
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 31.08.2004
In breve:
Traghetto dal Lido al Tronchetto, 30 agosto 2004. La 61. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ha aperto gli uffici per i primi accrediti ieri 30 agosto con un po' di disagio da parte del personale addetto perché qualcosa non è andato a puntino.
di Angelo Miatello (caporedattore) e di Alcide Boaretto (digital image director)
Traghetto dal Lido al Tronchetto, 30 agosto 2004. La 61. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ha aperto gli uffici per i primi accrediti ieri 30 agosto con un po' di disagio da parte del personale addetto perché qualcosa non è andato a puntino. Il ritiro della tessera stampa o di fotografo non ha purtroppo agevolato chi si era premunito per evitare lunghe ed estenuanti code da fare il giorno prima o il giorno dell'apertura.
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Mancavano i programmi stampati, i cataloghi e beninteso almeno una conferenza stampa del direttore con il suo staff per dirci cose "ovvie" ("a lui" ma importantissime per noi italiani o stranieri che non ci chiamiamo "caio" di repubblica", "sempronio del corriere", "tizio del gazzettino", "marcantonio del manifesto" o "beduino della Rai". Infatti, leggiamo con costante regola d'arte che ogni anno è la solita minestra. I signori giornalisti, critici, inviati speciali che si contano sulle dita di una o due mani hanno l'esclusiva del direttore della Mostra per pubblicare quello che ci sarà, quello che potrebbe andare meglio e quello che si spera di fare... e guarda caso due giorni prima o un giorno prima che inizi la Mostra.
Caro dr. Muller, la scuola della comunicazione professionale ci ha insegnato quanto segue:
Non avendo informazioni dirette o di prima fonte da parte dell'Ufficio del direttore, impegnatissimo per altre faccende (non si capisce dove trovi il tempo per le interviste che appaiono sulle grandi testate italiane uno o due giorni prima), ci siamo presi l'onere di consultare di nuovo la cartella stampa consegnataci a Roma il mese scorso e di parlare con altri colleghi che gironzolavano nei paraggi.
Accontentiamoci comunque dell'imponente scenografia voluta da Dante Ferretti per i suoi 61 Leoni izzati sopra cubi di plastica trasparenti che ci dicono saranno illuminati e per altri venti disseminati ad ogni punto di riferimento con la Mostra (ingresso del Casinò, Hotel Excelsior, attracco vaporetti, Hotel Des Bains...). Più che un labirinto di steli, come il presidente Croff aveva annunciato a Roma, è un muro di tanti poliedri a forma rettangolare di un'altezza di 15/20 metri che stanno a simboleggiare i vari sessanta leoni d'oro assegnati. Un po' pesante come scenografia che ha totalmente nascosto la forma originale dell'entrata del Palazzo del cinema con la sua tettoia ondulata di cemento. Su ogni cubo di plastica azzurra-violacea trasparente vi è incollato (con i trasferibili) il nome del vincitore annuale.
La prima impressione è stata di stupore, quasi di rivolta. Poi con l'ausilio degli obiettivi di Boaretto, le immagini hanno piano piano conquistato anche i più scettici. Ciò non toglie che l'idea dello scenografo sia d'impatto notevole e a non molti farà schifo. Altra nota scadente è l'immagine grafica della 61. Mostra con colori che vanno dal giallo al rosso ed una dicitura così piccola e lunga difficilmente da leggere. Lo Studio Thun non ha azzeccato appieno il suo compito. Forse il pannello di questo estravagante colore da Sol Levante (maoista?) darà più tono ai primi piani del Photo Call dell'ultimo piano del Casinò. L'anno scorso il pannello per le pose di attori e registi era stupidamente bianco, rendendo così molto più pallidi i soggetti. Quest'anno si è optato per l'arancione forse per rimediare l'errore?
