Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 27.06.2005
In breve:
Francesco Laganà resta latitante. L'ex agente della Mobile colpito dall'ordine di custodia cautelare dopo la sentenza della Corte di Cassazione (che ha ribadito le pene inflitte all'ex Squadra Mobile di Venezia) non si è fatto ancora vivo. Laganà, assieme a Vito Fiannaca, è stato ritenuto responsabile di concussione, corruzione, peculato, falso e condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione. Secondo la Corte entrambi furono al soldo dell'allora boss della malavita veneziana, Giovanni Giada, già condannato a sua volta a quattro anni di reclusione, al quale avrebbero fornito informazioni in cambio di denaro.
Venezia, 27 giugno 2005. Francesco Laganà resta latitante. L'ex agente della Mobile colpito dall'ordine di custodia cautelare dopo la sentenza della Corte di Cassazione (che ha ribadito le pene inflitte all'ex Squadra Mobile di Venezia) non si è fatto ancora vivo. Laganà, assieme a Vito Fiannaca, è stato ritenuto responsabile di concussione, corruzione, peculato, falso e condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione. Secondo
Laganà dunque potrebbe essersi dato alla macchia sparendo dopo la sentenza della Cassazione. Un situazione che sta creando un certo imbarazzo anche se tutti sperano che l'ex agente della Mobile si presenti al più presto agli organi di giustizia per scontare la pena.
"Si deve a loro - scrive l'ex prosindaco - la sconfitta del crimine più pericoloso. La condanna agli ex dirigenti e agenti della squadra Mobile della Questura di Venezia non può che provocare dolore e sconcerto in chiunque conosca la vicenda e in chiunque abbia avuto a cuore in questi anni la sicurezza della città e la lotta al crimine che, in una fase delicatissima della nostra storia, minacciava seriamente di condizionarne la vita, soprattutto con la qualità nuova e temibilissima, ramificata e insieme compatta della banda Maniero. Si deve al dottor Antonio Palmosi e ai suoi collaboratori, uomini allora e per sempre legatissimi al compianto dottor Arnaldo