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Newsletter n. 14 - 3 luglio 2004 di Beppi Lamedica

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Newsletter per l'azione liberale

 

"La radicale alternativa liberale diventerà possibile se si sarà in grado di fornire ai cittadini senza potere un soggetto politico capace di immettere anche nelle istituzioni locali attivisti liberali cui questa Italia, così com'è, non piace. Altrimenti non resta che continuare ad essere al fianco dei cittadini delusi e disgustati, che sono stufi di turarsi il naso nel momento in cui dovrebbero esercitare il loro diritto di voto" (dalla mozione di Veneto liberale del 11/03/04)

 

Anno V - n. 14 - 3 luglio 2004

 

SOLDI AI PARTITI

 

COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE?: I movimenti o partiti possono (quindi, non è obbligatorio?) chiedere il finanziamento adducendo la scusa di un rimborso per le spese elettorali sostenute.

A QUANTO AMMONTA IL FINANZIAMENTO?: E' pari ad 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura invece di 4 mila lire, come previsto dalla precedente legge sottoposta a referendum nel 2000).

CHI PUO' RICHIEDERLO?: Tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1% dei consensi.

COME SI CALCOLA IL FINANZIAMENTO?: Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti.

IL MALLOPPO PER LE ELEZIONI EUROPEE: 250.038.250,00 DI EURO

 

"Se noi riportassimo i risultati del 1999, avremmo diritto a 23 milioni di euro, a poco meno di 50 miliardi di vecchie lire. Se ci assestassimo al 2%, avremmo invece circa 5 milioni di euro, 10 miliardi di vecchie lire" (Marco Pannella da IL FOGLIO del 6 maggio 2004)

 

 

ELEZIONI EUROPEE

IL FINANZIAMENTO CHE LE LISTE INCASSERANNO

 

UNITI PER L'ULIVO 77.761.895,75 euro

FORZA ITALIA 52.508.032,5 euro

ALLEANZA NAZIONALE 28.754.398,75 euro

RIFONDAZIONE COMUNISTA 15.252.333,25 euro

UDC 14.752.256,75 euro

LEGA NORD 12.501.912,5 euro

FED. DEI VERDI 6.250.956,25 euro

COMUNISTI ITALIANI 6.000.918,00 euro

LISTA EMMA BONINO 5.750.879,75 euro

DI PIETRO OCCHETTO 5.250.803,25 euro

SOCIALISTI UNITI 5.000.765,00 euro

A.P. UDEUR 3.250.497,25 euro

ALTERNATIVA SOCIALE 3.000.459,00 euro

PARTITO PENSIONATI 2.750.420,75 euro

 

 

QUATTRO ANNI DOPO

 

Sono sempre più convinto che la dèbacle dei referendum liberali e liberisti, avvenuta nella primavera del 2000, è stata una grande jattura per la modernizzazione dell'Italia: è stata un'occasione persa dal movimento riformatore. Ricordo il '99 come un anno pre-rivoluzionario. Masse di cittadini che sostenevano l'elezione a Presidente della Repubblica di una persona contro la volontà del Parlamento repubblicano. L'imprevisto ed imprevedibile successo elettorale di una lista che aveva saputo dare corpo a quel desiderio di liberalismo modernizzatore diffuso, inconsapevolmente, in molti strati della popolazione italiana. Il successo nella raccolta di firme per venti quesiti referendari liberali e liberisti che davano sostanza ad un programma per la radicale alternativa liberale al regime. L'assalto al regime partitocratico era sul punto di scattare. Alcune brecce nel muro difensivo del regime si erano aperte. Occorreva che il movimento riformatore si desse un minimo di organizzazione. Forse occorreva nell'autunno una grande convention liberale per affrontare organizzati l'appuntamento elettorale e referendario dell'anno successivo. Purtroppo la convention non si fece. E l'anno seguente, o meglio, la primavera seguente il movimento riformatore scelse di far celebrare in date diverse il referendum e la consultazione amministrativa, ben sapendo che si rischiava di non raggiungere il quorum. E gli sforzi, anziché concentrarli su pochi obiettivi, furono dispersi tra tanti, troppi obiettivi. E cosi, con il massimo sforzo si ottenne un risultato negativo. Il movimento riformatore non riuscì ad immettere nelle istituzioni regionali propri attivisti (tranne 2 piccole eccezioni) e non portò a casa alcun risultato sui referendum che il regime decise di far celebrare.

 

Oggi a quattro anni di distanza la separazione delle carriere dei magistrati e la riforma della legge elettorale sono al centro della lotta politica. Se il movimento riformatore avesse saputo cogliere l'occasione creata nel corso del '99, oggi non ci troveremmo di fronte all'assurda pretesa del centrosinistra di ergersi a difensore dell'autonomia della magistratura che sarebbe minacciata dalla proposta del centrodestra di separare le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri. La pretesa è assurda perché il centrodestra non sta operando alcuna riforma per la separazione delle carriere, semmai sta operando una confusa riforma della separazione delle funzioni.

