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61. Mostra: pro e contro della prima settimana di proiezioni, Croff e Muller si scusano ufficialmente

61. Mostra Internazionale d

 

Servizi di Jeanne Belhumeur, Angelo Miatello, Fabia Cigni e Cinzia Giotta

Repertorio immagini di Alcide Boaretto e Angelo Miatello 

 

Lido di Venezia, domenica 5 e lunedì 6 settembre 2004. Inconvenienti e disagi per il grande pubblico pagante (anche gli accreditati stampa e cultura si pagano) dovuti a ritardi nelle proiezioni, a biglietti venduti ben oltre il numero dei posti disponibili delle sale, per l'affollamento di tanta gente in più per la visione dei film.

La 61. Mostra del Cinema di Davide Croff ha dimostrato di non saper reggere all'ondata di nuovi "clienti" del festival. Come al solito, le critiche vengono sempre indirizzate allo staff organizzativo che si assume il compito di offrire servizi adeguati ai tempi.

Il presidente e il direttore della Biennale, Davide Croff e Marco Muller, hanno convocato una conferenza stampa per scusarsi, promettendo misure di emergenza, ma anche spiegando che il caos è segno del successo di questa edizione del festival. "Il tasso di occupazione alberghiera è aumentato del 30 per cento rispetto al 2003; gli accreditati arrivano a +35 per cento, sono solo alcune delle cifre", ha spiegato Croff.

Sabato scorso 4 settembre è stata la giornata più critica: disguidi di ogni genere hanno purtroppo mandato in tilt il programma tanto atteso. Il nostro fotografo Alcide Boaretto - direttore dei servizi fotografici di aidanews - trova che "il regolamento interpretato soggettivamente da "qualcuno" è discriminatorio. Si perde un sacco di tempo per avere un maccarone o la facoltà di fotografare gli artisti. Dopo ore di attesa ti lasciano a bocca asciutta. E questo non è simpatico per nessuno".

Altri operatori fotografi professionisti (con partita iva, cioè non infiltrati appassionati di fotografia) hanno criticato "aspramente lo scenografo e architetto Ferretti che non si è ricordato anche delle giuste e ragionevoli esigenze di spazio per loro. Solo alla 61. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica del Lido (e non di Venezia) possiamo trovare fotografi professionisti in passerella che stanno sopra una cassetta delle bibite, presa a prestito da un bar attiguo".

"Gli ottocento milioni di euro spesi spropositatamente per l'arredo esterno del Palazzo del Cinema - prosegue Claudio Gervasutti dell'agenzia Primopiano di Mestre - non ha tenuto conto di una naturale postazione a gradinate sopraelevata per i fotografi. Anzi molti di noi sono stati penalizzati. Le nostre riprese fotografiche sono a volta deficitarie per l'incauta soluzione presa a tavolino dal progettista Ferretti. Dubito che il responsabile della Biennale Cinema - Uff. Stampa se ne intenda di come fare fotografia".

Anche il pubblico quotidiano si è sentito trattare come fosse "una massa di miserabili". I vip in passerella si vedono appena dalla prima fila aggrappata alle transenne. Il resto della strada frontale al Palazzo che sembra un cimitero di leoni, deve essere lasciato libero per le Citroen-navette, i cartelloni pubblicitari che fanno da barriere al marciapiede e dai gruppetti di militari armati di manganelli e manette accanto alle loro auto azzurre e bianche. Ditemi voi se questo è un palcoscenico da grande pubblico. Il bagno di folla è una chimera. L'allestimento ha tenuto conto dell'impatto e non della funzionalità, come è per il piazzale del Casinò strapieno di gazebo e auto.

Il progettista Ferretti sarà un "grande scenografo" ma non uno che se ne intende di passerelle. "Chiediamo - ci telefona Claudio Gervasutti - spiegazioni e un risarcimento danni simbolico"!

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Auto dappertutto, lungo i canali, accanto ai cancelli di case private, attorno al perimetro e persino sotto i gradini del casinò. L'Italia si distingue per essere sommersa di auto. In barba all'aria pulita e ai polmoni sani. Quelli dell'ATCV dovrebbero esserne orgogliosi: i traghetti dal Tronchetto sono pieni fino a mezzanotte.

