
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 15.09.2004
In breve:
Il teatro italiano è "silenzio", è "incapacità di raccontarsi, di narrare il presente, di possedere memoria". Così il regista e curatore Massimo Castri della 36 kermesse teatrale della Biennale ha introdotto la sua presentazione di lunedì scorso a Palazzo Querini Dubois di San polo 2004. E non ha tutti i torti a sollevare piccoli e grandi problemi del mondo teatrale italiano che non rimane al passo di altri paesi europei.
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Il direttore Massimo Castri: "Imparare a raccontare il presente" con Testori e Pasolini
Venezia, 15 settembre 2004 (nostri inviati Belhumeur e Miatello). Il teatro italiano è "silenzio", è "incapacità di raccontarsi, di narrare il presente, di possedere memoria". Così il regista e curatore Massimo Castri della 36 kermesse teatrale della Biennale ha introdotto la sua presentazione di lunedì scorso a Palazzo Querini Dubois di San polo 2004. E non ha tutti i torti a sollevare piccoli e grandi problemi del mondo teatrale italiano che non rimane al passo di altri paesi europei.
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"L'incapacità di raccontarsi è tipica dei servi. Appartiene ad Arlecchino che vive solo il presente pensando alla pagnotta. La nostra, purtroppo, è una cultura di Arlecchino. E questo vuoto è grave. Il teatro non sa mettere radici". Così, per costruire il "suo" Festival Internazionale della Biennale Teatro, da martedì 14 settembre al 2 ottobre prossimo nei due teatri dell'Arsenale (Piccolo e alle Tese) a Venezia, Castri ha scelto di coinvolgere i giovani artisti e "mettere assieme tutto quello che si poteva trovare oggi, in Italia, nel campo della scrittura per il teatro". La sua intenzione è quella di fare il punto sull'attualità, "cercando nello stesso tempo di comprendere le ragioni, di legarle a un tema che a me sta particolarmente a cuore: il teatro del '900, con i suoi pieni, i suoi vuoti, i suoi problemi, le sue contraddizioni, la sua afasia". Letizia Russo, Andrea Malpeli, Davide Enia, Ascanio Celestini (e qualche altro che nuovo non è come Spiro Scimone perché privo di un testo nuovo e Fausto Paravidino impegnato in un film): nomi giovani, autori giovani e giovani scritture dotate di sguardo e coraggio, ai quali Castri ha imposto soltanto due confini, Pasolini e Testori, "gli unici in grado di rompere il silenzio del teatro italiano nel secondo Novecento". Un silenzio nato dopo Pirandello e interrotto soltanto da loro, "gli unici capaci di raccontare l'oggi e l'individuo in modo diverso", le uniche isole di scrittura forte in un 900 appesantito da silenzi insopportabili. Perché ciò che interessa Castri è proprio indagare e "capire meglio le ragioni storiche e antropologiche di questo silenzio".
Il budget artistico affidatogli dalla nuova presidenza si aggira sui 450mila euro che per Castri non sono poi così tanti se è notorio che rappresnta appena "la metà del budget medio di un piccolo teatro. Quando me l'hanno detto, ho temuto di sognare, ma alla fine una soluzione l'abbiamo trovata", ossia co-produzioni della Biennale, con ben 12 prime assolute che poi gireranno l'Italia, "insomma, opere che poi avranno vita propria nel mercato".
Castri tuttavia precisa che c'era stato un contatto con Roma, "si pensava di raddoppiare la Biennale Teatro con due sedi, una a Venezia e una Roma, con una circolazione di debutti a priorità veneziana. Roma sarebbe intervenuta con un buon finanziamento. Poi però sono iniziati i litigi sullo statuto, e tutto si è bloccato. I litigi sono finiti, ma l'operazione non è partita. Mi dispiace tanto".
Ma al direttore del Settore Teatro spiace pure non poter utilizzare un teatro "tradizionale" per le opere in programma. Le Tese, Le Tese delle Vergini e il Piccolo Arsenale possono anche funzionare, ma "ti consentono solo un certo tipo di linguaggio", e questo poi si riflette nel lavoro, nelle scelte stilistiche: alcune pièce, invece, "avrebbero avuto bisogno di un palcoscenico più tradizionale", come quello del Malibran, oppure del Goldoni, "figuriamoci la Fenice, neanche dipinta ce la fanno vedere!", ride amaro Castri, ma la polemica è seria, "non ce li danno", alla faccia della collaborazione tra enti. "Noi li abbiamo chiesti - ribadisce - ma non c'era niente disponibile".
La riflessione, tuttavia, è più ampia, e non coinvolge soltanto l'utilizzo di teatri tradizionali di Venezia. E cioè: che senso ha dirigere una Biennale Teatro quando non hai un teatro vero? "E se per esempio ti concedono il Goldoni, ti sparano un affitto spaventoso che da solo si mangia via parte del budget già risicato per gli spettacoli". A questo punto, ammette Castri, bisogna davvero chiedersi se la Biennale abbia o no la voglia di cogliere l'occasione per diventare un punto di riferimento valido per il teatro italiano "ora che si sono dissolti quasi tutti i punti di riferimento. Dopo la scomparsa della Rassegna dei Teatri Stabili di Firenze, non c'è quasi più niente. La Biennale deve capire quale è la funzione dei suoi tre settori di spettacoli dal vivo", e cioè musica, danza, e teatro, "perché la Biennale non è soltanto Cinema, Architettura e Arti visive".