 

Ancora. Se il movimento riformatore non si fosse fatto scippare l'occasione creata nel '99 non ci troveremmo oggi di fronte ad un attacco al "Mattarellum" da parte dei nostalgici del proporzionale. Ossia non ci troveremmo di fronte al paradosso di un "maggioritario proporzionalizzato" ritenuto "Maggioritario" tout court. Il difetto del sistema politico italiano è la mancanza di coesione delle coalizioni di maggioranza e di opposizione. E la mancanza di coesione è conseguenza del "mattarellum" che il proporzionalismo, neanche quello tipo "tatarellum", è in grado di impedire. (bl)

 

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* CATASTROFI UMANITARIE

SUDAN OCCIDENTALE - DARFUR

di Massimo Introvigne da IL GIORNALE 30/06/04

 

Per la crisi del Darfur, "la maggiore catastrofe umanitaria del secolo" secondo Emma Bonino, ora si muove l'Italia, con una mozione approvata in Parlamento che chiede all'Europa e all'Onu di non tacere e con una missione del sottosegretario Boniver in Sudan. L'Italia, che conta in Sudan il maggior contingente straniero di missionari e volontari, era già stata determinante un mese fa per la storica firma del trattato di pace fra il governo islamo-nazionalista sudanese del generale Bashir e i ribelli in maggioranza cristiani del Sudan meridionale, che poneva fine a un conflitto che dura dal 1955 e ha causato due milioni e mezzo di morti. Appena il tempo di celebrare la fine delle ostilità al Sud che ci si deve preoccupare per il Darfour, la regione occidentale del Paese dove vivono cinque dei trecento milioni di sudanesi.

 

Il problema del Darfour e quello del Sud sono sia distinti, sia collegati. Il Sudan è percorso da cinque secoli da una tensione fra le popolazioni di etnia araba e quelle di etnia africana. Le prime considerano le seconde razzialmente inferiori, e le hanno utilizzate fino a tempi recentissimi - ma secondo molti ancora oggi - come terreno di caccia per reclutare schiavi, destinati un tempo alle Americhe e oggi a diversi Paesi arabi e allo stesso Sudan del Nord. Dall'Ottocento, alla tensione fra arabi e africani se n'è aggiunta una seconda fra musulmani convertiti al cristianesimo. Dal momento che questi ultimi sono quasi tutti africani, le due tensioni si sono sommate in una miscela esplosiva. Ne sono nati cinquant'anni di guerra fra Nord e Sud, esacerbati dall'avanzata in Sudan del fondamentalismo islamico. Solo dopo l'11 settembre 2001 il pragmatico Bashir, timoroso che una reazione americana gli facesse fare la figura dei talebani afghani, ha preso le distanze dal fondamentalismo, il cui capo carismatico Hassan al-Turabi, che a suo tempo aveva ospitato in Sudan Osama bin Laden ed era sembrato il vero padrone del Paese, è ora un prigione.

 

Raggiunta una faticosa pace fra musulmani arabi e africani cristiani, sono riesplose le tensioni fra musulmani arabi e musulmani africani. Incoraggiati dall'autonomia concessa agli africani cristiani del Sud, gli africani musulmani di etnia four del Darfour, da sempre maltrattati dal potere arabo, dal febbraio 2003 hanno cominciato a manifestare e a chiedere anche loro autonomia e federalismo. D'altra parte le terribili milizie semi-autonome arabe degli Janjawid, "licenziate" dal governo dopo aver terrorizzato il Sud, hanno trovato un nuovo lavoro all'Ovest dove hanno ricominciato a fare quello che fanno meglio: uccidere uomini e stuprare donne africane, e rapire neri per il mercato clandestino della schiavitù. Il risultato nel 2004 è di centomila morti, e centoventimila rifugiati nel vicino Ciad: ma le cifre sono destinate a crescere. Dal punto di vista della politica internazionale il problema è che Al Qaida - da sempre presente in Sudan - ora può giocare su due tavoli. Ha amici nelle milizie degli Janjawid e tiene contatti anche con i ribelli africani four, cui al-Turabi promette appoggio dal carcere. Il rischio per l'Europa, oltre a quello di un nuovo dramma umanitario con milioni di morti, è la costituzione di una "terra di nessuno" ai confini fra Sudan, Ciad e Libia dove per qualunque esercito sarà difficile penetrare, e che potrebbe diventare luogo di addestramento e di rifugio di terroristi pronti a colpire nei nostri Paesi.  

 

* LA TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA

BUSH: "L'EUROPA NON È UN CLUB CRISTIANO, FATE ENTRARE I TURCHI"

di Maurizio Molinari inviato a ISTANBUL da LA STAMPA del 30/06/2004

 

"L'Europa non deve essere il club esclusivo di una singola religione, la Turchia nell'Ue aiuterà le relazioni fra Islam ed Occidente". George W. Bush conclude il viaggio turco con un discorso all'Università di Galatasaray che si propone di gettare le basi per costruire la pace nella "Casa di Abramo" facendo cadere sospetti e ostacoli, a cominciare da quelli che impediscono ad Ankara di entrare nell'Unione Europea.

