
Articolo di: Jeanne Belhumeur
Pubblicato il: 12.04.2005
In breve:
E' la storia di una ragazza 17enne di Milano che si è rivolta ai medici ponendoli davanti a un dilemma al quale non sanno trovare soluzione. Così i ginecolologi hanno chiesto aiuto alla Procura, ma i magistrati, per accelerare le procedure, hanno rimandato ai medici la decisione.
|
Un quesito che il pm di turno ( è una donna) non è riuscita a risolvere. Per questo si è rivolta ai magistrati competenti, il pool della famiglia, che hanno rinviato la decisione ai medici.
Saranno quindi i ginecologi della Mangiagalli a decidere quando e soprattutto se la minorenne potrà abortire nonostante il no della madre. Una mamma che si è fermamente opposta all'interruzione di gravidanza (anche se terapeutica) tanto da costringere la ragazza al quinto mese a recarsi in clinica da sola, con i mezzi pubblici. La giovane è disperata: si è accorta tardi della gravidanza, inoltre gli esami hanno evidenziato che il feto ha gravi malformazioni, ma è minorenne e la legge dice che la sua volontà di interrompere la gravidanza dovrebbe essere sostenuta dall'assenso di chi esercita la potestà. In questo caso, appunto, la madre.
La legge dell'interruzione di gravidanza sancita dalla legge 194 del 1978, prevede espressamente il caso di un possibile contrasto tra un genitore e una figlia minorenne. La regola generale prevede che sia il giudice tutelare a fare la scelta finale. Questa procedura ordinaria dura però 12 giorni: 7 per l'istruttoria sanitaria, 5 per la decisione del giudice. Troppi per i medici della Mangiagalli: la ragazza è disperata e la decisione deve essere rapida. Da qui la richiesta di aiuto alla pm, la quale ha girato il caso ai colleghi più esperti. Per questi ultimi la legge 194 prevede casi del genere. L'aborto può essere deciso senza l'autorizzazione di chi esercita la patria potestà e senza l'assenso del giudice tutelare "qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore".
Ora quindi la sentenza finale spetta ai ginecologi che dovranno decidere se agire d'urgenza o se chiedere al giudice quell'assenso che la madre si rifiuta di dare.