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"La scienza e l'odierna visione del mondo", convegno all'Istituto Veneto di Venezia

Palazzo Franchetti visto dal ponte dell
 
Venezia, 14 marzo 2005. Alla fine, nell'ultima giornata del convegno "La scienza e l'odierna visione del mondo, che si è concluso ieri, dopo tre giorni di intenso dibattito, all'Istituto Veneto di Venezia, la scienza ha incontrato l'arte. O meglio, come ha sottolineato Ernesto Carafoli, uno degli organizzatori di questa iniziativa , si sono messi in evidenza i legami che esistono tra questi due settori.«Non esiste un vero scienziato che non abbia una sua passione - ha precisato lo studioso - e che dunque non sia sensibile alla bellezza. Certo questo è il caso di Richard Ernst, affascinato dai dipinti tibetani, così ricchi di colori (che non disdegna di analizzare dal punto di vista chimico) ma soprattutto di significati simbolici, tali da essere l'oggetto di un dialogo interculturale tra l'Occidente e l'Oriente».
Del resto è proprio dell'artista captare i segni del tempo: è probabile che Picasso non riuscisse a decifrare la famosa equazione circa la teoria della relatività di Einstein, ma questo non gli impedì di mutuarne i principi quando mise mano, nel 1907, alle sue "Démoiselles d'Avignon" che allo stesso tempo segnò l'inizio della rivoluzione cubista e l'acquisizione della quarta dimensione nella pittura.
Certo il campo di Einstein è il tempo, mentre quello di Picasso è lo spazio, eppure si tratta di una visione condivisa, come ha dimostrato Arthur I. Miller nella sua prolusione "Arte Astratta. Scienza Astratta".Le stesse considerazioni valgono anche per il latinistaAlessandro Schiesaro, che ha parlato sul tema "Poeta creator: la poesia crea il mondo". Nel duplice senso: quello di Orfeo, ovvero della poesia come accesso privilegiato alla creazione, o quello, scientifico, del "De rerum natura" di Lucrezio, che partendo dalla teoria atomica, costruisce un poema che è, insieme, un microcosmo e una manifestazione del mondo materiale.
Trasversale all'arte, alla letteratura, alla filosofia e alla scienza é invece il concetto di "Zero e nulla più", titolo della relazione di Piergiorgio Odifreddi. Lo zero come assenza ne "I sei personaggi in cerca di autore" di Pirandello, o come vuoto nei tagli incisi nelle sue tele da Lucio Fontana.
Per quanto riguarda la filosofia il nulla si esplica nel relativismo di un Parmenide; nel nichilismo di un Nietzsche come nel taoismo, ma anche nella teoria della "morte di Dio" , teorizzata già da Platone e divulgata da... Woody Allen.
Nessun artista (come nessun scienziato) è estraneo al suo tempo: Mozart condivideva e conosceva i principi dell'Illuminismo, ma attraverso le sue note sollecita soprattutto il nostro inconscio, come ha puntualmente dimostrato lo psicoanalista, Jörg Rasche , al pianoforte, nella chiesa di San Vidal, esemplificando sulla sonata in Si bemolle maggiore KV 333 Un richiamo al sentimento, che è un'altra forma di conoscenza.
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