 

Parlando agli studenti della città "che unisce Europa, Asia e Medio Oriente" Bush indica la Turchia "democratica, musulmana e laica" come l'alleato strategico per "il dialogo fra civilizzazioni". Ed è per testimoniare l'importanza di Ankara che il capo della Casa Bianca si pronuncia a favore dell'adesione turca all'Ue: "Il sogno di Ataturk di una Turchia forte fra le nazioni d'Europa può realizzarsi in questa generazione, l'America ritiene che la Turchia è una potenza europea e come tale appartiene all'Unione Europea, la vostra adesione contribuirà a far progredire in maniera cruciale il dialogo fra Islam ed Occidente perché voi siete parte di entrambi". Sono termini ben più espliciti di quelli che, appena 24 ore prima, il presidente francese Jacques Chirac aveva contestato, invitando Bush a "non entrare in un territorio che non gli appartiene" (e anche ieri ha ribadito che "essere alleati non vuol dire essere servitori"). A quelle critiche il presidente Usa risponde affondando i colpi contro chi si oppone all'adesione turca: "L'entrata di Ankara proverà che l'Europa non è il club esclusivo di una singola religione e farà apparire la teoria del conflitto di civilizzazioni come un mito sorpassato dalla Storia". Alla vigilia dell'arrivo ad Ankara un alto funzionario dell'amministrazione aveva indicato nell'idea dell'Europa come un "club cristiano" un ostacolo da superare ed ora il fatto che Bush abbia inserito questo concetto nel proprio discorso lascia intendere la volontà della di iniziare a costruire sul Bosforo l'intesa Islam-Occidente, senza tenere conto delle proteste di quei Paesi Ue - come la Francia - che accusano gli Usa di ingerenza e delle posizioni espresse dal Vaticano sulle "radici cristiane" dell'Europa.

 

Con alle spalle il ponte che unisce i due continenti e di fronte ad una platea silente Bush indica nel campione di basket turco Mehmet Okur della squadra americana "Detroit Pistons" il simbolo di "ciò che ci accomuna". Per esporre la visione della "Casa di Abramo" snocciola tutti gli ostacoli da superare. Affrontando in primo luogo le accuse rivolte dai fondamentalisti: "Sappiamo che vi sono sospetti radicati in secoli di conflitti e colonialismo, coloro che nel mio Paese insultano i musulmani causano grandi danni". A chi nel mondo islamico contesta all'Occidente mancanza di pudore e rispetto per le donne risponde: "Video osceni e pubblicità volgare non sono ciò che ho in mente quando parlo della benedizione della democrazia non c'è nulla di incompatibile fra libertà e decenza morale, rispettiamo i diritti delle donne". Ed chi accusa l'America di voler imporre laicismo ed un'oppressione neocoloniale ribatte: "La democrazia non comporta l'abbandono della fede, premia l'indipendenza di liberi governi che riflettono cultura, tradizioni ed opinioni dei singoli popoli". Bush è convinto della compatibilità fra Islam e democrazia perché "la libertà è nel futuro del Medio Oriente e dell'umanità intera" ma ammette che il cammino è lungo perché "anche noi abbiamo avuto bisogno di generazioni per liberarci di schiavitù e segregazione razziale".

 

La richiesta ai popoli dell'Islam è di schierarsi di fronte al bivio fra "la dottrina della tirannia e dei suicidi" e "una società basata sulla giustizia per un mondo migliore". Gli scenari dove compiere questa scelta descrivono gli orizzonti neoconservatori dell'amministrazione: l'Iraq "dove i terroristi vogliono minare un libero governo"; l'Iran "dove autocrati stanchi e screditati tentano di frenare la voglia di democrazia delle nuove generazioni"; la Terra Santa "dove i terroristi assassini stanno ritardando la giusta causa di uno Stato democratico per i palestinesi". Bush ha fiducia negli "ideali di democrazia sempre più popolari in Medio Oriente che mandano chiari segnali a Damasco a Teheran", vede germogli di riforme in Kuwait, Qatar, Bahrain, Yemen, Giordania e Marocco e chiede ai leader arabi di rompere gli indugi: "I compromessi con gli estremisti portano a nuova violenza, sopprimere il dissenso incrementa il radicalismo, la stabilità dei governi dipende dall'essere società aperte come dimostra l'esempio che viene dalla Turchia".

 

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* NESSUNO TOCCHI CAINO

IL RAPPORTO 2004 SULLA PENA DI MORTE NEL MONDO

da http://www.nessunotocchicaino.it/ 23/06/04

 

E' stato presentato a Roma il Rapporto 2004 di Nessuno tocchi Caino, curato anche quest'anno da Elisabetta Zamparutti ed edito da Marsilio che è dedicato al Presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, autore della Prefazione. Cristiano battista di forti sentimenti abolizionisti, il 27 febbraio 2004, il Presidente Mwanawasa ha commutato 44 condanne a morte in pene detentive comprese tra i 10 e i 20 anni. Ha anche annunciato che il governo chiederà al Parlamento di abolire la pena capitale e, nel frattempo, ha ordinato la revisione di tutti i processi capitali, con l'intenzione di commutarne le pene e ha dichiarato: "Le persone non possono essere mandate al macello come fossero polli, e finché sarò presidente non firmerò alcun ordine di esecuzione. Non voglio essere il capo dei boia." Il Presidente Mwanawasa è stato rappresentato alla conferenza stampa dal ministro degli esteri dello Zambia, Kalombo Mwansa. L'Africa può assumere un ruolo simbolico e nello stesso tempo decisivo nella iniziativa di Nessuno tocchi Caino volta a presentare la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali alla Assemblea Generale che nel 2003, affidata alla presidenza italiana dell'Unione Europea, non ha avuto alcun esito. Se presentata al Palazzo di Vetro, "Nessuno tocchi Caino" prevede che la risoluzione passerà con la maggioranza assoluta dei voti: tra i 97 e i 104 paesi voteranno a favore, tra i 17 e i 25 si asterranno, tra i 63 e i 69 voteranno contro. Un emendamento tendente a riaffermare il primato della "giurisdizione interna" su questa come su altre materie inerenti ai diritti umani, che sarà certamente avanzato da Egitto e Singapore e altri paesi mantenitori, sarà respinto con 96 voti contrari, 76 voti a favore e 17 astensioni e 2 paesi indecisi tra voto contrario e astensione.

