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Alla Fondazione Querini Stampalia dibattito sulle due isole Lazzaretto, dove la Morte Nera diventa memoria

 

Venezia, 10 marzo 2005. Le prime avvisaglie nel 1348: dalle navi dall'Oriente in bacino di San Marco con le preziose mercanzie sbarcava anche un ospite indesiderato, subdolo, micidiale, soprattutto invisibile e sconosciuto, ma le conseguenze della cui presenza erano evidenti, tangibili, e tremende: la peste. Per una città come Venezia la cui economia e potenza erano basate sugli scambi commerciali con il Levante, dove i focolai epidemici della "morte nera" erano sempre attivi, il rischio era altissimo. Le autorità della Serenissima lo avevano capito benissimo. E se il monitoraggio del propagarsi del morbo fu presto approntato sfruttando porti ed empori controllati dai veneziani in tutto il Mediterraneo a fungere da "osservatori" non solo dell'andamento dei mercati ma anche del propagarsi della peste, più difficile fu il decidere una politica di intervento interna, combattuta tra l'ipotesi di chiudere la città al mondo (con conseguenze catastrofiche per l'economia e la stessa sopravvivenza della Serenissima) e consentire un accesso controllato in bacino (ma col rischio alto di contagio). Bisognerà aspettare il 1423 quando il doge Francesco Foscari affronta in modo sistematico il problema che era globale dando vita a un pionieristico "cordone sanitario" con la realizzazione del primo ospedale di isolamento sull'isola di Santa Maria di Nazareth. Dalla volgarizzazione del termine Nazareth in Nazaretum e poi Lazzaretto derivò la denominazione che poi diede il nome a tutte le strutture sanitarie che in seguito sarebbero sorte in Occidente. Passano poco più di trent'anni e la politica sanitaria della Serenissima fa un altro salto di qualità. Nel 1456 si apre una nuova discussione: per combattere seriamente la peste non basta il Lazzaretto (l'isola senza ritorno), ma serve un altro luogo dove i sopravvissuti al morbo possano trascorrere un periodo di convalescenza durante il quale purificarsi prima di rientrare in città. Nel 1468 la scelta cadrà sull'isola della Vigna murata di fronte a Sant'Erasmo, dove viene realizzato l'ospedale detto "Lazzaretto Nuovo".

 

Dei due Lazzaretti, dei risultati più recenti di scavo archeologico, e di interventi di ripristino ambientale, si parlerà oggi pomeriggio, alle 17, alla Fondazione Querini Stampalia nell'ambito della 8. Rassegna di Archeologia. Il soprintendente ai Beni archeologici del Veneto, Maurizia De Min, introdurrà il tema "Isola del Lazzaretto Vecchio: il progetto, il restauro, gli scavi archeologici" (qui è prevista l'istituzione del museo nazionale di Archeologia della Laguna e della città di Venezia), mentre il responsabile Cultura della Regione Veneto, Angelo Tabaro, introdurrà la discussione sul Lazzaretto Nuovo (dove sorgerà il museo di Antropologia della Laguna di Venezia) con la presentazione della nuova guida archeologica curata da Gerolamo Fazzini, responsabile della sezione veneziana dell'Archeoclub d'Italia, con l'auspicio che sia la prima di una collana dedicata ai tesori delle isole della laguna.

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