Una ACTV che non ha cinquecento euro per stampare dei cartelloni che indicano orari esclusivamente per la Mostra di vaporetti e Bus. Ridicoli che non siete altro, abbiamo fotografato un foglio scritto a mano appiccicato ad un vetro della biglietteria del Lido con sù scritto: "Bus Linea V per il palazzo del Cinema".

Che fatica!   

Come sarà la 62. Mostra del 2005? 

 

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Johnny Depp ha atteso con Kate Winslet fino alle 2 di notte per mostrarsi al pubblico e presenziare alla proiezione del suo applaudito "Finding Neverland".

A Spielberg e Tom Hanks è andata meglio, con "solo" un'ora di ritardo nelle proiezioni.

"Il problema c'è e non vogliamo nasconderlo - ha ammesso il presidente Croff - ma se questa volta il successo è al di là di ogni nostra previsione siamo pure contenti" (autocelebrazione!).

I problemi sono diversi: innanzitutto la necessità di garantire la sicurezza. La "bonifica poliziesca" delle sale, accuratissima, richiede tempi tecnici superiori al previsto. E come spesso accade quando le strutture sono volanti, vi è pure la tecnologia: sabato il sistema informatizzato è andato in tilt, emettendo due volte biglietti per gli stessi posti, tanto che in Sala Grande alcuni Vip veneziani (poverini!) son rimasti in piedi per le prime del "Mercante di Venezia" e di "Mare dentro". Per molti giornalisti accreditati e paganti, come è successo al nostro Miatello, non c'è stato nulla da fare: nella sala grande non c'era un sol posto libero (affermavano le giovani guardie della cooperativa). Lo stesso protagonista del "Mercante", Al Pacino, non è riuscito a trovare posto in sala e sembra sia uscito per la porta di sicurezza a farsi una chiacchierata.

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Il problema cronico di posti e strutture carenti quest'anno è diventato pressante perché èil rovescio della medaglia: una super macchina mediatica (il festival di Venezia) che non ha riscontro con l'offerta di posti a sedere. Un bluff tutto romano-italiano. Tanto i soliti di Cinecittà e Rai e qualche veneziano non hanno difficoltà di trovare posto.

 

Il festival del Lido è sempre stato così. Ci ricordiamo che fino a dieci anni fa con cinquemila lire potevi corrompere una mascherina (un uomo romano o veneziano di una certa età) e trovavi all'ultimissimo minuto un posto in platea. Sarà così anche per questa edizione? Chi sono le mascherine che si fanno corrompere? Non certo quei ragazzini reclutati per tenere a bada la marea di gente che entra ed esce dalle sale cinematografiche.

Chi dispensa i biglietti omaggio? Gli inviti per le cene o i vari appuntamenti mondani?

Fuori i nomi!

 

"Prenderemo misure di emergenza - ha promesso il presidente Croff -, anticiperemo di 15 minuti tutte le proiezioni per consentire la bonifica delle sale". E se tutto questo non bastasse, ha detto ancora Croff, ci si mettono anche i "No global", che con i loro cortei contro la Nato hanno rallentato l'ingresso in sala al Palazzo del Cinema. A loro, comunque, ha ammesso Croff, "va riconosciuta grande disciplina".

 

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Chissà perché i No Global (quasi tutti romani e studenti di Ca' Foscari e IUAV) non hanno manifestato contro i gravissimi attentati ceceni in cui hanno perso la vita centinaia di civili e adolescenti. Questi No Global .... Figli di papà che hanno la carta di credito, l'ultimo modello Nokia triband, il PC portatile Mac. Il braccialettino di stoffa al polso, il tatuaggio sulla spalla o accanto all'ombellico, vestono con stracci griffati vengono a rompere i coglioni ai loro "nemici mediatici". I Vip contro i Vip.

     

Anche Marco Muller, direttore della Mostra, sentitosi parte in causa, ha voluto spiegare le ragioni del tanto caos organizzativo di sabato: "Avremmo voluto spalmare le presenze pazzesche di ieri - ha detto Muller -, Tim Robbins, Al Pacino, Jeremy Irons, Joseph Fiennes, Javier Bardem, Johnny Depp, Kate Winslet, nel resto della settimana, ma è dura far capire agli americani che il festival non finisce oggi. Da sempre i divi Usa si concentrano nella prima settimana perché poi vanno al festival di Toronto. Intanto l'abbiamo fatto capire agli asiatici, che infatti saranno protagonisti nei prossimi giorni".

