Rivista AIDANEWS | Museo Giorgione | Fashion Law | Ass. AIDA | Galleria So!o Arte | Per Castelfranco | ASIAC

Manoel de Oliveira e Stanley Donen Leoni d'oro alla carriera

Manoel de Oliveira  Manoel de Oliveira e Leonor Silveira
   

Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Davide Croff, ha accolto la proposta del Direttore Marco Müller di attribuire ai registi Manoel de Oliveira e Stanley Donen i due Leoni d'oro alla carriera della 61. Mostra, con la seguente motivazione: "due grandi cineasti ancora in attività, che hanno lasciato un segno profondo nel cinema del XX secolo, contribuendo a ridefinirne la modernità".

 

Maestro riconosciuto del cinema portoghese, più volte premiato ai Festival di Venezia e Cannes, Manoel de Oliveira (Oporto, 1908) esplora da decenni, attraverso una personalissima ricerca estetica, il tema dell'amore impossibile e delle sue frustrazioni, prediligendo le fonti d'ispirazione letterarie. Fra tutte, la maggiore è quella che deriva dalle opere e dalla vita dello scrittore Camilo Castelo Branco, che ha fornito al regista lo spunto per Amor de perdicão (Amore di perdizione, 1978). Poi, nel 1981, un drammatico episodio realmente accaduto a Branco (e narrato in un romanzo di Augustina Bessa Luis) diviene il soggetto del capolavoro in costume Francisca, acclamato nella sezione Mezzogiorno/Mezzanotte della Mostra di Venezia. Film dilatato, quasi immobile nella compostezza delle inquadrature, attraversato lentamente da personaggi che si rivolgono solo alla macchina da presa, Francisca consacra quel "cinema della vertigine" che definisce lo stile fuori da ogni consuetudine di Oliveira, frutto di un estremo rigore formale, dall'effetto straniante e coinvolgente. Più dilatata ancora (7 ore di durata) è la versione del dramma di Paul Claudel Le soulier de satin (O sapata de setim, 1985), storia di un amore condannato alla dissoluzione nel Portogallo 500esco, premiata con un Leone d'oro Speciale per il complesso dell'opera e con il Premio della Critica alla Mostra di Venezia, da una giuria presieduta dal compianto Lino Micciché. Oltre ai titoli citati, Oliveira ha presentato a Venezia: O Pintor e a cidade (1956), appassionato documentario sulla sua città d'origine con cui ritornò al cinema dopo un primo tentativo in gioventù, girando un documentario nel 1929; A Divina Comédia (La divina commedia, 1991), riflessione storica tra bene e male, tra peccato e santità, premiata con il Gran Premio Speciale della Giuria; Party (1996), storia d'amore fra un bon vivant (Michel Piccoli) e una celebre attrice non più giovane (Irene Papas); Palavra e utopia (Parola e utopia, 2000), che ricostruisce la vita di padre António Vieira, grande predicatore gesuita del '600; Porto da minha infância (Porto della mia infanzia, 2001), in cui Oliveira ritorna alla sua città natale; Un filme falado (2003), che narra del viaggio di un'insegnante di storia (Leonor Silveira) e della giovanissima figlia attraverso i paesi del Mediterraneo, per raggiungere il marito a Bombay. Altri titoli di una carriera sempre molto attiva: O passado e o presente (Il passato e il presente, 1972), Benilde ou a Virgem-Mãe (Benilde o la vergine madre, 1975), Mon cas (Il mio caso, 1986), Os canibais (I cannibali, 1988), Nâo, ou vâ gloria de mandar (No, o la folle gloria del comando, 1990), Vale Abraão (La valle del peccato, 1993, Menzione Speciale della Giuria al Festival di Cannes), O convento (Il convento, 1995) e A carta (La lettera, 1999, Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes).

