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Il Secolo d'Italia celebra la bambola Barbie neocon nel pantheon della Destra

Moda, Geramniagockel 
 

«Barbie neocon, come ardita antropologia e schema interpretativo del cambiamento di clima del Kulturkampf contemporaneo». Con questa prosa un po' così Il Secolo d'Italia di ieri celebrava una new entry nel pantheon della Destra. La bambola Barbie, «icona della cultura pop che va al di là del tempo e dello spazio» (firma l'articolo Ivo Germano, autore del libro Barbie. Il fascino irresistibile di una bambola leggendaria, Castelvecchi ed.). Che Barbie fosse di sinistra non ci aveva mai pensato nessuno (meno che mai le prime femministe che odiavano la sua immagine e il suo ruolo). Certo, anche lei si aggiustò un po', ci fu una Barbie nera, una col chador, una Barbie handicappata, una Barbie gay. Piaceva tanto, trasversalmente: anche le figlie di madri liberate e progressiste la volevano. Poi cominciò il declino (le Bratz incalzano) e ora ecco che il giornale di An la promuove. Perché? Perché nei libri che da poco la Mattel sta pubblicando (i Barbie Diaries , ognuno dedicato a un decennio della storia americana recente) la bambola scrittrice se ne infischia della politica tradizionale, pensa solo «alla bellezza del corpo, allo stile di vita». Esempio, nel volume sugli anni '60, non una riga sulla morte di Kennedy a Dallas, non una sul Vietnam, invece applausi per i Beatles, per l'integrazione razziale (Barbie ha un'amica di colore) e l'emancipazione della donna (la sorella di Barbie suona in un gruppo rock). Questo per Germano è il neoconservatorismo di Barbie. Sarà anche così, perché no. Però la cosa che colpisce è un'altra, la foga di appropriarsi di simboli, figure e figurine che ha preso la destra italiana. Accusati da sempre di non avere una loro cultura, e meno che mai una cultura pop, ora si fanno sotto. E collezionano «icone» come in un album Panini. Due anni fa Luciano Lanna e Filippo Rossi, nel libro Fascisti immaginari , ed. Vallecchi, fecero un elenco di vecchie e nuove acquisizioni (Battiato e Che Guevara, Houellebecq e i Ray-Ban). Barbie mancava. Eccola qui. Come on Barbie, let's go party.

 

Particolare di viso femminile truccato
 

 

«Barbie neocon, come ardita antropologia e schema interpretativo del cambiamento di clima del Kulturkampf contemporaneo». Con questa prosa un po' così Il Secolo d'Italia di ieri celebrava una new entry nel pantheon della Destra. La bambola Barbie, «icona della cultura pop che va al di là del tempo e dello spazio» (firma l'articolo Ivo Germano, autore del libro Barbie. Il fascino irresistibile di una bambola leggendaria , Castelvecchi ed.). Che Barbie fosse di sinistra non ci aveva mai pensato nessuno (meno che mai le prime femministe che odiavano la sua immagine e il suo ruolo). Certo, anche lei si aggiustò un po', ci fu una Barbie nera, una col chador, una Barbie handicappata, una Barbie gay. Piaceva tanto, trasversalmente: anche le figlie di madri liberate e progressiste la volevano. Poi cominciò il declino (le Bratz incalzano) e ora ecco che il giornale di An la promuove. Perché? Perché nei libri che da poco la Mattel sta pubblicando (i Barbie Diaries , ognuno dedicato a un decennio della storia americana recente) la bambola scrittrice se ne infischia della politica tradizionale, pensa solo «alla bellezza del corpo, allo stile di vita». Esempio, nel volume sugli anni '60, non una riga sulla morte di Kennedy a Dallas, non una sul Vietnam, invece applausi per i Beatles, per l'integrazione razziale (Barbie ha un'amica di colore) e l'emancipazione della donna (la sorella di Barbie suona in un gruppo rock). Questo per Germano è il neoconservatorismo di Barbie. Sarà anche così, perché no. Però la cosa che colpisce è un'altra, la foga di appropriarsi di simboli, figure e figurine che ha preso la destra italiana. Accusati da sempre di non avere una loro cultura, e meno che mai una cultura pop, ora si fanno sotto. E collezionano «icone» come in un album Panini. Due anni fa Luciano Lanna e Filippo Rossi, nel libro Fascisti immaginari , ed. Vallecchi, fecero un elenco di vecchie e nuove acquisizioni (Battiato e Che Guevara, Houellebecq e i Ray-Ban). Barbie mancava. Eccola qui. Come on Barbie, let's go party.

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