Aggiungiamo noi, non c'è solo Toronto. Esiste anche Deuxville in Normandia dove vi è la più alta concentrazione di artisti americani. Il festival è l'unico in Europa dedicato al cinema americano. Venezia ha perso dai tempi del vecchio e sorpassato Gillo Pontecorvo una grande occasione. Vi ricordate che il Ministro socialista Lang proponeva di fare Cannes a settembre?

 

Ma, a parte le critiche a questa edizione di Venezia 61.,  non mancano star che si incontrano al Westin Excelsior o al Des Bains o per chi è più fortunato al Cipriani o al Danieli.

 

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Critiche per la cattiva gestione della Mostra sono arrivate anche da Mr. Harvey Weinstein, boss della casa di distribuzione Miramax.

"Benvenuti alla proiezione per la prima colazione" ha detto Weinstein, quando, dopo le due di notte, ha preso il microfono della Sala Grande. Un ritardo che si è accumulato per tutta la giornata di sabato, finendo per pesare in modo decisivo sulla proiezione ufficiale di "Finding Neverland", il film con Johnny Depp prodotto proprio dalla Miramax.

La prima proiezione era prevista alle 23.45, ma ha iniziato alle 2.20 del giorno dopo, per concludersi alle 4 di mattina.

Vi immaginate chi l'avrà vista il giorno dopo sarà rimasto a letto fino a mezzogiorno e di conseguenza avrà perso la conferenza stampa ed altre prime. Se questo è un festival, beh diciamolo chiaramente, è per pochi individui.

"A Muller dovrò insegnare un po' di 'timing', di rispetto degli orari" ha chiosato Weinstein.

 

Qualche problemino anche per la visione di "Embedded" di Tim Robbins, sabato pomeriggio in Sala Perla: la proiezione è iniziata con molto ritardo, tra le proteste del pubblico (che non sa fare altro che gridare e fischiare quand'è scontento). Il regista è stato costretto ad uscire dalla sala per calmare gli animi, dicendo che il film sarebbe stato proiettato anche domenica al Global Beach (divenuto luogo dei no-global-figli di papà).

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Il film-rivelazione della Mostra, "Mare dentro", del regista Alejandro Amenábar ha rischiato di essere eliminato. Il film, che doveva uscire sabato nelle sale solo dopo le 22, è stato proiettato in anticipo nella multisala di Silea.

Se vogliamo interpretare il regolamento alla lettera,  un film della Mostra non può essere proiettato - pena l'esclusione - in una sala pubblica prima della sua proiezione ufficiale a Venezia.

"Rischia l'esclusione", chiediamo all'ufficio del direttore?

No. La Biennale ha precisato al telefono una voce femminile con il nostro inviato che c'erano già state due proiezioni ufficiali del film per la stampa e gli accreditati, alle quali aveva partecipato anche il pubblico. A noi era francamente sfuggito.

Claudio sul traghetto per il Lido
 Capo servizio d  Manifestanti per licenziamenti alla Wella Italia

Le strutture della Mostra del cinema ed i luoghi non sono all'altezza delle esigenze di un grande pubblico. La Biennale deve cambiare politica e non pensare solo di accontentare i Lidensi, i Romani di Cinecittà e Rai. Ci siamo anche noi: giornalisti, cultori, appassionati, visitatori occasionali, studiosi, turisti, una massa di gente che si sente a volte presa in giro dalla presidenza di turno. 

Tenete il palazzo del cinema solo come museo, sede prestigiosa del direttore, archivio storico con annesse piccole sale che raccontano la storia. Buttate giù la schifezza del Casino puzzolente di fumatori e di fogna e di altre strutture limitrofe, vecchie ed assurde per Mostre di alta levatura e di grande impatto con il pubblico italiano e straniero. Se ci sono spazi vuoti riempiteli e non lasciateli ad uso indiscriminato di incivili che defecano o gettano i loro rifiuti.

Attorno al perimetro della Mostra via auto, fuoristrada e moto di visitatori o spettatori della Mostra: deturpano l'ambiente. Lo rendono sozzo. Poveri i residenti lidensi, non vorrei essere al posto loro (anche se sappiamo che in tanti lucrano sulla vicinanza alla Mostra!).

 

 
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