
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 11.11.2004
In breve:
Dopo una lunga agonia il generale Arafat è morto nell'ospedale militare francese di Percy, a Parigi, questa mattina poco prima delle 5. L'annuncio è stato dato dalle agenzie di stampa e dalla tv del Qatar Al Jazira, e di conseguenza la conferma ufficiale è arrivata da un portavoce dell'ospedale militare parigino, e a Ramallah dal segretario alla presidenza palestinese Tayeb Abdelrahim.
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Parigi, 11 novembre 2004. Dopo una lunga agonia il generale Arafat è morto nell'ospedale militare francese di Percy, a Parigi, questa mattina poco prima delle 5. L'annuncio è stato dato dalle agenzie di stampa e dalla tv del Qatar Al Jazira, e di conseguenza la conferma ufficiale è arrivata da un portavoce dell'ospedale militare parigino, e a Ramallah dal segretario alla presidenza palestinese Tayeb Abdelrahim. Il valzer di informazioni sul suo decesso continua ad arricchirsi, alimentando i contrasti tra le varie fazioni palestinesi. La stampa europea ed araba trova un motivo in più per "dimenticare" momentaneamente il trionfo di Bush che lo aveva "statisticamente" giudicato perdente.
Dopo lunghe ed estenuanti battaglie dal risvolto poco chiaro è stato deciso che la salma del generale palestinese sarà trasferita prima al Cairo per una cerimonia di suffragio e per l'omaggio dei leader mondiali (ci sarà anche Fini e Berlusconi?). Quindi a Ramallah, per essere inumata sabato13 novembre nel recinto della Muqata, il quartier generale palestinese (all'indomani della fine del Ramadan). "Si tratterà di una sepoltura temporanea - ha detto il ministro Saeb Erekat - perché con la costituzione dello Stato palestinese sarà definitivamente inumato a Gerusalemme".
L'Autorità Nazionale palestinese ha dichiarato 40 giorni di lutto nazionale in Cisgiordania e a Gaza. Molti consolati occidentali, a Gerusalemme, hanno subito issato la bandiera a mezz'asta in segno di lutto. In base alla legge palestinese, il presidente del Consiglio legislativo palestinese Rawhi Fattuh assumerà provvisoriamente la carica di Presidente. Di fatto, la redini del potere saranno assunte da Abu Mazen (Mahmoud Abbas, scelto dallo stesso Arafat come presidente del Comitato esecutivo dell'Olp) e dal premier Abu Ala. La prossima e decisiva tappa sarà però tra due mesi (gennaio 2005), quando i palestinesi dovranno eleggere il nuovo presidente: trovare un accordo tra tutti i partiti e le fazioni non sarà facile. Lo Stato di Israele, nel frattempo ha decretato la massima allerta per le forze armate e la polizia con un rigido isolamento della Cisgiordania. Dall'area che circonda Gerusalemme alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme est (venerdì, ultimo giorno di Ramadan, vi arriveranno 150 fedeli musulmani). Anche nelle prigioni con detenuti palestinesi accentuate le misure di sicurezza. Ai palestinesi sarà però permesso di tenere riti funebri per la morte di Arafat. Nel giorno dei funerali di Arafat, tutti i transiti tra Ramallah e Gerusalemme saranno chiusi e i posti di blocco rafforzati. Fonti militari hanno detto che l'esercito cercherà di tenere il più basso profilo possibile per evitare ogni possibile attrito.
Repertorio
Al capezzale di Arafat è arrivato anche il presidente francese Jaques Chirac. All'inquilino dell'Eliseo, secondo la versione palestinese, Arafat avrebbe sorriso e stretto la mano. Una circostanza tutta da verificare.
Davanti all'entrata dell'ospedale delle forze armate di Percy a Clamart, un sobborgo di Parigi, dove Arafat è ricoverato dalla sera del 4 novembre, c'è molta tensione e una gran folla di giornalisti. Tra le antenne satellitari accalcate nella piccola stradina di accesso all'ospedale militare circola addirittura la voce che il Rais sarebbe morto
Arafat come "El Cid". Per le folle di Gaza, è il condottiero che sta a cavallo anche da morto, come nella leggenda spagnola de «El Cid», ma l'altalena di voci sulla sua agonia, orchestrata dalla corte dei successori e imposta dalle circostanze, ricorda le coltri di misteri sovietici, in attesa delle scelte del Politburo.
La Francia non aiuta a sciogliere il doppio enigma, quello della morte e quello delle cause. Un riserbo dettato da opportunità, ma anche dal rispetto della condotta medica che impone di non rilasciare informazioni senza consenso dei parenti. Per questo, i medici non hanno spiegato l'«infezione sanguigna», lo stadio pre-leucemico che avrebbe attaccato sistema immunitario e funzioni primarie fino a provocare un'emorragia cerebrale.
