
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 13.03.2005
In breve:
Lutto nel giornalismo e nella città di Giorgione. E' morto stanotte all'età di 68 anni Giorgio Lago, ex direttore del Gazzettino e da diversi anni editorialista del gruppo Espresso.
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Castelfranco, 13 marzo 2005. Lutto nel giornalismo e nella città di Giorgione. E' morto stanotte all'età di 68 anni Giorgio Lago, ex direttore del Gazzettino e da diversi anni editorialista del gruppo Espresso. Lago continuava a scrivere fino a poco tempo fa su ''La Repubblica'' e sui quotidiani veneti ''Il Mattino di Padova'', ''La Tribuna di Treviso'' e ''La Nuova Venezia''. L'8 dicembre scorso aveva lanciato un appello pubblico per il ritorno nel Duomo di Castelfranco della Pala di Giorgione che si trova temporaneamente alle Gallerie dell'Accademia dopo un delicato restauro conservativo. Un intellettuale dal fiuto giornalistico di vita quotidiana, Lago non si era mai stancato di bachettare i signori delle istituzioni che, a parer suo e di moltissimi lettori e cittadini, non si comportavano bene. Molto critico anche nei confronti del sindaco Maria Gomierato per le sue scellerate scelte in campo architettonico (Palazzetto Preti con balconi posticci alla Mondrian, marciapiede lastricato attorno al fossato, Casa Giorgione vuota, Fregio di Giorgione violentato da Rostirolla, villa e parco Revedin Bolasco in degrado, castello fatiscente), ci ha invece più volte incoraggiati sulle colonne del suo giornale per le lunghe battaglie sostenute a favore della salvaguardia del patrimonio storico-artistico. Ci rimane un grande ed orgoglioso ricordo di un vero uomo liberale.
L'Ufficio di presidenza dell'Associazione Internazionale del Diritto e dell'Arte si unisce al dolore dei famigliari e amici per la scomparsa prematura del caro Giorgio.
Giorgio Lago ha diretto il Gazzettino dall'84 al '96, rilanciandolo sia nella qualità che nella tiratura.
Era nato a Vazzola (Treviso) il 1 settembre 1937. Suo padre era segretario comunale. La sua carriera giornalistica ebbe inizio nel 1963 nella redazione del giornale milanese di ''Tuttosport'', dove rimase fino al 1968, quando fu assunto al ''Gazzettino'', testata nella quale ricoprì le cariche di redattore, caposervizio, inviato, caporedattore, fino a diventare direttore. Come inviato speciale, Lago raccontò ai lettori ben cinque campionati del Mondo di calcio e quattro edizioni dei giochi olimpici. Il giornalismo sportivo, nel quale brillava per originalità di scrittura e capacità di raccontare le storie dei campioni, dal calcio al ciclismo, rimase poi sempre una sua passione. Ci ripeteva spesso che "uno dei luoghi più intensi fu il Quebec", che nel 1976 si svolgevano le Olimpiadi. Ma il nostro caro "direttore" e affezionatissimo Lago fu anche un fine sottile politologo, tanto da essere il primo a capire il diffondersi del fenomeno leghista nella regione e fu un grande sostenitore del movimento dei sindaci assieme all'ex sindaco filosofo Massimo Cacciari. Non abbiamo mai capito come
Lasciata la direzione del quotidiano di proprietà degli industriali veneti dal '96 ad oggi era diventato editorialista di quotidiani del gruppo Finegil-L'Espresso. Autore di pochissime pubblicazioni ma vincitore di diversi premi, Giorgio Lago fu sempre stato apprezzato non solo per le sue qualità professionali ma anche per le sua doti umane e la sua disponibilità al confronto. Ci auguriamo che gli eredi pubblichino un giorno tutto quello che ha scritto il grande Giorgio Lago per rendergli omaggio di una vita spesa per una società migliore.
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Allegato: Sul federalismo uno schieramento trasversale da destra a sinistra. Gli imprenditori chiedono "uno choc virtuoso". E il gran rifiuto di Roma delude il laboratorio Veneto. di GIORGIO LAGO
Venezia, 5 novembre 2000 (
No, non è così, la faccenda si dimostra molto più trasversale, come spesso accade in Veneto da qualche anno a questa parte. Leader dell'opposizione a Galan, Massimo Cacciari non era contrario al referendum ma a quel referendum a suo dire mal posto e dunque bocciabile: in aula, lui ne aveva proposto anzi uno dal testo più radicale, più federalista semmai. L'esempio può essere anche divertente. Con un emendamento il centrosinistra aveva provato a sostituire la formula canonica ("nell'ambito dell'unità nazionale") con una assai più costituente ("nel quadro della Repubblica federale")! Paradossalmente, proprio il centrodestra ha rifiutato, ma soltanto per non toccare nemmeno una sillaba del testo preparato in fotocopia per tutte le regioni del nord dopo la pace di Arcore tra l'onorevole Berlusconi e l'onorevole Bossi. Pura e semplice disciplina padana.
