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Arte dell'oblio, un saggio sull'arte di Manlio Brusatin alla Rocca dei Tempesta di Noale, sabato 18 Settembre 2004

Particolare della locandina di Arte dell

A cura di Cesare Tomasetig

Voce narrante Werner Di Donato

Flauto Roberto Fabbriciani

Canto e movimenti scenici Karina Oganjan

Luci Beppe Pizzo

Musiche Carlo de Incontrera

Elaborazioni del suono Edoardo Milani

 

Manlio Brusatin Roberto Fabbriciani e Cesare Tomasetig 
Karina Oganjan Werner Di Donato
 

Patrocinata dalla Regione Veneto e in collaborazione con il Comune di Noale, prende avvio il 18 settembre alla Rocca dei Tempesta di Noale l'iniziativa voluta dalla FO.CO.S. e dalla Fondazione di Venezia di mettere in scena il suggestivo saggio sull'arte intitolato Arte dell'oblio. Quest'appuntamento, che di per sé costituisce una novità assoluta, si profila come la prima tappa di un progetto triennale che prevede la messa in scena di tre saggi fondamentali di Manlio Brusatin: il primo è appunto quello dedicato all'arte dell'oblio, il secondo tratta della storia delle linee e della forma ed infine il terzo si concentra invece sulla storia dei colori.

 

L'evento è reso possibile grazie alla particolare sensibilità dell'impresa padovana FO.CO.S. e della Fondazione di Venezia, le quali - sostenendo questo progetto - hanno inteso percorrere strade non tradizionali permettendo la realizzazione di un esperimento nato dalla mente di Cesare Tomasetig.

Nell'intento dunque di teatralizzare il saggio da cui esso prende il nome, lo spettacolo porterà in scena l'attore Werner Di Donato, che interpreterà i testi con parti dal vivo e parti registrate, e la soprano Karina Oganjan, la quale canterà ed eseguirà movimenti di identificazione con l'oblio delle mura che si sgretolano. Le musiche che accompagneranno lo spettacolo saranno composizioni inedite di Carlo De Incontrera che verranno eseguite dal grande flautista Roberto Fabbriciani.

In una società nella quale l'imperativo è avere e comunicare un'immagine spesso falsificante, assurda ma ritenuta necessaria, FO.CO.S e Fondazione di Venezia promuovono un'attività che Manlio Brusatin definisce "di notevole profilo culturale, dove gli argomenti di riflessione sono per esempio «l'importanza delle cose che non hanno importanza» cioè quelle trascurate, abbandonate, volutamente dimenticate". Per l'autore del saggio Arte dell'oblio la riduzione teatrale del testo -già sperimentata in forma diversa al MittelFest di Cividale sempre per la regia di Cesare Tomasetig- "propone non certo la necessità di dimenticare, perché questo si impara da soli, ma come la memoria abbia bisogno di una specie di purificazione, di pulizia, per poter essere memoria vera, sia sul piano della personalità individuale che della società umana. Questa diventa una riflessione etica ed estetica necessaria per coloro che sono costretti a ricordare tutto tranne ciò che è veramente necessario".

 

La volontà di mettere in scena un saggio sull'arte non prende dunque semplicemente le mosse dalla diffusa tendenza che attualmente porta registi ed attori a ricorrere sempre più spesso a testi non teatrali per realizzare delle opere tese a far emergere le passioni che provano anche i ricercatori che studiano materie apparentemente aride (come ad esempio la chimica, la matematica, la fisica o l'astronomia).  Nel progetto in programma a Noale il punto di partenza sono dei saggi sull'arte figurativa; in particolare lo spettacolo tende a ricercare ed a isolare nel testo originale quelle parti che si muovono al confine tra il saggio e la creatività artistica. Le opere di Manlio Brusatin sono infatti testi che non solo registrano ed archiviano ma cercano anche di partecipare alla creatività artistica stessa.

