Rivista AIDANEWS | Museo Giorgione | Fashion Law | Ass. AIDA | Galleria So!o Arte | Per Castelfranco | ASIAC

Premio Comisso: La lingua come identità, come radice profonda di ciò che siamo ma anche come cartina al tornasole

Lingua lunga

  

Treviso, 5 Dicembre 2004. La lingua come identità, come radice profonda di quello che siamo e rappresentiamo. Ma anche come cartina al tornasole delle divisioni, delle diversità, della difficoltà ad integrarsi. Non senza nascondersi che, in fondo, c'è il gusto della scoperta, del viaggio, della pluralità. Sembra che una corrente misteriosa sia passata tra le pagine dei libri arrivati in finale al Premio Comisso: ben tre su sei si sviluppano proprio attorno a queste tematiche. 

E ieri, a Palazzo dei Trecento a Treviso, nel corso di una cerimonia pubblica, sono stati decretati i vincitori del Premio, giunto alla sua 23. edizione e che si è rimesso in moto dopo due anni di silenzio grazie ai generosi contributi di Regione, Comune di Treviso e Unindustria. Due le opere che hanno ottenuto la maggioranza dei voti della Grande Giuria (56 componenti) dopo la selezione operata dalla Giuria Tecnica presieduta da Giorgio Pullini. Per la sezione Narrativa, ha vinto Laura Pariani con "La straduzione", edito Rizzoli. Un romanzo incentrato sulle avventure del polacco Gombrowicz, emigrato a Buenos Aires proprio nei giorni dell'invasione della Polonia da parte di Hitler. Il protagonista perde il piroscafo per tornare in patria e deve aspettare il successivo che, però, passerà dopo venticinque anni. Resta così in Argentina, dove non conosce la lingua, ma con il sogno segreto di vedere pubblicato il suo romanzo. Prima dovrà tradurlo avvalendosi dell'aiuto di alcuni amici che conoscono lo spagnolo, il francese, ma non il polacco. Bell'amalgama di dilemmi: lo straniero immigrato in una terra sconosciuta, ma con la voglia di farsi accettare. I residenti, padroni in casa loro, costretti a confrontarsi con una cultura diversa. Che cercano di trovare un punto di contatto, fornito dai periodici incontri al biliardo del loro Cafè.

 

La sezione Biografia è stata vinta da John McCourt con il libro "James Joyce. Gli anni di Bloom" (Mondadori Editore), che racconta uno spicchio della vita del grande scrittore irlandese, giunto da Dublino a Trieste nel 1904 e rimasto in quella città per quindici anni, conquistato dalla sua atmosfera orientale e dall'amalmaga dei popoli. Anche in questo caso uno straniero approda in terra a lui estranea e ne assorbe gli umori prima della parlata, le tendenze prima del linguaggio.

 

Le altre opere finaliste nella sezione Narrativa sono "Nel condominio di carne" di Valerio Magrelli (Einaudi) e "L'interprete" di Diego Marani (Bompiani), guarda caso ancora un romanzo incentrato sulle lingue e sull'ambizione di trovare un idioma universale. Nella sezione Biografia: "Tra breve io ti scorderò, mio caro" di Gaia de Beaumont (Marsilio) e "Il colore e la gloria" di Alvise Zorzi (Mondadori).

 

Alla cerimonia pubblica il prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, ha censurato chi si è tirato indietro nell'operazione Comisso "perchè la cultura di una città deve raccogliere lo sforzo unitario di ogni sua anima". Poi Cino Boccazzi, degli Amici di Comisso, ha annunciato che il Premio avrà lunga vita e ha anticipato un convegno internazionale per il prossimo anno incentrato sugli scrittori adriatici, mentre Nico Naldini ha voluto ricordare la famiglia Comisso con l'ultimo nipote, Antonio, scomparso poche settimane fa, che lo stesso Giovanni Comisso avrebbe voluto battezzare con il nome di "Dinamo". «Ma all'epoca Comisso era a Fiume con D'Annunzio e forse questo spiega tutto» ha svelato Naldini, strappando un sorriso alla platea.

Articoli correlati

Un ricordo di Com'isso curato dal libraio-scrittore Virgilio Scapin

a cura di Media Release | 09.12.2005


Torna su

 

Mappa del sito 0,1094