Suha dall'esilio dorato allerta l'opinione pubblica. «Vi esorto a comprendere lo scopo della cospirazione - ha detto Suha dagli schermi di Al Jazira - stanno cercando di seppellire vivo Abu Ammar (Arafat)». I media israeliani avevano in precedenza riferito che probabilmente, durante la visita della leadership palestinese, sarebbe stata staccata la spina alle apparecchiature che tengono in vita l'anziano rais ricoverato dal 29 ottobre scorso nell'ospedale militare di Percy. In ogni caso a questo punto la morte ufficiale di Arafat sarebbe rimandata solo di 24 ore.
Suha Arafat è a Parigi dall'inizio della seconda Intifada, nel 2000. Alcuni palestinesi sostengono che la donna ha preso troppo potere e che controlla le informazioni concernenti lo stato di salute di suo marito. Ed è anche sospettata di gestire gli importanti fondi raccolti dall'Olp. I funerali si dovrebbero tenere al Cairo, mentre la sepoltura dovrebbe avvenire a Gaza.
Le manovre più intense avvengono attorno agli apparati di sicurezza. Tutti proclamano unità e coesione, però i «colonnelli» curano le proprie ambizioni. Abu Mazen, un uomo privo degli slanci del raìs - «Non ride mai», si lamentano - ha cominciato a fare un po' di pulizia. In occasione della prima riunione del Comitato centrale ha lasciato fuori una serie di personaggi che prima erano ammessi da Arafat. Quindi si è concentrato sulla situazione finanziaria: deve trovare 70 milioni di dollari entro dopodomani, destinati a coprire gli stipendi dell'amministrazione.
Suha Tawil, la moglie miliardaria. È stata la più furba. Suha Tawil conosce bene le leggi francesi e sa che spetta soltanto alla moglie la decisione finale sul paziente in coma. Anche la diffusione delle notizie deve essere controllata dalla moglie. Così si susseguono bollettini medici ridottissimi e ambigui che autorizzano tutto: Arafat è morto, anzi è vivo, no probabilmente è morto da giorni ma viene tenuto nascosto, forse resuscita. Le leggende si alimentano anche in questa maniera. E attorno si scatenano le accuse. Da una parte i palestinesi che dipingono Suha come una strega avida e l'accusano di aver rapito il marito trascinandolo a Parigi per morire. Di più: di scegliere le guardie del corpo, soprattutto Rashid "il cassiere". Dall'altra lei che attacca la dirigenza dell'Olp: «Vogliono seppellirlo vivo». Naturalmente, per spartirsi il potere.
Sullo sfondo un tesoro pare di 4 miliardi di dollari sparso tra i conti bancari in tutto il mondo e una valigetta con la documentazione per le chiavi d'accesso. Arafat avrebbe fatto rientrare la moglie da Parigi proprio per consegnarle le carte. Un giornale del Kuwait racconta sicuro: «La valigia era sotto il letto del raìs». Ma quante persone erano sotto quel letto?
Il popolo palestinese non l'ha mai accettata, l'ha vista sempre come la straniera, la cristiana, la donna che non si era abituata al mondo arabo.
Le fughe di capitali. Per anni Suha Arafat ha beneficiato di generosi finanziamenti da parte del rais, al punto che a febbraio le autorità francesi hanno indagato su spostamenti finanziari da lei compiuti per un valore di 11,5 milioni di dollari. A Parigi c'è inoltre Mohammad Rashid, considerato il "banchiere" personale di Arafat. La rete televisiva Cbs ha stimato allora che il patrimonio controllato da Arafat con l'aiuto di Rashid si aggiri sugli 800 milioni di dollari.
Secondo la rivista Forbes, Arafat sarebbe il nono capo di stato più ricco del mondo, con una fortuna personale di 200 milioni di dollari e, in base a informazioni dell'intelligence di Israele, lo stesso giornale riferisce che egli avrebbe controllato nel 2003 circa 1,3 miliardi di dollari al di fuori delle casse ufficiali dell'Anp.
«Comunque finisca la questione del tesoro, nessuno chiederà una commissione d'inchiesta: quanto verrà restituito sarà consegnato al Tesoro palestinese, ma considerando le centinaia di milioni usciti da Ramallah il futuro di Zahawa (la figlia di Suha e Yasser) sarà garantito», afferma il quotidiano israeliano Yediot Ahronot.
Nel 2003 un rapporto del Fondo monetario internazionale (FMI) ha stabilito che il presidente palestinese aveva dirottato verso conti privati complessivamente 900 milioni di dollari.
Il rais avrebbe accumulato all'estero, a seconda delle fonti, fra alcune centinaia di milioni e 3-4 miliardi di dollari. Il giornale kuwaitiano al Watan ha perfino ipotizzato che quando Suha è giunta a Ramallah, l'anziano marito abbia tirato fuori da sotto al letto una valigia contenente i suoi segreti finanziari e l'abbia consegnata alla moglie quarantunenne. Anche la camera di ospedale di Arafat a Parigi è considerata da molti palestinesi una stanza dei segreti.
(Continua)