Insomma, a dispetto degli equivoci romani, qui è la politica a dividere sul serio, non il referendum né tanto meno il federalismo, come dimostra Carlo Alberto Tesserin, 62 anni, abile presidente della prima Commissione del Consiglio regionale del Veneto. Ex Dc, oggi del Polo, considera il no del governo "una presa in giro" e, esattamente come Galan, preannuncia già il bis dell'iniziativa, a costo di arrivare fino alla Corte costituzionale, ma non ha la minima difficoltà a riconoscere: "Cacciari è molto più federalista di Galan! Basta ascoltare in aula le sue posizioni sulla riforma oggi in Parlamento: la considera del tutto insufficiente". Soltanto se si abbandona la palude dei luoghi comuni, diventa possibile cogliere il senso della partita in gioco. Per questo il no del governo al referendum del centrodestra viene duramente criticato anche dal centrosinistra. Qui la cosa non sorprende nessuno, altrove sì, pare.
Lo scrittore Gianfranco Bettin, pro-sindaco di Mestre prima con Cacciari ora con Costa, alla "Nuova Venezia" ha dichiarato testualmente: "Un errore politico del governo, pesantissimo. Un eccesso di zelo costituzionale". E Flavio Zanonato, ex sindaco di Padova, attuale capogruppo dei Ds in Regione, avversario frontale di Galan, mi aggiunge: "Noi chiedevamo anche il federalismo fiscale, che nel loro referendum non c'era, per sapere con quali soldi si fanno 'ste cose". Il fatto è che, dietro la facciata del referendum, imperversa la campagna elettorale, quella che il professor Diamanti definisce l'insopportabile "babele" che dura in pratica da due anni e che durerà fino alla primavera del 2001. "La cosa appare così - sintetizza il sociologo - le Regioni che vogliono i referendum contro il governo e il governo che farà un referendum contro le Regioni. Ma siamo matti? D' altra parte, la sconfittta clamorosa della sinistra consiste nell' aver fatto apparire nell'immaginario popolare che il federalismo è di destra".
La sensazione, nel Veneto "laboratorio", è da anni suppergiù sempre la stessa: a Roma non capiscono nulla di riforme. Sembrerebbe un problema di comunicazione, anche di linguaggio, basti pensare alle bozze di Statuto in circolazione a destra e sinistra. Galan parla di "contrattazione" con lo Stato, Cacciari di "negoziato" mentre lo stesso documento degli industriali veneti consiglia la "trattativa": su questi temi, le differenze sono risibili. Ha ragione da vendere Diamanti: le differenze le fa la campagna elettorale permanente, con il mondo produttivo che tenta disperatamente di riportare la politica ai problemi.
Neo vicepresidente di Confindustria, Nicola Tognana, trevigiano, sostiene che serve uno "choc" e che lo "choc" virtuoso è possibile. "In Veneto - spiega - la domanda di federalismo è totalmente unanime, ma da solo il federalismo non riequilibrerà Nord e Sud". E qui ribadisce ciò che ha detto di persona al ministro del Lavoro Salvi, venerdì a Venezia: "La formula - continua Tognana - è questa: federalismo, riduzione dell'Irpeg ed emersione del sommerso. Questo lo choc buono per il Sud, e non occorre certo togliere soldi ai pensionati! I quattrini verranno, come dice anche l'Istat, dall'emersione". L'impresa diffusa è sempre stata in prima linea per l'autonomia: ne sa qualcosa Mario Carraro, ex presidente degli industriali veneti, che assieme a Cacciari animò per un anno ("un anno sabbatico", ricorda) il movimento del Nordest. Oggi si dichiara pessimista e definisce il no del governo al referendum "puro masochismo". E avverte: "Dovrebbero ricordare tutti Livio Paladin, ex presidente della Corte costituzionale, che invitava ad aspettare il federalismo non dallo Stato, mai!, ma proprio dalle Regioni". L'aria che tira è questa: con Galan sta il centrodestra, con il governo quasi nessuno. Il no ha imbarazzato il centrosinistra e servito un assist propagandistico al centrodestra.
Chi ringrazia sentitamente è