 

Alcide Boaretto (Aidanews) 

In occasione della consegna del Leone d'oro alla carriera a Oliveira, sarà presentato in prima mondiale il suo nuovo film, O quinto império (kolossal storico su re Sebastiano del Portogallo), durante una cerimonia prevista alle ore 17 di venerdì 10 settembre.

 

Stanley Donen (Columbia, South Carolina, 1924), è uno dei più grandi autori di musical della storia del cinema, avendo firmato opere considerate capolavori del genere, da Singin' in the Rain (Cantando sotto la pioggia, 1952), ironica evocazione dei primordi del sonoro girata insieme a Gene Kelly, a Seven Brides for Seven Brothers (Sette spose per sette fratelli, 1954), originale variante western. Per Billy Wilder Cantando sotto la pioggia era "uno dei cinque massimi film mai realizzati". Professionista di grande talento, Donen ha dato il meglio di sé nel musical grazie anche alla sua notevole esperienza di ballerino e coreografo. Il suo gusto per il genere brillante, impreziosito da toni romantici e amari, si è espresso anche in commedie non musicali: Indiscreet (Indiscreto, 1958) con Cary Grant e Ingrid Bergman; The Grass is Greener (L'erba del vicino è sempre più verde, 1960); Charade (Sciarada, 1963) con Audrey Hepburn; Arabesque (1966) con Sophia Loren (entrambi felici ibridi fra la commedia e il thriller); Two for the Road (Due per la strada, 1967), romantica storia d'amore con Audrey Hepburn e Albert Finney; e tra gli ultimi titoli Movie Movie (Il boxeur e la ballerina, 1978). Diciottenne, arriva a Hollywood come assistente coreografo, dopo aver fatto il ballerino di fila a Broadway nella commedia musicale Pal Joey. Sempre come ballerino appare nel suo primo film Best Foot Forward (1943) di E. Buzzell. Nel 1949 Arthur Freed, il celebre produttore-compositore della MGM, offre a Donen e Kelly la possibilità di dirigere On the Town (Un giorno a New York), musicato da Leonard Bernstein. Il film rappresenta una tappa fondamentale nel rinnovamento del musical per l'originalità dello stile, basato sull'impostazione fortemente sincopata e ritmica del montaggio e delle scene di ballo. Nel '52 la coppia Donen-Kelly firma la regia e la coreografia di Cantando sotto la pioggia. integrando con grande maestria i numeri musicali col ritmo narrativo, i due realizzano uno straordinario esempio di "cinema nel cinema", il cui fascino è rimasto inalterato nel tempo. Nel '54 Donen dirige, questa volta da solo, un nuovo successo, Sette spose per sette fratelli, singolare musical d'ambientazione western che si distingue per la spettacolarità e il virtuosismo dei numeri musicali. Dopo aver diretto di nuovo Gene Kelly in It's Always Fair Weather (E' sempre bel tempo, 1955) e poi Fred Astaire in Funny Face (Cenerentola a Parigi, 1957), nel 1958 inizia a dirigere commedie sofisticate che incontrano il favore del pubblico e della critica, a partire da Indiscreto. Le sue ultime realizzazioni, oltre alla commedia (Blame it on Rio, Quel giorno a Rio, 1985, con Michael Caine), hanno toccato anche la fantascienza (Saturn 3, 1980, con Kirk Douglas). Premiato nel 1998 con un Oscar alla carriera, ha confermato in quell'occasione la propria vivacità propositiva ballando e cantando durante il discorso di ringraziamento. A pochi anni dal suo ultimo film, Stanley Donen ha in preparazione per il 2005 un nuovo lungometraggio.

 

Il Leone d'oro a Stanley Donen verrà consegnato durante la serata conclusiva della 61. Mostra, l'11 settembre, al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

 

 Terrazza Martini Terrazza Martini
Hotel Excelsior - Lido di Venezia  Maurizio Galimberti - Opera alla 60. Msotra del Cinema

 

Torna su

 

Mappa del sito 0,1250