 

* UN REFERENDUM PER L'EUROPA?

PETIZIONE ELETTRONICA

Da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti 29/06/04

 

Cari amici,

 

all'indomani dell'annuncio della "costituzione europea" avevo sottolineato la necessità di un referendum popolare per verificare il consenso dei cittadini su questo documento ampollosamente definito "Costituzione". Il giorno successivo il Corriere della Sera sparava in prima pagina la notizia della richiesta referendaria da parte del ministro degli esteri. Poi vi è stato il raffredamento da parte dei responsabili maggiori del governo Berlusconi.

Mauro Vaiani di Toscana Insieme, che forse avevamo conosciuto qualche tempo fa, ha lanciato l'idea di una petizione elettronica, che personalmente sottoscrivo.

 

http://www.petitiononline.com/eurovoto/

 

Un'altra amica, Giuliana D'Olcese, sostiene l'iniziativa.

 

Ritengo positiva l'iniziativa e ritengo che è opportuno che ciascuno di noi la divulghi affinché si possa al più presto raccogliere centinaia di migliaia di consensi.

Perché è necessario un referendum sull'argomento.? Come minimo per diffondere l'informazione sui contenuti della "convenzione" ampollosamente definita "costituzione". E' molto probabile che qualche nazione europea non la ratifichi, il che rende certa la sua cassazione. Però una iniziativa referendaria potrebbe servire per sapere quale tipo di "costituzione europea" i cittadini desiderano. Ossia se vogliono un Parlamento che legiferi ed un governo eletto dal popolo, e perciò uno stato nazionale meno invadente. Se vogliono, ad esempio, una repubblica presidenziale del tipo americano affinché, anche grazie ad istituzioni simili, fossimo meglio ascoltati dagli Stati Uniti d'America. Potrebbe essere, addirittura, l'avvio di un percorso per costituire gli Stati Uniti d'Europa e d'America.

 

Beppi Lamedica

 

 

* SOCIETA' APERTA

INCONTRO DEL 30 GIUGNO A ROMA

di Guido Di Massimo 2/07/04 (estratto da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

 

Il 30 giugno si è svolto a Roma un incontro di "Società Aperta" per "analizzare i risultati e le conseguenze politiche delle elezioni europee ed amministrative". [...].

La sala dell'Unioncamere dove si è svolto l'incontro era gremitissima. [...]. Iniziato con una relazione di Nando Pagnoncelli della IPSOS sulla situazione socio economica della società italiana, è proseguita con una relazione di Enrico Cisnetto, quindi con dibattito e rapida sintesi conclusiva dello stesso Cisnetto.

Pagnoncelli ha illustrato il clima sociale della società italiana, che in particolare negli ultimi due anni appare sfiduciata [...]. Prevale il pessimismo. La percezione della situazione è tale che a fronte di un 53 % degli italiani che nel 2001 erano soddisfatti della loro situazione economica, oggi il 48 % prevede un peggioramento economico, in particolare per la propria situazione. [...] Dal '90 in poi ci sono state aspettative disattese: delusioni per il sistema elettivo maggioritario, delusioni nelle attese di un maggior peso elettorale, senso di inutilità, delusione del federalismo e del localismo, nei quali erano riposte le speranze di riduzione fiscale e di maggior efficienza nei servizi; c'è stata delusione nei "professionisti prestati alla politica"; c'è maggior "domanda di ascolto", tra sinistra e destra viene percepita una scarsa differenziazione, il paradigma "più mercato e meno stato" è in crisi e c'è maggior domanda di partecipazione sociale. Il 46%d degli italiani vorrebbe tornare alla lira. In politica gli spostamento tra blocchi è marginale: tra i due gruppi c'è impermeabilità e sono diventate determinanti le astensioni all'interno dei blocchi; di fronte ai singoli politici prevalgono le nette posizioni di pro o contro; il sistema è bloccato.

