Venezia, 22 ottobre 2004. Un risultato dovuto alla novità e ricchezza di proposte, realizzazioni, recuperi e restauri, nuovi modelli gestionali, serietà nella ricerca, che la città si è saputa dare sia nella sua componente insulare sia in quella di terraferma. Se molto ancora rimane da fare è però possibile affermare, senza timore di smentite, che pur tra difficoltà e limiti, condizionamenti e problemi il panorama di oggi è promettente e confortante: si pensi alle restituzioni di Fenice e Malibran, ai Musei Civici riallestiti e riaperti, alla Grande Accademia, al nodo dei musei dell'area Marciana, alla Torre di Mestre, al Toniolo e al Candiani. Nel contempo, altre istituzioni continuano ad assolvere al loro ruolo irrinunciabile e universalmente apprezzato e certo di non minore orizzonte internazionale, dalla Biennale alla Fondazione Cini, dall'Istituto Veneto alla Guggenheim, dalla Fondazione Querini Stampalia agli Atenei.Dentro a tale concerto Palazzo Grassi ha giocato molto bene la sua parte promuovendo e garantendo mostre di eccellenza confortate da un consenso pressoché unanime e continuo da parte degli specialisti e del pubblico. Iniziative che, a differenza di quel che talvolta accade ai giorni nostri nel panorama di improvvisati 'mostrifici', sono sempre state il frutto di lunghi e impegnativi lavori preparatori, scientifici innanzitutto, ma anche di organizzazione e di comunicazione.Specialisti di tutto il mondo, ricercatori, storici, archeologi hanno disegnato e portato a compimento le grandi rassegne di civiltà e di cultura (Celti, Fenici, Greci d'Occidente e così via, per intenderci) dando vita a mostre spettacolari e affascinanti, spesso esemplari per sforzo didattico e didascalico. Critici e storici d'arte, per converso, hanno proposto letture critiche, figure di protagonisti, episodi e rassegne su e di fenomeni artistici del Novecento (dai Futuristi a Modigliani alle radici della Modernità). Infine, Palazzo Grassi ha offerto alcune importanti digressioni nell'arte 'classica' (disegni di Leonardo, Venezia e la cultura del Nord, l'architettura del Rinascimento). I cataloghi di queste rassegne sono ancora oggi essenziali punti di riferimento per il futuro.
Palazzo Grassi, anche grazie alla ricchezza dei mezzi a disposizione, ha sempre 'volato alto' proponendo il meglio, dialogando con le maggiori istituzioni museali del mondo, facendosi stimare e fornendo le migliori garanzie di serietà e di efficienza (ancora una volta, scientifiche e organizzative). Ciò ha fatto in modo che si potesse far arrivare in Laguna il San Girolamo di Antonello, la maschera di Nefertari, l'efebo di Mozia e così via).Anche questa è una ricchezza che viene oggi consegnata alla città. Palazzo Grassi ha una flessibilità d'uso, una dimensione, una dotazione strumentale che gli consentono una affidabilità e potenzialità di utilizzo assolutamente uniche in Venezia; possiede inoltre tutte quelle caratteristiche che le sedi espositive delle città italiane (con l'eccezione di Torino con il Lingotto e di Roma con le Scuderie del Quirinale) solitamente non hanno, così da poter realizzare mostre di livello internazionale senza smontare o sacrificare i musei. Grazie a queste prerogative, possiamo dire che Palazzo Grassi può vantare un'immagine prestigiosa e scintillante che, una volta di più, può sposare a Venezia quella caratteristica di qualità e d'eccellenza negli eventi culturali cui la città non può rinunciare.Certo, occorre fare sistema. Palazzo Grassi può fare molto ma non tutto. Occorre che abbia grandi idee e grandi programmi, un profilo culturale inconfondibile, una proposta innovativa nel solco della sua grande tradizione (popoli del passato, incontri di culture, crocevia di civiltà...), una varietà di 'tastiere' che ne esalti le potenzialità di dibattito, di interrogativi, di dialogo sulla modernità (il Novecento e oltre). Sotto questo profilo il confronto e la collaborazione con le tante altre realtà culturali veneziane saranno necessari ed esaltanti, né potrà mancare il dialogo stretto e irrinunciabile con la città, la sua storia, il suo patrimonio d'arte e di cultura, i suoi musei. Nella consapevolezza del grande impegno che ci aspetta e della necessità di ottenere finanziamenti, sponsorizzazioni, affiancamenti, co-produzioni, l'auspicio è di riuscire a garantire continuità senza perdere contatti ed occasioni. Il passaggio obbligato va quindi nel senso di un programma di grande livello e di alta qualità, nell'approvazione di un adeguato modello gestionale, nel coinvolgimento di altre forze che si affianchino con il loro sostegno e la loro lungimiranza.
Ma al di là di tutto questo, che pure conta molto, vi è la dimensione e la qualità di una vicenda così importante per la città intera, per la ridefinizione del suo ruolo culturale, della sua capacità di progetto e di relazioni planetarie, per la stessa riqualificazione del suo turismo d'arte, per essere una volta di più, come all'epoca dell'intuizione della Biennale, una comunità, una compagine sociale, una classe di governo capace di inventare percorsi culturali inediti, per se stessa e per il mondo.
Armando Peres (Assessore alla cultura del Comune di Venezia)