 

La forza della messa in scena di questo saggio risiede principalmente nella funzione didattica che un testo come questo può esercitare oltre che sugli studenti anche sul pubblico in generale. Per quest'ultimo infatti lo spettacolo rappresenta l'occasione di entrare in contatto con uno scritto che magari non avrebbe mai avuto l'occasione o lo stimolo di leggere rendendo così possibile la scoperta di una grande opera. Per gli studenti invece la rappresentazione costituisce l'occasione di affrontare, con un approccio non tradizionale, il materiale di studio.

È proprio con riferimento alla funzione didattica che meglio si evidenziano anche le caratteristiche di continuità e di unitarietà del progetto sopra citato. Le linee, i colori e la forma sono elementi fondamentali dell'opera d'arte figurativa ed i tre testi di Brusatin offrono strumenti interpretativi essenziali per comprenderli: le tre rappresentazioni dunque intendono fornire al pubblico un ciclo compiuto di questi strumenti interpretativi fondamentali per il rapporto con l'arte.

Continuità e unitarietà del progetto si ritrovano anche nell'intervento musicale affidato al Maestro  Carlo de Incontrera: alla conclusione dell'intero progetto infatti egli avrà creato un trittico di composizioni originali che scava sugli stessi concetti di oblio, linea, forma e colore e che potrebbe anche nascondere una sorta di gara per l'armonia.

La prima edizione di Arte dell'oblio si terrà all'interno della Rocca dei Tempesta di Noale, in luogo di per sé altamente suggestivo che sarà ulteriormente valorizzato se non addirittura trasfigurato da una regia luci affidata a Giuseppe Pizzo.

 

Lo scenario della Rocca dei Tempesta di Noale non è casuale: il castello medioevale dei Malatesta infatti, con la leggendaria caratteristica della torre che conteneva due prigioni (una chiamata "la Chiara", l'altra "l'Oscura") sopravvive fino alla caduta della Serenissima. Già abbandonato dal governo veneto nel 1763; l'edificio subisce nei pochi anni verso la fine del settecento una spogliazione ed un diroccamento sistematico fino alla nuova funzione del cimitero cittadino, in ottemperanza alle nuove norme delle leggi napoleoniche. Nel territorio veneto questo spazio contornato da mura e canali d'acqua rappresenta l'unico caso in cui una rocca abbandonata diventa stabilmente il luogo dei morti fino a date recentissime (1983), fino a quando si arriva alla progressiva dismissione. Oltre ai più recenti restauri del complesso medievale operati attorno agli anni Novanta, l'insieme del castello e dei canali circostanti mantiene una configurazione tipicamente veneta ma confrontabile ai parchi delle rimembranze a Weimar o Ermenonville oppure evocativamente ai dipinti di Arnold Boecklin, che sono le immagini di sfondi del testo drammatizzato. Dunque la scelta della fortificazione di Noale per questa rappresentazione diviene tanto importante quanto suggestiva.

 

Scheda degli interpreti:

 

Werner Di Donato (voce narrante). Originario di Udine, vince nel 1962 il concorso d'arte drammatica sia per la recitazione che per la dizione in versi. Lavora per il Teatro Stabile di Torino e per quello di Trieste, per cinque anni ha ricoperto ruoli di rilievo nella compagnia Tino Buazzelli; è oggi impegnato nel partecipare a sceneggiati e programmi culturali radiofonici oltre che a collaborare con le televisioni franco-svizzere. Da anni è socio-attore della Cine-Video-Doppiatori.