[Secondo] Cisnetto [...] l'attuale stabilità di governo è in realtà essenzialmente immobilismo: gli interventi strutturali sono stati accantonati o ritardati; abbiamo visto come sono finiti certi decisionismi tipo quello relativo all'art.18; c'è troppo dilettantismo. Le ultime elezioni hanno messo in evidenza "l'inizio della fine del bipolarismo all'italiana"; il sistema politico nato con la Seconda Repubblica rende difficile la formazione di compagini di governo omogenee. I risultati elettorali hanno messo in evidenza un sostanziale pareggio sia tra i due poli sia, all'interno dei poli tra le forze contrapposte che li compongono. Nel centro-destra c'è contraddizione e spaccatura, e sostanziale parità di forze contrapposte, sia in tema di politica economica che in tema di federalismo; e nel centro-sinistra c'è parità tra le forze contrapposte massimaliste e riformiste. La situazione è tale che proiettando questi risultati in una eventuale elezione politica si rischierebbe la paralisi. Il centrosinistra ha per collante l'antiberlusconismo; ha posto la questione dell'intervento americano in Irak in termini non politici ma di legittimità; le sue contraddizioni interne per quanto riguarda la politica estera, i rapporti transatlantici, la giustizia, la politica economica e quella energetica sono tali da rendergli impossibile la governabilità del Paese in caso di vittoria. Considerato che un blocco si regge sul berlusconismo e l'altro sull'antiberlusconismo, è facile prevedere che quando, come appare, la stagione berlusconiana volgerà al termine, entrambi i blocchi entreranno in crisi. E' necessario analizzare le cause del declino del Paese, che è innanzi tutto psicologico e poi economico, sociale e culturale, ed invertirne la rotta; è necessario per questo intervenire sul sistema elettorale, puntare ad un sistema proporzionale "alla tedesca", con sbarramento e sfiducia costruttiva, oppure considerare anche il sistema a doppio turno "alla francese", ma una cosa è certa: dobbiamo superare questo bipolarismo. E non solo. Dobbiamo riconsiderare l'intero impianto istituzionale, dal bicameralismo all'articolazione dello Stato e degli enti locali, bloccando la transizione in corso, dobbiamo riconsiderare sia la riforma del titolo V della Costituzione fatta dal centro-sinistra, sia la devoluzione che vuol fare il centro-destra. Il federalismo non va realizzato in Italia; va realizzato in Europa e bisogna arrivare al più presto alla costituzione degli Stati Uniti d'Europa. E' necessario creare le condizioni perché avvenga un processo di disaggregazione e riaggregazione delle forze politiche. Ed è questo il momento opportuno per porre queste questioni; ora che certe ubriacature sono passate e certe illusioni finite possiamo cominciare a ragionare. Dobbiamo tornare alla supremazia della politica ed alla centralità di quegli indispensabili strumenti di democrazia che sono i partiti. Dobbiamo riconsiderare la Costituzione, dobbiamo lavorare per una Terza Repubblica.

Al termine della relazione di Cisnetto si è aperto il dibattito, aperto ed a più voci. La tendenza ad una volontà di ritorno al proporzionale con riferimento al modello tedesco è sembrata prevalere[...] Ci sono state però anche voci discordi e favorevoli al maggioritario [...]

 

Nella breve sintesi conclusiva dell'incontro Cisnetto ha osservato a proposito di riforma della legge elettorale che non possiamo perdere altri due anni di tempo aspettando che si creino condizioni più favorevoli: quando la casa brucia non è il caso di aspettare o discutere sul se e quando far intervenire i pompieri; attendere sarebbe colpevole; il tentativo di riforma della legge elettorale va fatto; se non altro ne va attivato il processo. Bisogna puntare a quella parte del centro-sinistra e del centro-destra che è favorevole al cambiamento; va fatta un'operazione trasversale. E quello della legge elettorale non è il solo problema vanno riconsiderati l'impianto istituzionale e l'articolazione dello Stato e degli enti locali. Va lanciata la proposta di una nuova Assemblea Costituente. A settembre ci chiameremo a raccolta e per lavorare; con questi impegni e con questi obiettivi.

 

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* SULL'APPELLO DI ARTURO DIACONALE

UNIONE LAICA PER LA RADICALE ALTERNATIVA LIBERALE

Da L'OPINIONE 24/06/04

 

Arturo Diaconale, direttore ed animatore del quotidiano romano L'Opinione, ha lanciato un appello per "dare vita ad una grande area liberal-socialista, in grado di diventare il fattore decisivo per la stabilità del governo e per la sua la capacità di incidere ed operare concretamente". Diaconale parte dal presupposto che il governo sia instabile, e lo sia diventato dopo le elezioni europee. Infatti Diaconale, all'indomani dell'esito elettorale del 12/13 giugno, esplicitamente scrive: "La flessione di un centro destra troppo sbilanciato sulle proprie ali estreme rischia di regalare la vittoria elettorale alle prossime politiche ad un centro sinistra totalmente schiacciato sui gruppi antagonisti portatori di un massimalismo antistorico e privo di qualsiasi giustificazione ideale".

 

Mi sembra che Diaconale lanci il suo appello da un punto di vista del tutto diverso da quello che ha determinato l'azione di Veneto liberale dalla sua costituzione, avvenuta nel 2000, ad oggi. Veneto liberale ritiene che le radici della crisi del sistema politico risiedono nell'assenza dei liberali e fa risalire la causa al mancato completamento della riforma del sistema elettorale (imposto dal referendum del 1993) che ha fatto apparire "liberali" schieramenti sostanzialmente conservatori, e facendo perciò ritenere superflua l'esistenza di un soggetto politico genuinamente liberale. Il direttore de L'Opinione vede, invece, il pericolo di una vittoria del centrosinistra "schiacciato sui gruppi antagonisti portatori di un massimalismo antistorico e privo di qualsiasi giustificazione ideale". E per ovviare a questo pericolo che invoca una grande area liberalsocialista, evidentemente per controbilanciare nel centrodestra il decremento elettorale di Forza Italia, contrapposto all'incremento degli altri partner.

 

Ossia sembra che Diaconale non sostenga che il sistema politico sia in crisi per deficit di riforme liberali, vista l'assoluta predominanza dei conservatori, (infatti il Parlamento oggi dominato dal centrodestra non solo ha impedito la riforma della legge sul divorzio per renderla adeguata ai tempi, ma ha prodotto l'immonda legge sulla cosiddetta procreazione medicalmente assistita, ma neanche il centrosinistra, quando ne aveva la possibilità, ha saputo porre in cantiere riforme modernizzatrici), ma, dato che il centrodestra potrebbe perdere il potere, sarebbe necessario un contributo dell'area liberl-socialista. Quasi come ruota di scorta!

