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Apre finalmente il MoMA di New York, dopo anni di lavori. Ancora più grande e più ricco

MoMA, facciata del museo sulla 53esima strada Venezia, 4 dicembre 2004. Il Museum of Modern Art, il primo al mondo che si sia consacrato all'arte contemporanea, si è finalmente rinnovato con lo spettacolare sostegno finanziario di ben 425 milioni di dollari, una cifra pazzesca se pensiamo ai nostri musei di arte moderna che devono tirare la cinghia anche per nuovi servizi al pubblico. Da sabato 20 novembre il MoMA, anima di New York, è aperto al grande pubblico. E' stato per anni, fino agli anni sessanta, il punto d'incontro, irrinunciabile meta di visitatori più o meno esperti, espressione dell'essenza moderna della città-simbolo della modernità. Il Museum of Modern Art, che tutti però preferiscono di chiamarlo MoMA, non è solo dei newyorkesi ma di tutti noi, che lo consideriamo quale santuario del nostro patrimonio artistico genetico. La sua "sede storica", voluta dal suo fondatore, rimane ancora sulla 53esima strada a "midtown" Manhattan. L'evento dell'apertura, giunge a termine dopo due anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento, durante la collezione con capolavori dei più grandi artisti del Novecento (opere degli ultimi 120 anni, da Picasso a Matisse, da Andy Warhol a Jackson Pollock) è stata esposta in una sede provvisoria nel Queens, lontana dal cuore di Manhattan.

Atrio del secondo piano del MoMA

Il restauro, se così si può definire, è costato alla fondazione che lo gestisce ben 425 milioni di dollari. Ma la cifra globale dell'intervento - ci dicono i nostri interpellati al telefono - arriva a superare gli 850 milioni se si contano i costi della sede temporanea e l'acquisto dell'ulteriore parcella di terreno per l'ampliamento. Dopo i commenti degli esperti, dal 20 novembre tocca al giudizio del pubblico. All'architetto giapponese Yoshio Taniguchi è stato affidato l'incarico della realizzazione del progetto, ridisegnando l'edificio già esistente ed aggiungendovi nuovi spazi realizzati sull'area dell'adiacente Hotel Dorset, demolito per far posto alle gallerie dedicate ai mecenati David e Peggy Rockefeller. Taniguchi ha avuto un margine ristretto rispetto ad altri grandi musei: Metropolitan Museum o quello del Guggenheim, proiettato nel futuro. Il MoMA è sempre stato più «povero» di fascino, quasi anonimo. Philip Goodwin e Edward Stone che realizzarono la sede sulla 53esima nel 1939 lo vollero austero, come del resto la loro cultura impregnata di puritanesimo americano insegnava. Anche Taniguchi si è allineato al loro pensiero: "L'archiettatura è fondamentalmente un contenitore" - spiega nella presentazione- certe architetture sono troppo forti ed espressive e non le trovo adatte a un museo. I musei sono come tazze da tè giapponesi".

Broken obelisk di Barnett Nnewman 

Il MoMA del XXI secolo dispone di una superficie espositiva raddoppiata rispetto a quella precedente: da 35mila metri quadri è passato a 58 mila. Il costo della ristrutturazione al metro quadrato è di 5000 dollari. Le facciate sono prevalentemente in vetro, con una parte sulla 54esima, di granito dello Zimbabwe, con una nuova entrata e un passaggio pubblico che si collega con la 53esima, seguendo l'dea della "scorciatoia" che chiunque può usare all'interno di edifici privati già presente anche in diversi alberghi newyorkesi. Gli interni sono razionali, squadrati, semplici e razionali. Non ci sono decori.. Un tocco di estro artistico però l'architetto giapponese, che vive da parecchio tempo a New York,  lo ha saputo dare con le vetrate che si aprono su scorci panoramici verso l'esterno, verso la città circostante o verso il cielo. Così come i lucernari realizzati all'ultimo piano. "Finora il MoMA aveva avuto una relazione esitante con il centro di Manhattan. Taniguchi ha riconnesso il museo al tessuto della città" scrive il critico del New Yorker Paul Goldberger.