 

Roberto Fabbriciani (flauto). Nato ad Arezzo e diplomatosi giovanissimo in flauto traverso, ha vinto numerosi Concorsi e ha fatto parte delle Orchestre del Maggio Musicale Fiorentino e della Scala di Milano. Virtuoso, interprete originale ed artista versatile ha innovato la tecnica moltiplicando le possibilità sonore dello strumento. Al contributo dato da Fabbriciani alla Storia della Musica in seno al progresso del flauto nel Novecento occorre aggiungere la sua pregevole capacità di completare il pensiero del compositore al di là di vuoti e sterili accademismi valorizzando le qualità compositive dell'opera e le possibilità esecutive che essa sottende. Per tali qualità e per la costante attenzione dedicata alla Musica Contemporanea Roberto Fabbriciani ha collaborato coi maggiori compositori (tra i quali S. Bussotti, J. Cage, N. Castiglioni, A. Clementi, F. Donatoni, J. Feld, B. Ferneyhough, J. Françaix, T. Hosokawa, E. Krenek, G. Kurtág, E. Morricone, L. Nono, G. Petrassi, W. Rihm, J.C. Risset, S. Sciarrino, D. Schnebel, K. Stockhausen, T. Takemitsu, I. Yun), ha suonato con repertorio eterogeneo presso alcuni tra i più importanti Festivals: Biennale di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Spoleto, Donaueschingen, Salisburgo, Lockenhaus, Bruxelles, Parigi, Londra, Vienna, Berlino con orchestre quali l'Orchestra della Scala di Milano, dell'Accademia S. Cecilia di Roma, le Orchestre della Rai, Ecyo, London Sinfonietta, LSO, RTL Luxembourg, BRTN Brussel, Orchestre Symphonique de la Monnaie, SWF Baden-Baden, Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, Bayerischen Rundfunks, l'Orchestra Filarmonica di Monaco. Ha suonato come solista coi direttori C. Abbado, L. Berio, E. Bour, S. Comissiona, P. Eötvös, V. Fedoseyev, G. Gavazzeni, M. Gielen, D. Kachidse, B. Klee, B. Maderna, R. Muti, Z. Pesko, G. Sinopoli, L. Zagrosek. Ha inciso numerosi dischi per Philips, Ricordi, Fonit Cetra, Arts, Col legno, Sony, Koch. Attualmente tiene il Corso di perfezionamento presso l'Università del Mozarteum di Salisburgo.

 

Karina Oganjan (canto e danze). Nata a Riga (Lettonia), come soprano ha conseguito con ottimi voti il diploma di violino nella sua città natale. Dal 1995 si è trasferita in Italia per dedicarsi allo studio del canto. Partecipa ai numerosi concerti organizzati dal Conservatorio G. Tartini di Trieste, dove studia dal 1996. Ha cantato nel ruolo di Maria Magdalene nel  rock-opera Jesus Christ Superstar eseguito a Trieste da Serenade Ensemble per continuare, poi, con il Bambino nell'opera Der Jasager di Kurt Weil, sotto la direzione del Maestro A. Martinolli e nel ruolo del primo genio nel Flauto Magico  di W. A. Mozart, al Teatro "G. Verdi" di Gorizia, sotto la direzione del Maestro S. Zannerini. Nel frattempo continua il suo approfondimento didattico con diversi maestri di chiara fama.

 

Carlo de Incontrera (musiche). Nato a Trieste nel 1937 è compositore, musicologo e docente di Storia ed estetica della Musica presso il Conservatorio "G. Tartini" di Trieste. È stato docente di Storia della Musica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste (1986-2001). Collabora ai programmi musicali della RAI e di altre emittenti televisive europee. È il curatore di manifestazioni musicali, rassegne, mostre e attività culturali. La Fenice di Venezia, Ministero del Turismo e Spettacolo, Palazzo Grassi e Fondazione Cini di Venezia, Festival "Mozart e il teatro musicale veneto" di Vicenza , Teatro Comunale di Ferrara, Filarmonica Laudano di Messina, Autunno Musicale di Como, Cidim di Roma, Festival di Gubbio, Celebrazioni Stradivariane di Cremona. Ha diretto il Festival di Asolo e Cortina, le attività musicali del Piccolo Teatro di Milano, il settore Musica & Arti Visive del MittelFest; ha ideato progetti per la LVMH di Parigi e per il Centre Canadienne d'Architecture di Montréal.

