Con una forte accentuazione della componente di destra tout-court. Buona parte di queste differenze è tuttavia ascrivibile agli ultimi tre anni, a partire dalle elezioni del 2001. Rispetto ad allora, stando ai sondaggi, il seguito di Forza Italia sembrerebbe aver subìto una forte diminuzione: dal 29 per cento al 22- 23 per cento. Ciò che potrebbe suggerire come la capacità di Berlusconi nell'attrarre consensi non possa sopperire alle (inevitabili) difficoltà nel mettere in pratica ciò che si è promesso durante la campagna elettorale, specie se si è costretti ad agire in un governo di coalizione.

Proprio questo, però, indica come non sia detto che la attuale debolezza di Forza Italia, in termini di consensi, si riproduca in una competizione elettorale. Il partito gode infatti di un amplissimo "mercato potenziale", formato da chi, pur non avendo deciso di votarlo, lo  "prende in considerazione". Si tratta di un segmento pari a circa il 20 per cento dell'elettorato, composto perlopiù da "delusi" del governo Berlusconi, pur avendolo votato nel 2001. Solo il 40 per cento dei votanti per Forza Italia alle ultime politiche lo riconferma oggi.


 Franco Fontana fotografato da Maurizio Galimberti  Franco Fontana  

Ma pochi dei "delusi" sono passati alla coalizione opposta.

Più di un terzo (36 per cento) si dichiara indeciso e un altro 12 per cento afferma di preferire oggi An. Ciò che indica il ruolo decisivo della campagna elettorale. Che ha comportato in passato una diminuzione dei consensi che venivano attribuiti ad An nei sondaggi e che nel voto "vero" sono passati a Forza Italia. Proprio nell'ambito della campagna elettorale, Berlusconi sa dare il massimo di se stesso ed è in quel momento che esercita la sua capacità di persuasione nei confronti di indecisi e "delusi".

Ma nessuna comunicazione, per quanto accurata, può essere efficace se non porta dei contenuti reali. Che, nel caso di Forza Italia, ruotano attorno a un tema, pressantemente richiesto dal suo elettorato, oggi come nel 2001 e nel 1994: la diminuzione delle tasse. Se Berlusconi riuscirà nei mesi di governo restanti ad adempiere a questo impegno assunto nel 2001, potrà con grande probabilità riconquistare i voti dei tanti "delusi" di Forza Italia.


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Segue: Lifting berlusconiano: si ringiovanisce come fanno i grandi divi. «Ho soltanto fatto un tagliando Ma non ho smesso di lavorare"

Prima e dopo il «tagliando»

16 ottobre 2003 - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la riunione intergovernativa del Consiglio europeo per la costituzione Ue (Liverani) 22 gennaio 2004 - Silvio Berlusconi così come è apparso ai giornalisti e alle telecamere dopo quasi un mese di assenza dalla scena pubblica (Ansa)

VISTO DA UN CHIRURGO PLASTICO

"Collo fresco, mandibola definita. Non bastano le creme» «Berlusconi deve aver fatto il lifting e la blefaroplastica inferiore, cioè ha tolto le borse sotto gli occhi. Sono interventi che gli uomini fanno sempre più spesso". Paolo Santanché, chirurgo plastico, guarda in tv le immagini del presidente del Consiglio e fa la sua «diagnosi».

Da che cosa lo capisce? "Se l'intervento è fatto bene, come in questo caso, il viso è naturale e l'occhio inesperto non lo nota. Ma ricordo com'era Berlusconi prima. Aveva un marcato rilassamento della pelle del collo. Ora il collo è fresco, la linea della mandibola ben definita, il volto ha un'aria fresca".

Lifting, dunque? "Non c'è nessun altro modo per ottenere simili risultati. Non esistono creme che facciano tornare il collo fresco e giovane. Il rilassamento cutaneo crea pieghe che danno ombre al viso, con un effetto di appesantimento. Ricreando il tono cutaneo, invece, la pelle si distende e riflette la luce in modo diverso. Anche la borse creano un'ombra, che dà aria stanca. Eliminando l'eccesso di grasso che gonfia la palpebra inferiore, questa stanchezza cronica sparisce".