 

Per l'esposizione, è stato studiato apposta la collocazione delle opere dei grandi, quelle più conosciute, al quinto piano, così da obbligare i visitatori di vedere anche le altre sale. Al primo piano ci sono due gallerie di arte contemporanea poi ci sono delle sale a ritroso nel tempo verso i piani più alti. "L'idea di Taniguchi era che la gente salirà sempre per vedere i vecchi capolavori, non necessariamente lo farà per le opere più recenti" spiega Agnes Gund, presidente emerita del museo. Al sesto piano, com'è ormai consuetudine per molti musei moderni, vi è lo spazio per mostre temporanee. I percorsi non sono più solo cronologici, come si pensava anni addietro (e qui i nostri addetti ai musei dovrebbero ormai saperlo), ma a tema. Poi ci sono delle sale che si aprono su spazi differenti e una rete di scale e ascensori che permettono di scegliere momenti completamente diversi del fenomeno artistico. Nei musei "federali" di Washington è proprio così. Questo approccio "farà capire al pubblico che l'arte moderna si sviluppa in modo complesso, tanto in avanti che lateralmente", sostiene il direttore Glen Lowry.

 

Rimane tuttavia un piccolo inconveniente per i visitatori, il biglietto d'ingresso costerà 20 dollari, ma come sempre per promuovere l'arte moderna e farne un vero evento popolare, una volta alla settimana si potrà visitarlo gratuitamente mediante la prenotazione. E per i più piccoli o gli adolescenti non mancheranno laboratori, incontri e visite guidate. Gli americani ci sanno fare e hanno sempre conquistato il loro pubblico. I negozi interni e punti di ristoro - Modern, Terrace5 eCafé2 - garantiranno dei buoni ricavi per le casse del museo. Come si sa il MoMA ha anche un sito (vedi sotto l'indirizzo) in cui si può comperare on line oggetti di design.

 

Il sito del MoMA

http://www.moma.org/index.html

 

La collezione dal sito del MoMA

http://www.moma.org/collection/

 

Shop on line MoMAStore

http://www.momastore.org/

 

Repertorio

 

Fa quasi tenerezza ricordare gli inizi di questo MoMA, quando Alfred H. Barr Jr., un fanatico di arte, quello che ha scritto i primi libri americani su questa che ormai si chiamava arte moderna (per esempio un libro sul Surrealismo che ne è rimasto a tutt'oggi il più completo ritratto), è riuscito a mettere in piedi, in piena Età del Jazz, nel 1929, mentre l'America alla vigilia della sua terribile crisi economica passava da una maschietta all'altra, sei stanze nella 57th street, conservandole fino al 1932, quando sono passate nella 53th street dove sono ritornate ora nello straordinario rifacimento giapponese. In quelle sei stanze è nato il più straordinario museo di arte moderna del mondo e Alfred H. Barr Jr. è stato considerato «un siluro che si è mosso attraverso il tempo lasciando la storia nella sua scia»: suo consulente è stato Philip Johnson, ma sì, quello diventato poi l'architetto superfamoso, e insieme hanno pensato che l'architettura e il design sono arti collegate e interdipendenti, elementi chiave per la cultura moderna: così hanno introdotto oggetti di design anche domestico tra le opere d'arte, oggetti di produzione industriale di massa (per esempio la Vespa, o un'automobile, o la macchina da scrivere) ma avevano combinato una panoramica di oggetti delle maggiori correnti, con particolare enfasi all'Art-Nouveau, alla Secessione viennese, alla Bauhaus. Naturalmente nei tempi moderni la collezione si è ampliata includendo il Modernismo americano e il Design italiano del Dopoguerra, che a tutt'oggi non è esposto in nessun altro museo del mondo.

Come dire che è stata tutta colpa di Alfred H. Barr Junior. Alfred H. Barr Junior ha lasciato il MoMA nel 1967.

 

La collezione dal sito del MoMA

 

http://www.moma.org/collection/

 

Curatorial Departments

 

Architecture and Design: home | highlights

Drawings: home | highlights

Film and Media: home | highlights

Painting and Sculpture: home | highlights

Photography: home | highlights

Prints and Illustrated Books: home | highlights

 

From an initial gift of eight prints and one drawing, The Museum of Modern Art's collection has grown to include 150,000 paintings, sculptures, drawings, prints, photographs, architectural models and drawings, and design objects. MoMA also owns some 22,000 films, videos, and media works, as well as film stills, scripts, posters and historical documents, as well as 200,000 books, artist books, and periodicals, all part of the Museum's library.

 

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