 

Mettere assieme moderati e radicali, riformisti e riformatori è l'obiettivo principale che ci siamo assunti come Veneto liberale, ma non al fine di farli divenire ruota di scorta (o di ricambio) del centrodestra. L'obiettivo è quello di creare un nucleo aggregatore per attirare i delusi e i disgustati di questo centrodestra e di questo centrosinistra, al fine di realizzare le riforme per la modernizzazione delle istituzioni, dell'economia e della società. In via subordinata, al fine di costringere il centrodestra o il centrosinistra di sostenere quelle riforme, per impedire la fuga dei loro simpatizzanti verso lo strumento dei cittadini senza potere, che vorremmo realizzare a partire dalla costituzione di un partito di liberali, in occasione degli Stati Generali liberali, per cui si sta lavorando unitamente a Liberalitalia.

 

Beppi Lamedica - attivista liberale

 

"Chi ha complessi di inferiorità pensa alla ruota di scorta. Chi non ne ha pensa all'ago della bilancia. Noi de L'opinione non abbiamo complessi. (a. diac.)"

 

* ANCORA SULL'APPELLO DI ARTURO DIACONALE

SULLA CHIOSA

da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

 

Ringrazio Diaconale per la precisazione. Il suo appello non è volto a ridurre l'area liberal-socialista a "ruota di scorta" del centrodestra, bensì a diventare l'ago della bilancia tra centro destra e centrosinistra.

Ho capito male io, e me ne compiaccio. Può darsi che ci possa essere qualche collaborazione. Vorrà dire che, ora, occorre confrontarsi sui contenuti. Ad esempio come la pensa sul sistema elettorale? Ossia l'area "liberalsocialista", per la modernizzazione delle istituzioni, dovrebbe essere favorevole o contraria ai sistemi elettorali proporzionali?

 

Beppi Lamedica - attivista liberale

 

* REPUBBLICANI

UN RISULTATO DELUDENTE 

da http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/  16/06/04

 

Cari amici repubblicani,

 

l'esperienza negativa dell'alleanza con Sgarbi potrebbe essere il viatico di un rilancio del tradizionale pensiero democratico-liberale che si invera nell'azione politica. Il vecchio Croce, riportando una frase di Vico, soleva ripetere che quelle che appaiono traversie sono in realtà delle opportunità. La lista non ha raggiunto non solo un eletto, ma neanche il consenso minimo per il finanziamento pubblico.

Forse questa è una notizia pessima per la burocrazia del PRI, però è una buona notizia per gli attivisti repubblicani perché sono liberi di decidere senza la sirena del finanziamento pubblico.

In occasione delle elezioni provinciali a Vicenza, nella primavera del 2002 assieme a Giorgio La Malfa, demmo vita ad una conferenza stampa (ero per il gruppo Veneto liberale) per presentare una lista "Unione Laica" con esponenti liberali, repubblicani, socialisti, radicali e di Veneto liberale. La lista era alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra. Lo stesso La Malfa dichiarò che poteva essere una prima iniziativa. Purtroppo dopo nulla è avvenuto, tranne questo sfortunato incontro con Sgarbi.

Nei prossimi giorni non sarebbe male che iniziaste degli incontri con i responsabili dei pattisti di Segni, della Federazione dei liberali, dei radicali di Bonino e Pannella e con altri liberal e liberali non accasati nei poli. Da soli tutti costoro non contano nulla (o poco), insieme potrebbero costituire la speranza per tanti cittadini che delusi e disgustati si sono rifugiati nel non voto, e di altri che hanno preferito votare "utile" turandosi il naso. Cosa dovrebbe tenerli assieme. La Politica, la politica con la "P" maiuscola che oggi manca. E manca perché il centrodestra e il centrosinistra sanno solo dar vita a risse da cortile e non a riforme necessarie per la modernizzazione delle istituzioni, dell'economia e della società civile.

Ammetto le difficoltà, ma non si deve desistere se si vuole una rinascita del movimento laico e liberale qui in Italia.

Qui in Veneto noi insistiamo, non ci arrendiamo e non molliamo.

 

Beppi Lamedica - attivista liberale

 

 

* MARIO SEGNI

LE RIFLESSIONI POST-ELETTORALI

 

Non ho voluto scrivere subito. Fin da lunedì sapevo di dovervi la mia interpretazione, le conclusioni alle quali siamo arrivati, che cosa faremo adesso. Ma ho preferito aspettare una settimana perché non ci fosse nulla di affrettato, perché ciò che scrivo fosse libero dalla stanchezza e dalla delusione; fosse, insomma, un ragionamento meditato.

 

Ebbene, la prima cosa che dico spontaneamente è che non ho una virgola da cambiare a tutto quello che abbiamo detto in campagna elettorale, a quello che ho scritto in altre newsletter, a quello che si è fatto in questi mesi. Abbiamo fatto un tentativo sacrosanto: porre le basi di un centro destra diverso, serio, libero dall'ipoteca leghista e sottratto alle pesantezze del berlusconismo. Abbiamo detto che questo era nell'interesse dell'Italia. Ne sono convinto, non rinnego una parola. L'Italia avrebbe bisogno di questo. Quello che abbiamo fatto lo difendo a testa alta, senza cambiare nulla delle convinzioni che da un anno ci hanno mosso in questa avventura. E' stata una battaglia giusta; dico qualcosa di più: è stata una battaglia nobile, della quale comunque dobbiamo essere orgogliosi.

