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Nicola Calipari di Valentino Parlato

La fila di persone al Vittoriano per Nicola Calipari
Siamo felici per la liberazione di Giuliana Sgrena, aspettiamo di poterla abbracciare qui a via Tomacelli e siamo soprattutto drammaticamente addolorati per l'uccisione di Nicola Calipari, che è stato l'artefice della liberazione di Giuliana. Scrivere che Nicola Calipari era un servitore dello stato sarebbe burocratico e limitativo. Nicola era una persona per bene, leale e generosa. Nicola Calipari lo ho conosciuto solo nelle circostanze del sequestro di Giuliana, quando il suo nome mi era stato dato da un giovane vecchio amico, Guido Ruotolo. Poi lui, Nicola, era entrato in comunicazione più intensa con Gabriele Polo, ma io non potrò mai dimenticare la sua discrezione, la sua gentilezza, anche nel fumare una sigaretta o nel riferire di una conversazione, un contatto. Discreto, rispettoso dei superiori (che lo stimavano enormemente), ma sempre attento a dire quel che era utile a risolvere il problema, mai una volta che gli abbia sentito dire qualcosa per fare lui bella figura, per guadagnare il consenso dei superiori. La sua attenzione non era tanto al servizio, ma - questo ho capito io nelle recenti frequentazioni - al risultato, che coincideva con la sua moralità.
E questa sua profonda moralità, cioè rispetto di sé e non solo degli altri, la esprimeva nella sua modestia, nei suoi sottotono, nel sorriso che spesso appariva sulle sue labbra. Era una persona che anche a me - consumato in tante esperienze - ispirava la massima fiducia: se Nicola diceva una cosa, io gli credevo, non avevo dubbi o sospetti; Nicola non diceva una cosa per nascondere un'altra. E tutto questo si poteva vedere - con un occhio attento - sul suo volto, sulla modulazione del suo sorriso, anche sull'inclinazione dei baffi. E poi gli occhi, erano eloquentissimi e discreti.
Quando al check point, prima dell'aeroporto di Baghdad, da un'auto americana (sì americana, Usa) sono partite le prime scariche di fuoco contro l'auto che portava Giuliana verso l'aereo che l'avrebbe riportata in Italia, Nicola per un riflesso umano, immediato, non scritto nelle regole del suo servizio, ha coperto il corpo di Giuliana, ed è stato ucciso. Giuliana ieri notte era in ospedale per una ferita alla spalla, ma uscirà dall'ospedale e tornerà qui a Roma, a via Tomacelli. La gioia per Giuliana è grande, ma grandissimo è anche il nostro dolore, di tutti noi de il manifesto, per la morte di Nicola Calipari. Il suo non è stato un infortunio sul lavoro, ma un atto di grande generosità, che noi, noi de il manifesto, non possiamo dimenticare.
Ai due figli e alla moglie un forte abbraccio da tutti, proprio tutti noi.
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