
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 09.03.2005
In breve:
De Corral e Martinez: L'obiettivo è da una parte fare il punto della produzione artistica negli ultimi trent'anni; dall'altra indicarci le linee di tendenza per il Terzo Millennio
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Roma, 8 marzo 2005. Da 120 anni
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A Maria de Corral il compito più impegnativo: tracciare una sintesi storica di quanto è avvenuto negli ultimi trent'anni o poco più, intitolandola "L'Esperienza dell'arte".
Cosa è avvenuto? Tanto e, nel contempo, poco. Basti pensare a quell'amalgama di tendenze e movimenti che intorno al 1970 si agitava sulla scena mondiale dell'arte: dalle propaggini dell'Informale, della Pop Art, del Nouveau Réalisme, di Fluxus, dell'Arte Programmata e Cinetica fino al Minimalismo, alla Land Art, all'Arte concettuale, all'Arte povera, all'Iperrealismo, alla Body Art, al Graffitismo, ai Nuovi Selvaggi, all'Anacronismo; e via di seguito con le connessioni di fotografia, cinema, televisione, computer ed in genere nuovi media. Una specie di ampliamento continuo oltre le tecniche tradizionali; ed una sperimentazione di possibilità sempre nuove. Non a caso dunque ha voluto intitolare la mostra del 2005 "L'esperienza dell'arte", come fosse una prova tangibile che anche l'arte è laboratorio vivente e non fine a stessa. L'arte esce dal suo piccolo mondo di arnesi e materiali che da secoli sono sempre gli stessi (colori, pennelli, vernici, solventi, utensili per la scultura e il modellismo....). Tutto può diventare oggetto d'arte e tutto può però negarlo.
Nel contempo, dagli anni '80 in poi si è manifestata una specie di stagnazione, come del resto i precedenti curatori ci hanno "involontariamente" fatto pensare che ci fosse "quasi un esaurimento delle fonti espressive, fino alla riduzione dell'arte ad artificio scenografico, a provocazione intermediale, a continua "contaminatio", a mero esercizio ludico o sensuale". Ed è su questa strada maestra che sta lavorando l'altra curatrice spagnola, Rosa Martinez. Già il titolo della sua rassegna - Sempre un po' più lontano - ci dice fin d'ora quale sarà l'ampiezza della sua esplorazione a 360 gradi; un'avventura verso terre sconosciute, quasi una scommessa sul futuro. Non è un caso che non esista, oggi, una tendenza prevalente. Siamo rimasti senza etichette. Ma J. Belhumeur, esperta di "Art and Fashion", ci ha confidato che "è impossibile con i mezzi a disposizione pensare di tracciare una tendenza prevalente, perché non esiste e tante sono le scuole di pensiero da renderle parallele, a volte contraddittorie e inusuali".
Due kermesse, in sostanza, che vorrebbero essere complementari. E vedremo se ci riusciranno. Quella storica, "ma il termine è di per sé presuntuoso" - come ha affermato il prof. Friedmann, da noi intervistato a Roma - si svolgerà nel cosiddetto padiglione centrale, ex Italia, destinato anche in passato a tali risvolti temporali; l'altra si aprirà agli splendidi spazi dell'Arsenale, dove potranno trovar posto soprattutto ambientazioni ed happening.
A parte, come al solito, staranno le sezioni autonome dei 73 Paesi stranieri, metà delle quali potranno trovar posto nei tradizionali padiglioni e l'altra metà in ambienti o provvisori o dislocati «extra moenia», cioè in diversi luoghi, anche monumentali, della città (palazzi, chiese, istituzioni). Venezia insomma vivrà per intero la sua Biennale, dentro il suo centro storico (forse il più esteso del mondo). E com'è nel regolamento della Biennale, i Paesi stranieri sono liberi ed indipendenti nel presentare i loro artisti senza che questi possano sentirsi intaccati dai dettami delle due curatrici. Una sorta di Biennale nella Biennale, dove regnerà l'individualismo (nazionale) estetico anche se per gli addetti ai lavori il mercato internazionale dell'arte tende inverosimilmente a omologarsi.
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In altre parole i singoli curatori dei 73 Paesi stranieri non saranno obbligati di interpretare il tema su cui poggia la 51.Biennale.
"Sarà l'anno dei big e della Cina" - ci ha detto Friedmann - una Biennale certamente più internazionale e meno italiana, e ciò francamente non mi dispiace".
Per gli artisti italiani non ci sarà uno spazio espositivo particolare, anche se avrebbero potuto trovarlo. Sono solo quattro gli artisti invitati: Monica Bonvicini, Francesco Vezzoli, Micol Assael e Bruna Esposito; in più il piccolo padiglione "Venezia" ospiterà un "Premio per la giovane arte italiana" (quattro artisti selezionati), sponsorizzato dal DARC, Direzione generale per l'arte contemporanea del Ministero per i beni culturali di Roma (direttore Pio Baldi).
Altra novità assoluta sarà il simposio che si svolgerà a dicembre, diretto da Robert Storr, già responsabile del Moma di New York, futuro curatore della 52.Biennale del 2007. Forse è la prima volta che l'Ente Biennale incarica una persona due anni prima del suo svolgimento, quando quasi tutti i precedenti ricevevano l'incarico 6/8 mesi prima. Ma sempre il nostro interlocutore molto informato e documentato ci segnala che le persone designate ne erano al corrente ben molto prima dei 6/8 mesi. Non preoccupiamoci che anche il mondo dell'arte è molto piccolo e gli stessi curatori girano da una capitale all'altra.
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C'è la lista dei partecipanti per le singole nazioni e alle due collettive organizzate da de Corral e Martinez, e accanto a giovani artisti meno noti, vi saranno "finalmente" anche alcuni giganti della contemporaneità: come lo spagnolo Antoni Tàpies, il maestro del Minimal Donald Judd, pittori scomparsi come Francis Bacon o la novantaquattrenne Louise Bourgeois, o l'americano James Luna.
Molti gli eventi collaterali, tra seminari, performances, esposizioni, convegni ed eventi d'arte e poesia, allestiti dalla sponda nord dell'Arsenale, alle isole della Laguna, fino a Mestre e a Marghera (Petrolchimico), che daranno maggiore lustro alla Biennale.
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Di fronte all'ingresso dei Giardini, sulla riva, verrà piazzato un totem di acciaio e alluminio alto