 

Naturalmente bisogna guardare in faccia la realtà, che è quella della sconfitta, anzi di una pesante sconfitta. E bisogna analizzare le cause, perché se si vuole guardare al futuro occorre rendersi conto del perchè certe cose sono accadute.

L'analisi era giusta, questa è la prima considerazione. Il ciclo del berlusconismo è entrato in crisi. Una massa crescente di cittadini non ha più fiducia nel Governo e lo ha dimostrato col voto. Altra analisi giusta è che la gran parte di questi elettori non si è riversata sul centro sinistra. C'è quindi una Italia che cerca qualcosa che né Berlusconi né Prodi riescono ad offrire. Ma quella Italia non ha creduto che la alternativa potessimo essere noi. Ed è inutile trincerarsi dietro la tesi della comunicazione drogata. Che la comunicazione in Italia sia falsata è verissimo, ed è una delle cause della nostra battaglia. Ma noi sapevamo di dover fare la battaglia in queste condizioni. E, premesso questo, bisogna dire che la comunicazione della nostra iniziativa è in qualche modo passata, che la RAI, grazie anche alla par condicio, si è con noi comportata correttamente, che la nostra capacità di iniziativa, pur con forze esigue, è riuscita spesso a bucare i massmedia. Gli italiani, o almeno una buona parte, hanno visto il nostro messaggio. Ma non li abbiamo convinti. E' questo il punto.

 

Abbiamo invece sottovalutato (è questa la mia opinione) la distanza che esiste tra la conoscenza del messaggio e il voto. Poiché una larga parte di italiani era alla ricerca di qualcosa di serio e non di sinistra, e poiché questo era nell'interesse dell'Italia, abbiamo creduto che bastasse mostrarla per avere il consenso elettorale. Non è stato così, invece. Abbiamo suscitato curiosità, interesse, simpatia ma non voti. Quante persone hai sentito dire che era un peccato che non ce l'avessimo fatta? Molti di questi probabilmente, non ci hanno votato. La verità è che un messaggio ha bisogno di tempo per essere compreso, assimilato, e poi tradotto in voto. Il tempo non c'è stato. E questa è certo una delle cause.

Il fatto è che di un partito liberaldemocratico, montanelliamo per così dire, l'Italia ha tremendamente bisogno. Perché se nelle elezioni ci sono stati parecchi sconfitti, non c'è stato nessun vincitore, con la eccezione di Follini e De Michelis, che però non mutano il quadro generale. A destra un berlusconismo ferito ma non morto, che continua a guidare la coalizione, sempre più rissosa e sempre più paralizzata. A sinistra una coalizione che non convince gli elettori moderati. E i veri liberali, quelli che vorrebbero un centro destra serio, moderato ai quali volevamo offrire una casa dove stanno? Continuano a rimanere senza casa. Insomma l'Italia ha bisogno di un partito liberaldemocratico sul serio, che sfidi il centro destra sui temi cruciali: il partito azienda e la povertà della classe dirigente, la devolution, il conflitto di interessi.

 

Ecco perché la mia convinzione, te lo dico con franchezza, è che noi dobbiamo continuare. Non mi nascondo le difficoltà. La botta è stata grande, la strada è in salita. Ma è una strada giusta, e il primo pezzo lo abbiamo già fatto.

 

Tra qualche settimana, dopo i ballottaggi, convocherò una serie di riunioni per definire le iniziative future. Intanto, se lo credi, attendo tue considerazioni, idee, proposte. Qualunque suggerimento, osservazione, rilievo, è utile.

 

Un caro saluto, Mario Segni

 

* SULLE RIFLESSIONI DI SEGNI

UNA RISPOSTA

da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

 

Caro Segni,

 

tu saprai che personalmente ho auspicato il non voto, ossia l'astensione, la scheda nulla e quella bianca, alle recenti elezioni europee, e perciò non sono stato un tuo sostenitore. E la mia scelta partiva da una constatazione a cui tu stesso solo ora giungi. "Una massa crescente di cittadini non ha più fiducia nel Governo e lo ha dimostrato col voto. [.] la gran parte di questi elettori non si è riversata sul centro sinistra. C'è quindi una Italia che cerca qualcosa che né Berlusconi né Prodi riescono ad offrire". E naturalmente, a differenza tua (Ma quella Italia non ha creduto che la alternativa potessimo essere noi) , non nutrivo illusioni sulla attuale possibilità di una rappresentanza di questa massa. Quindi, visto che non si eleggevano né legislatori, né amministratori né, tantomeno, il presidente della commissione europea, i cittadini avevano l'opportunità di affermare con il loro non voto "questa Italia, così com'è, non ci piace" ed essere così al fianco dei delusi e dei disgustati di questo centrodestra e di questo centrosinistra. Stare oggi a loro fianco per poter domani tentare di divenire una loro speranza.

 

Qualcuno potrebbe dirmi che in realtà si trattava di elezioni europee e non di elezioni nazionali. E' vero. Ma non sono uno stupido, né lo sono i cittadini. Tutti sapevamo che le elezioni europee sarebbero state un test per verificare lo stato dei due schieramenti ed un occasione, per i piccoli soggetti, di ottenere un po' di ossigeno finanziario. Quindi chi non era tifoso degli uni o degli altri ed era contrario al finanziamento pubblico, poteva scegliere il non voto.

