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Arte e liturgia alla Chiesa di San Lio per la 51.Biennale

Arte e Liturgia 
 

Venezia, 13 luglio 2005. È un grande rapporto storico quello dell'arte con la Chiesa, vale a dire con la rappresentazione dei grandi eventi religiosi, determinando per tale via una parte importante del nostro immaginario. Un rapporto tuttavia quasi del tutto perduto nei tempi moderni, per molte ragioni, compresa quella della fine della committenza da parte della Chiesa. Appare dunque interessante e coraggiosa, al di là dei risultati conseguiti, questa mostra «Artisti e liturgia oggi», promossa dal Museo Diocesano d'arte sacra, allestita nella Chiesa di San Lio e posta tra gli eventi collaterali della Biennale. Curata da Gianmatteo Caputo, la mostra configura in realtà un vero e proprio intervento nella Chiesa - ciascuno con un tema molto preciso - da parte di dodici artisti selezionati da una apposita commissione. Ecco allora un grande «Cero Pasquale» di Luigi Pagano, la piccola «Fonte battesimale» ottagonale di Cosetta Mastragostino, la video-installazione con immagini sacre di Petric Dautovic, la tradizionale «pala mariana» di Elisabetta De Luca ed il «calice con patena e candelieri» di Daniele Franzella. Viene subito da pensare che il compito assegnato agli artisti era davvero arduo, perché le loro opere andavano collocate in una chiesa storica. Lo si può vedere anche nel «Tabernacolo» di Antonella Pomara, nella raggruppata «Via Crucis di Stefano Pizzi, nella «Croce astile» di Roberto Priod, nell'ambone di Antonio Spanedda e nella «pala devozionale» di Oleg Supereco. Improntata ad un moderno design appare invece la ceriera di Carlo Marchetti, mentre l'opera più riuscita è forse l'altare di Giuliano Giuliani, un blocco di travertino svuotato ed illuminato dall'interno. Nel complesso si è trattato di una operazione certamente rischiosa che andava comunque tentata per cercare di ristabilire una connessione storica tra l'arte figurativa e la Chiesa.

 

Venezia, 13 luglio 2005. È un grande rapporto storico quello dell'arte con la Chiesa, vale a dire con la rappresentazione dei grandi eventi religiosi, determinando per tale via una parte importante del nostro immaginario. Un rapporto tuttavia quasi del tutto perduto nei tempi moderni, per molte ragioni, compresa quella della fine della committenza da parte della Chiesa. Appare dunque interessante e coraggiosa, al di là dei risultati conseguiti, questa mostra «Artisti e liturgia oggi», promossa dal Museo Diocesano d'arte sacra, allestita nella Chiesa di San Lio e posta tra gli eventi collaterali della Biennale. Curata da Gianmatteo Caputo, la mostra configura in realtà un vero e proprio intervento nella Chiesa - ciascuno con un tema molto preciso - da parte di dodici artisti selezionati da una apposita commissione. Ecco allora un grande «Cero Pasquale» di Luigi Pagano, la piccola «Fonte battesimale» ottagonale di Cosetta Mastragostino, la video-installazione con immagini sacre di Petric Dautovic, la tradizionale «pala mariana» di Elisabetta De Luca ed il «calice con patena e candelieri» di Daniele Franzella. Viene subito da pensare che il compito assegnato agli artisti era davvero arduo, perché le loro opere andavano collocate in una chiesa storica. Lo si può vedere anche nel «Tabernacolo» di Antonella Pomara, nella raggruppata «Via Crucis di Stefano Pizzi, nella «Croce astile» di Roberto Priod, nell'ambone di Antonio Spanedda e nella «pala devozionale» di Oleg Supereco. Improntata ad un moderno design appare invece la ceriera di Carlo Marchetti, mentre l'opera più riuscita è forse l'altare di Giuliano Giuliani, un blocco di travertino svuotato ed illuminato dall'interno. Nel complesso si è trattato di una operazione certamente rischiosa che andava comunque tentata per cercare di ristabilire una connessione storica tra l'arte figurativa e la Chiesa.

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