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IL MUSEO GIORGIONE APRE LE SUE PORTE 500 ANNI DOPO LA PALA DI CASTELFRANCO |
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 21.09.2004
In breve:
Il testo dell' installazione video dedicata al Giorgione, esposta al Telecom Italia Future Centre di Venezia (Rialto), è un dialogo tra il pittore e una voce femminile fuori campo.
Il testo dell' installazione video dedicata al Giorgione, esposta al Telecom Italia Future Centre di Venezia (Rialto), è un dialogo tra il pittore e una voce femminile fuori campo.
Giorgione
"Non era un palazzo nobiliare, era un fondaco, un magazzino. Il Senato della repubblica affidò la decorazione di questo edificio a me, proprio a me, Giorgine."
Voce fuori campo
"Il Senato della Repubblica, l'opera di illustri artisti: tutto per decorare un magazzino ?"
Giorgione
"Per la Repubblica, i fondaci erano il centro del commercio, più importanti e vitali del benessere di qualsiasi famiglia patrizia. Per me, comunque, era un' occasione, avevo 30 anni. Erano pochi allora per diventare maestro"
Voce fuori campo
" Ma su quella facciata non si vede nulla!"
Giorgione
" Degli affreschi è rimasto solo qualche frammento, il tempo ha distrutto il resto. Il tempo, una delle ossessioni della mia vita"
Voce fuori campo
" Come se fossi spinto dalla fretta, come se sapessi di non averne di tempo..."
Giorgione
" Certo, sono strani i posteri... Quando uno muore giovane, quelli che vengono dopo si immaginano che il suo destino sia segnato fin dall'inizio"
Voce fuori campo
"Già, come James Dean, come Jimi Hendrix"
Giorgione
" Scommetto che anche costoro a tutto pensavano tranne che alla morte, così io. Quando la peste mi uccise, a 32 anni, stavo vivendo una grande storia d'amore. E avevo anche altre passioni: la musica, l'amicizia... Non era il mio tempo che mi ossessionava, pensavo di averne ancora tanto, ma nel fluire del mondo e delle cose c'era qualcosa che mi sfuggiva, che volevo capire. Fui tra i primi a ritrarre nuda una donna, nei quadri. La donna, il paesaggio, la musica, l'infinita bellezza del mondo. Solo che questa bellezza non è eterna, passa, scompare.Per me lampittura non serviva solo a celebrarla, la bellezza, serviva anche a trattenerla. Dipingere era soprattutto un modo di conoscere, e non di copiare il mondo, e di provare soprattutto a capirlo. Sennò a che servono questi magnifici organi di senso che abbiamo? Studiare, guardare, strumenti sempre più sofisticati, ma quello che conta è il desiderio di capire."
Si ringrazia il dr. Di Spirito per l'invio del testo che viene immediatamente pubblicato nel sito di MuseoGiorgione, unico che tratti ampiamente della vita e opere dell'artista castellano.
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