Fatta questa premessa doverosa devo dirti che non condivido la tua affermazione di fondo. "Il fatto è che di un partito liberaldemocratico, montanelliamo per così dire, l'Italia ha tremendamente bisogno.l'Italia ha bisogno di un partito liberaldemocratico sul serio, che sfidi il centro destra sui temi cruciali: il partito azienda e la povertà della classe dirigente, la devolution, il conflitto di interessi."

L'Italia ha, invece, bisogno di un soggetto politico dei cittadini senza potere per la modernizzazione delle istituzioni, dell'economia e della società civile. Modernizzazione impedita sia dai conservatori del centrodestra e che da quelli del centrosinistra. Eh, si, caro Segni, non basta costituire una ruota di ricambio, occorre che il padrone dell'auto, Silvio cioè, sia disposto a cambiare almeno una ruota. Il che non mi sembra proprio una ipotesi verosimile. Pensare di espropriarlo mi sa che è velleitario. E per fare che? La lotta al centrosinistra! Mah!?!

Invece cominciamo ad aggregare moderati e radicali, riformisti e riformatori in un partito di liberali ed alternativo agli attuali poli. E rilanciamo la battaglia per il maggioritario contro questo finto maggioritario. Non è che vorrai difenderlo di fronte al tentativo di modificare l'attuale legge elettorale nel senso del "tatarellum"?

 

Beppi Lamedica - attivista liberale

 

 

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* VENETO LIBERALE

LA RIUNIONE DEL 23 GIUGNO

 

Mercoledì 23 giugno si è svolta a Castelfranco Veneto (Tv) la prevista riunione di Veneto liberale avente all'ordine del giorno, soprattutto la disamina dell'esito elettorale delle elezioni europee.

 

Non vi è stata grande partecipazione, nel senso che sono stati assenti alcuni membri della direzione e del Consiglio federativo, e, conseguentemente, non è stata una riunione vivace. Scontata la conferma dell'analisi che da tempo Veneto liberale fa della situazione politica generale. C'è una massa di cittadini, diciamo dell'ordine tra 17 e 18 milioni di persone, che non è attratta dai poli di questo bipolarismo. Riuscire a convogliare parte di costoro nella costruzione di un partito di liberali autonomo e alternativo al centrodestra e al centrosinistra è un'operazione di cui non ci si nasconde la difficoltà. Pur tuttavia rassegnarsi alla situazione presente, in cui conservatori e clericali la fanno da padroni, sarebbe contrario alle motivazioni di fondo per cui nel 2000 si dette vita alla federazione. Si è anche discusso sulla "rigidità" di questa posizione. Ossia se sia opportuno o meno replicare con fermezza a proposte (tipo quella di Diaconale o di Segni) che sconfessano la linea politica sin qui seguita. Naturalmente questo atteggiamento comporta un certo isolamento. In conclusione, per ora, si preferisce essere isolati piuttosto che divenire seguaci di disegni politici contrastanti con il progetto della radicale alternativa liberale al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico, pur di stare insieme ad altri.

 

Di qui la volontà di proseguire con il lavoro per la convocazione degli Stati Generali liberali, affinché si possa dar vita ad un partito di liberali, quale nucleo aggregatore per il soggetto politico dei cittadini senza potere.

A settembre Veneto liberale dovrà organizzare a Treviso, per conto della "Lega Italiana per l'Abolizione del Concordato" un convegno anticlericale. L'estate sarà dedicata soprattutto a questo impegno. Ciò non toglie che le singole associazioni e i singoli aderenti saranno impegnati per il rilancio autunnale della federazione affinché a dicembre, nel corso VII congresso di Veneto liberale, si possa decidere la prosecuzione dell'esperienza anche, eventualmente, partecipando alle elezioni amministrative della primavera del prossimo anno.

 

* LETTURE

UMBERTO ECO "LA MISTERIOSA FIAMMA DELLA REGINA LOANA" Bompiani, Milano 2004

ED È SUBITO SERA

 

"Ognuno sta solo sul cuor della terra/trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera" (Salvatore Quasimodo)

 

Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace del Ministro ceceno degli Affari Esteri in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del PRT: www.radicalparty.org

 

Olivier Dupuis - Già segretario del Trasnational Radical Party

 

COMUNICAZIONE: Il prossimo numero è previsto intorno al 17 luglio 2004.

Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)

Tel :+39-0423-49.22.51 Cell.+39-328-973.80.29 Fax :+39-0423-49.22.51

E-mail: adams@libero.it http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

 

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2.Festival Internaz.Danza Contemporanea 2.Festival Internaz.Danza Contemporanea
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Serie di foto di Alcide Boaretto (qui sopra a destra) che riassumono alcune sequenze dello spettacolo di "Guangdong Modern Dance Company" per il 2. Festival Internazionale di Danza Contemporanea (Palafenice, 12 giugno 2004)

Karole Armitage  2.Festival Internaz.Danza Contemporanea 

Karole Armitage (qui sopra, nella foto a sinistra di Alcide Boaretto e a destra di Colette Masson, per gentile concessione cf. Catalogo Festival ) è il direttore del 2.Festival Internazionale di Danza Contemporanea. I nostri complimenti per il programma veramente straordinario offertoci.  

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