E le cicatrici? "La blefaroplastica può essere fatta senza cicatrici, per via congiuntivale. Nel lifting le cicatrici restano invece nascoste fra i capelli sopra la tempia, all'interno e dietro l'orecchio. E non occorre avere molti capelli per camuffarle".


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Politica ed estetica: chirurghi, smentite e rivendicazioni. Giallo sul lifting di Berlusconi. I medici del Cavaliere e le voci sulla partecipazione di una équipe venuta dagli Usa

Milano, 19 gennaio 2004. L'argomento è il più dibattuto lifting della Repubblica, quello voluto e subìto da Silvio Berlusconi, intervento a proposito del quale non c'è più bisogno di aggiungere l'aggettivo «presunto», giacché ben due illustri specialisti l'han confermato: prima il medico di fiducia Umberto Scapagnini e, l'altro giorno, il chirurgo estetico Angelo Villa che anzi ne ha pure rivendicato il merito. Senonché, pare che tra i camici bianchi intenti a spianare, ridurre, snellire il Cavaliere, Villa non ci fosse. L'autoattribuzione del merito di un intervento chirurgico finora avvolto nelle nebbie del virtuale è avvenuta attraverso intervista. Senonché «negli ambienti che Silvio Berlusconi a Bruxelles sanno» si sussurra che altra équipe di chirurghi, per di più americani, sia intervenuta. A distanza di poche ore, l'intervista in cui Villa annunciava: «Sì, sono stato io a fare il lifting a Berlusconi», è stata smentita dal chirurgo con poche e imbarazzate righe, seguite a ruota dalla conferma dell'intervistatrice.

Un giallo alla Fruttero & Lucentini, uno di quei racconti metropolitani sospesi tra mistero e soap opera. Aperto il dibattito sulla blefaroplastica del presidente del Consiglio italiano, e se sia stata solo blefaroplastica o se invece si sia trattato di intervento ben più complesso, ringiovanente, asciugante e se fosse proprio il caso di farlo ora, con tutto quel che c'è da pensare. Misteriosa, del resto, era apparsa anche l'autodissolvenza di Berlusconi in Sardegna.

Il giallo, o la leggenda, continua. Son passati dieci anni da quando l'Italia perdeva tempo dietro a un altro thriller, quello della calza di nylon che, avvolgendo la telecamera, avrebbe addolcito i tratti del Silvio Berlusconi ai primi passi in politica. Son passati dieci anni, e il Cavaliere riesce ancora a far parlare delle sue rughe.


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Berlusconi, il ritorno del Grande Assente. Dal "lifting" al gelo con gli alleati. Fede rassicura: sta bene

Roma, 16 gennaio 2004.  «Non capisco il perché di tutta questa agitazione: il premier sarà in Consiglio dei ministri, naturalmente». Al cellulare Paolo Bonaiuti, il sempre rassicurante sottosegretario di palazzo Chigi, fa sapere che stamattina Silvio Berlusconi presiederà la riunione del governo. E onde evitare ulteriori telefonate, dubbi e versioni su questa lunga assenza del Cavaliere, affida a un'agenzia la notizia del ritorno del premier. Il quale premier, la settimana scorsa, aveva invece disertato il Consiglio dei ministri. Sorprendendo il titolare della Farnesina Franco Frattini, convinto di incontrarlo perché doveva parlargli di un problema. Ma poi il ministro degli Esteri se n'era fatta una ragione: «Credo che il presidente non voglia vedere Fini e Bossi», aveva spiegato a un amico dopo la riunione. Ventuno giorni lontano da Roma: dal 23 dicembre al 13 gennaio, giorno in cui nel giro di poco più di quattordici ore ha visto tutti gli alleati di governo nella casa-ufficio di via del Plebiscito per poi ripartire (alle due di notte, dicono) alla volta di Porto Rotondo.

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