
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 15.01.2005
In breve:
"Non conosco un'occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente". Così scrisse Gioacchino Rossini che, oltre ad essere un genio musicale, era anche un genio della tavola, convinto che l'appetito fosse per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore, poiché lo stomaco è "il direttore che dirige l'orchestra delle nostre passioni".
Treviso, 13 gennaio 2005. "Non conosco un'occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente". Così scrisse Gioacchino Rossini che, oltre ad essere un genio musicale, era anche un genio della tavola, convinto che l'appetito fosse per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore, poiché lo stomaco è "il direttore che dirige l'orchestra delle nostre passioni". Quale musicista migliore poteva scegliere dunque il regista Tonino Conte per accompagnare e commentare in note l'ultimo lavoro del Teatro della Tosse, intitolato "Il Pentolino Magico" ovvero variazioni sul cibo e sul mangiare da Adamo ed Eva al Mc Donald's. L'opera tratta da un libro di Massimo Montanari adattato dallo stesso Conte, è andata in scena in prima nazionale ieri pomeriggio al Teatro Comunale di Treviso, con replica stasera alle 20.45. Sul palcoscenico il pianista Matteo Minchillo con quattro attori, doppia coppia di invitati a cena, e il Pentolino Magico, misterioso cuoco-cameriere-filosofo "extracomunitario non clandestino" interpretato da Pietro Fabbri.
Mutando costumi e parole, il Pentolino scompiglia i piani dei commensali affamati, portandoli con sé in una viaggio fantastico attraverso il cibo dalla preistoria ai nostri giorni. Il cibo inteso in senso lato, poiché a differenza dei panda i quali trascorrono l'intera esistenza masticando foglie di bambù, gli uomini hanno svariati atteggiamenti nei confronti degli alimenti necessari alla sopravvivenza, facendone occasione di tentazioni come nell'Eden di Adamo ed Eva, di riunioni conviviali come nei simposi latini oppure pirotecniche feste traboccanti opulenza, come ai tempi del Re Sole. Il cibo è piacere ma anche strumento di comunicazione, fonte di gioia e di trasgressione. Simbolico al riguardo l'inno al vino sulle note di famose cantate operistiche, senza trascurare le antiche fonti di conoscenza orale quali erano le leggende (l'entrata del demonio nell'arca di Noè nascosto tra le foglie di vite). Il viaggio è reso più attraente dalle mirabili scenografie di Emanuele Luzzati, uno dei più grandi scenografi italiani, due nomination all'Oscar per i film di animazione, illustratore del Pentolino scritto dal professor Montanari, con cui cura la collana di storia per ragazzi della casa editrice Laterza.
I protagonisti dello spettacolo teatrale giocano per tutto il tempo tra loro e con il pubblico, ammiccando, sfruttando le doti mimiche e gli equivoci. Anche se il pubblico trevigiano non è stato sempre contagiato dalla giocosità, forse perché in taluni punti troppo didascalica e poco emotiva. Comunque sia, l'opera ha lasciato il segno e molti spettatori ne discutevano uscendo dalla sala, manifestando opinioni discordi. Che forse poi è lo scopo vero della compagnia nata nel 1975 in un piccolo teatro di Genova in Salita della Tosse, da cui prende il nome. "Questo strano nome - spiega Luzzati - è la vera marcia in più, provoca un qualche turbamento in chi lo legge per la prima volta, ha qualcosa di buffo e nell'insieme ambiguo e misterioso, come il teatro stesso che, se non è ambiguo, non è teatro, o almeno non è il nostro teatro".