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Castri ha pienamente ragione. Peccato che anche lui sia come una meteora e passato il festival i signori della Biennale, della Regione Veneto (in primis il "governatore" Giancarlo Galan e l'assessore Serrajotto) non abbiano il tempo di riflettere su queste osservazioni fatte da un professionista serio.
Siamo spreconi in capannoni, aree commerciali e artigianali (mezze vuote) e per la cultura non riusciamo a cogliere la potenzialità di una Biennale per farla espandere in tutta la Regione Veneto, dalle Dolomiti al Po. L'assessore Serrajotto è un piccolo borghese di Montebelluna che punta solo ai suoi legami personali e non potrà mai avere una visione più ampia. Sembra sia rimasto fuori dalla cerimonia di apertura della 62.Mostra del Cinema. Non era stato inserito tra i vip! E' di terza categoria.
Qui sembra che per fare della cultura bisogna ancora pensare al Palio, alle rievocazioni "medievali con luganeghe, fasoi e Hainneken", ai prodotti della terra che non ci sono più se non a livello di orto casalingo (radicchio variegato di Castelfranco), alle rievocazioni dei partigiani (in forte diminuzione, per fortuna, essendo quasi tutti spariti), e a quanto di stupido e futile si possa immaginare. Teatri che sono costosissimi e spesso poco riempiti, assenza quasi totale di altri stabilimenti per provare e crescere in un Veneto che per certi versi è ai primi posti al mondo. Venezia è solo palcoscenico per farsi la pubblicità perchè la partecipazione di giornalisti e turisti "residenti" è garantita?
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"La Monaca di Monza" di Giovanni Testori
Elio De Capitani e Lucilla Morlacci con Marco Baliani aprono questa "Biennale-secondo-Castri" con un testo complesso come "La Monaca di Monza" di Giovanni Testori.
Questa "Monaca" è un progetto che nasce lontano, dalla passione e dalla tenacia di Lucilla Morlacci, "è una storia che parla di velo e di libertà", spiega l'attrice, in un universo di peccatori, corruttori, corrotti e falsi bigotti. Difficile districarsi, in un testo ricco come quello di Testori, "e trovare una guida - ammette De Capitani - per indagare su ossessioni come l'amore, la vita, la libertà. La nostra scelta è stata scavare, tagliare, per arrivare alla carne del testo. Un testo che ha bisogno di attori che si compromettono, perché non si può fare Testori senza compromettersi. E la mia idea di teatro passa attraverso la mente del corpo. Spero ne sia valsa la pensa: il testo è del '67, ma anche la nostra storia di velo è finita da poco".
LA MONACA DI MONZA di G. Testori, regia di Elio De Capitani, con Lucilla Morlacci e Marco Baliani: 15/9 ore 20, 16/9 ore 21.30 Teatro alle Tese (prima assoluta).
AGAMENNONE di Eschilo, testo e regia di Rodrigo Garcia: 16/9 alle 19.30 e 17/9 alle 21.30 alle Tese delle Vergini.
COEFORE di Eschilo, traduzione di Pasolini, regia di Monica Conti con Annamaria Guarnieri, 17/9 alle 19.30 e 18/9 alle 21 al Piccolo Arsenale (prima assoluta).
EUMENIDI di Eschilo, traduzione di Pasolini, regia di V. Pirrotta. 19/9 e 20/9 alle 20 al Teatro alle Tese (prima assoluta).
BESTIA DA STILE di Pasolini, regia di Antonio Latella, 22/9 alle 20 e 23/9 alle 21.30 al Piccolo Arsenale (prima assoluta).
PURIFICATI di Sarah Kane, regia di Marco Plini, 23/9 alle 19.30 24/9 alle 21.30 alle Tese (prima assoluta).
BINARIO MORTO di Letizia Russo, regia di Barbara Nativi, 24/9 alle 19.30 e 25/9 alle 20 alle Tese delle Vergini (prima assoluta).
PRIMA/DOPO di Roland Schimmelpfenning regia di B. Francardo, M. Giovara, R. Rota, R. Zibetti, 26/9 e 27/9 al Piccolo Arsenale (prima assoluta).
LA SCIMIA ispirato a "Le due zitelle" di Tommaso Landolfi, regia di Emma Dante, 28 e 29/9 alle 20 alle Tese delle Vergini (prima assoluta).
SCANNA di Davide Enia, 1/10 alle 19.30 e 2/10 alle 21.30 al Piccolo Arsenale (prima assoluta)
IO TI GUARDO NEGLI OCCHI di Andrea Malpeli, regia di Chérif, 1/10 alle 21 e 2/10 alle 19 al Teatro alle Tese (prima assoluta).
SCEMO DI GUERRA, ROMA 4 GIUGNO 1944, di Ascanio Celestini, 1/10 alle 23 e 2/10 alle 17 alle Tese delel Vergini (prima assoluta)
costo biglietti: 16 euro (intero), 13 (ridotto) 8 (studenti)
info: 041-5218898; 041-5218775. Prevendite Vela.