Ultima nota: non riusciamo a capire come mai gli abitanti del Lido vogliano a tutti i costi tenersi la Mostra quando il gabbiotto dell'ATCV per l'imbarco del traghetto è inspiegabilmente a destra delle autovetture e la colonnina per il tesserino magnetico si trova molto più basso del finestrino del guidatore a sinistra. Si sa che i venexiani non sono pratici di caselli autostradali, caso mai di barche, gondole e canoe ...
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Poveri noi veneti polentoni ci facciamo ridere dietro perchè vogliamo che il Veneto diventi al più presto uno Stato Nacion con capitale Venexia. I Venexiani meno ciacole che dicono e più fatti che realizzano meglio è per tutti.
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La 61.Mostra del Lido (e non di Venezia, visto che Venezia è solo una pro forma pubblicitaria) si distinguerà per il numero esuberante di film (corti, lunghi e medi). Oltre a Italia e America, che da Pontecorvo in su è ormai la superstar della Mostra con tanti film fuori concorso, attori e vedette, personale e registi, molti altri Paesi saranno in lizza: molti nei nuovi "Venice days degli autori" che ospitano l'inglese Shane Meadows e il parigino Damien Odoul.
Come aveva anticipato Muller, ci sarà molto Oriente, la Corea con un corto di Wong Kar Wai in Eros, il ritorno del giapponese già Leone Hou Hsiao-Hsien (Café Lumière).
Ma il nuovo Chabrol e il nuovo Ozu, insieme a Claire Denis e Desplechin, hanno pretese - ci dicono i più informati - di portarsi a casa almeno un premio. Gli inglesi sono Hamburg cell (sull'11 settembre) di Antonia Bird e il polemico Mike Leigh di Vera Drake, la donna che negli anni '50 procurava aborti clandestini.
La Russia è presente con Muratova e dall'America del Sud rivedremo il nuovo Sergio Cabrera (Colombia), l'argentino Alejandro Agresti.
L'Iran sarà presente con la signora Makhmalbaf. Per i cinefili ci sarà la terza parte della saga di Heimat di Reitz, un lunghissimo lungometraggio di quasi tre giorni, il nuovo De Oliveira, 96enne autore di "O quinto imperio" e l'atteso "Mar adentro" di Amenábar con uno Javier Bardem, il paraplegico Ramón, si dice da premio: recita sempre paralizzato in un letto.
Wenders ci spiegherà come vede l'America dopo l'11/09 in "Land of plenty", quattro giapponesi sembrano già di culto (Takashi, Shimizu, Katsuhiro e Miyazaki). La Malesia porta per la prima volta al Lido un kolosso romantico e rivedremo Al Pacino nelle vesti di "Il mercante di Venezia" tratto dall'opera scespiriana. Non mancheranno tante sorprese di nuovi arrivati e brutte pellicole che sinceramente potevano risparmiarci la visione.
Seguiremo come è nostra abitudine quasi tutte le sezioni dei film, aggiungendovi dei servizi di cronaca di come la Mostra "mulleriana" è veramente diversa dalle precedenti.
Se poi anche quest'anno i servizi saranno così, così lo diremo senza tanti paté d'animo.
Auguriamo al personale assunto per la 61. Mostra un sincero bocca al...Leone!
Ecco il nostro staff ufficiale:
Angelo MIATELLO, caporedattore
Jeanne BELHUMEUR, caporedattrice
Alcide BOARETTO, capo servizio immagini
Fabia CIGNI, inviata e corrispondente culturale
Cinzia GIOTTA, inviata e corrispondente culturale
Madeleine VALLON, giornalista (esterni e tra il pubblico)
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(foto di Claudio Gervasutti)
Oltre ai consigli che abbiamo suggerito al dr. Muller, crediamo che una grandissima Mostra del cinema (commerciale, artistica e socio-politica) possa essere svolta anche dividendosi gli spazi:
al Lido,
all'Arsenale,
a Mestre e in altre città o cittadine venete che desiderano farvi parte.
Insieme si va molto più lontani, cari romani della Rai e di Cinecittà.
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