 

Dirige il Settore Musica e Danza del Teatro Nuovo "Giovanni da Udine", le Stagioni concertistiche e i Festival internazionali di Primavera del teatro Comunale di Monfalcone, le manifestazioni concertistiche della Scuola Normale Superiore di Pisa. Insieme a Giorgio Strehler ha diretto il progetto del Così fan tutte di Mozart. Ha vinto la selezione RAI per la III Biennale di Parigi (1963), il premio speciale Moretti per la cultura (1969), il premio Abbiati della critica italiana (1987) per la programmazione musicale del Teatro Comunale di Monfalcone. Sempre per  la programmazione monfalconese è stato insignito del Paul Harris Yellow del Rotary International. Come compositore è stato attivo negli anni Sessante, presente nei principali Festival Internazionali; le sue partiture sono edite da Ricordi. Nel 1999 ha ripreso a comporre. Ha infine scritto numerosi saggi, tra i quali Wagner in Italia, Wagner in Sicilia, Litz e l'Italia. 

 

Cesare Tomasetig (curatore dello spettacolo). Ha frequentato la cultura e la politica. Fondatore e direttore della rivista Mitteleuropa è stato anche un uomo di partito (Consigliere regionale socialista del veneto per due legislature a partire dal 1975). Entrambe le attività sono confluite nella sua rivista, che si è proposta di confrontare la realtà contemporanea del Nord-est italiano con le radici di una politica mitteleuropea intesa non come nostalgia, ma come caratteristica culturale vitale e originaria della regione. Ha ideato il MittelFest di Cividale del Friuli di cui è stato coordinatore e poi responsabile del Progetto Poesia. A MittelFest ha presentato La forza che le idee hanno da sole con Paolo Bonacelli e Topolò e Retorica su: Cividale, un festival, la congiunzione e, l'interiezione mah e qualche sentimento con Gianfranco Mauri.

 

Manlio Brusatin (autore del saggio Arte dell'oblio). Laureatosi con Carlo Scarpa all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ora insegna storia dell'arte moderna e contemporanea alla Facoltà di Architettura e Design del Politecnico di Milano. Tra le sue numerose pubblicazioni è possibile ricordare Storia dei colori, Storia delle linee e Storia delle immagini, Arte della meraviglia, Venezia nel Settecento: Stato, architettura, territorio e L'arte dell'oblio.

 

Introduzione allo spettacolo

 

Si tratta del tentativo di mettere in scena un libro dedicato all'arte: un saggio che ha come riferimento dei dipinti, delle sculture, delle architetture. Non possiamo sapere quale ne sarà il risultato e tanto meno possiamo immaginare la reazione del pubblico. Ma il testo raggiunge momenti di tale profondità che possono essere considerati filosofici o ancora poesia. Abbiamo perciò cercato di isolare alcuni di questi momenti per offrirli al pubblico senza perdere del tutto il contesto del saggio di Brusatin. Ancora una volta non possiamo essere sicuri di aver rispettato appieno la volontà dell'autore, ma tutti sanno che la poesia, una volta scritta, viene consegnata al lettore che la sente, o la interpreta un po' a modo suo. Ovviamente abbiamo mantenuto i riferimenti iconografici offerti dal testo che accompagneranno la lettura e ne renderanno più agevole la comprensione.

 

L'Ala di una ghiandaia di Albrecht Dürer ci offre una gamma di colori che si travasano l'uno nell'altro senza mai confondersi e casomai creando nuovi colori della fantasia, dei ricordi e dell'oblio: i colori di una vita che non fugge, ma è vissuta e può essere rappresentata. Rappresentare una vita significa offrire sensazioni, sentimenti, sfumature, incrostazioni, pieghe, particolari; in definitiva la nostra vita è un continuo restauro.

 

Il commento musicale a questa Arte dell'oblio è affidato alle musiche del Maestro Carlo de Incontrera, il quale presenterà in prima mondiale il lavoro elaborato appositamente per quest'evento.  

 

Info: A.I.A.F. AsoloInternationalArtFestival; Segreteria A.I.A.F. tel. 0423 520455 fax 0423 951320 

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