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Biennale Arte sempre più straniera. La colpa è tutta del presidente....

51.a Biennale Arti Visive

 

Venezia, 7 giugno 2005. Potrebbe essere un titolo di articolo che accarezza il toro piuttosto di domarlo per le corna. Invece, la realtà è molto più complessa. Da anni la Biennale è spazio per gli stranieri che scendono - quasi sempre attraverso amicizie e raccomandazioni proprie  (motu proprio) - ed invadono la "nostra" piazza. Si susseguono gli scaricabarile: è colpa sua, no è colpa di quello, ma cosa dici è colpa del governo! Sarà una questione di insufficienza strutturale? Non ci sono i soldi per "creare un nuovo ambiente tutto italiano"? Oppure, si fa finta di niente e si prosegue a bocce ferme? Chi può (con il santo giusto e il portamonete gonfio) trova sempre la soluzione ottimale per mettersi in mostra o portare alcune sue opere "sotto il patrocinio della Biennale, del Ministreo, dell'università, e avanti con le citazioni". Perché Plessi con il suo fallo elettronico davanti all'ingresso dei Giardini, in riva al mare o Michelangelo Pistoletto con la sua tribù all'Isola di San Servolo? Perché Mimmo Paladino al prestigioso Museo di Ca Pesaro, o il trentenne Vezzoli all'Isola di San Giorgio Maggiore? Chi li avrà mai invitati, Cacciari, Romanelli, il neo ministro Buttiglione, il presidente Croff o il patriarca Scola? Nossignori, tutto funziona divinamente. Basta avere un chiavistello per aprire il portone ed avere il portamonete gonfio di soldi che "la tua mostra sarà fatta e messa nel catalogo Marsilio. Non si scopre l'acqua calda, caro Nazzareno".

Questa se volete non è civetteria ma è proprio così.

 

51.a Biennale Arti Visive  51.a Biennale Arti Visive 51.a Biennale Arti Visive
 

Il Cda della Biennale, alla vigilia della vernice della 51.Esposizione Internazionale d'Arte, "non vive ore tranquille. A tenere banco sono soprattutto le polemiche per la scarsa presenza di artisti italiani all'esposizione che si apre domani (venerdì per il pubblico), con conseguente appunto del neoministro Buttiglione e nomina "riparatrice" di Ida Giannelli (direttore del Castello di Rivoli) a curatore del Padiglione Italiano er la Biennale del 2007. Me nel calderone sono finiti anche i rapporti tra il presidente Davide Croff e il direttore della Mostra del cinema Marco Mueller, nonché il loro futuro nella fondazione", secondo quanto è stato chiacchierato fuori della sala riunioni di Palazzo Querini Dubois.

 

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Nei giorni scorsi Mueller - che per noi rimane il miglior direttore scelto fino ad ora - aveva fatto trapelare una lettera di accuse al presidente Davide Croff, sentendosi scavalcato in alcune decisioni che riguardavano il suo settore, in particolare sulla nomina dell'ufficio stampa. Si è trattato del secondo sfogo nel giro di un anno, al quale ieri Croff ha cercato di dare spiegazione al consiglio di amministrazione. Croff si è trovato in una posizione non facile. Se le accuse di Mueller fossero risultate false, avrebbe potuto (o dovuto) chiedere la testa del direttore, soprannominato "l'infedele". Se invece avessero avuto qualche fondamento queste banali critiche, da essere messo in discussione avrebbe potuto essere lo stesso presidente. Infatti, Croff, davanti agli altri quattro componenti del Cda, ha scelto una strada intermedia. Ha smentito Mueller, dicendo in pratica che il direttore si è inventato tutto, ma ha convinto il Cda a lasciarlo al suo posto, anche perché la Mostra del cinema di settembre è già praticamente fatta e un cambio ora non sarebbe certo auspicabile. "Resta il fatto - mormora Ilaria Bonsempiante dell'Avvenire Nuovo - che tra i due qualcosa si è rotto, ammesso che un feeling ci sia mai stato. Croff, indicato come presidente della Biennale un anno e mezzo fa dall'ex ministro Giuliano Urbani, in realtà aveva dovuto subire dallo stesso Urbani la nomina di Mueller alla direzione del settore cinema. E le divergenze caratteriali e gestionali, tra i due, in questo anno si sono manifestate più volte, a partire dalla scelta dei collaboratori. Entrambi ora vengono dati in partenza, per i mutati equilibri nel governo e non solo. A Urbani è succeduto infatti Rocco Buttiglione e questo indebolisce la figura di Mueller, mentre Croff potrebbe decidere di tornare alla sua attività di manager e dedicarsi esclusivamente alla società Terna, che francamente non riusciamo a capire quanto a disposizione possa avere anche per la Biennale." Ma non ci crediamo perchè questo è un voler rincorrere la notizia e fare cronaca per il barbiere che compera il quotidiano e forse non ha nemmeno il tempo di leggerlo. A Croff piace molto fare il presidente della Biennale e non si è mai divertito come in questa missione. Ha carta bianca e le arti le stanno a genio, da come si veste e come accoglie i media. Poi Mueller sognava da una vita poter approdare un giorno a Venezia, abitarci, rendersi utile alla società. Infatti, se non andiamo errando, è il secondo direttore della Mostra in cento anni che decide di abitare a Venezia durante il mandato. Ed i veneziani ed i veneti (due popoli diversi)dovrebbero esserne orgogliosi. 

 

51.a Biennale Arti Visive 51.a Biennale Arte - Sempre un pò più lontano 51.a Biennale Arte - Sempre un pò più lontano
 

Quella del settore cinema, tuttavia, è stata la prima delle spinose questioni affrontate da Croff, ieri. La seconda riguarda l'arte. L'edizione dell'esposizione internazionale che si apre domani vede solo quattro artisti italiani presenti. "Quattro raccomandati dal Ministero", sbocca Patrizio Merciai, noto collezionista ginevrino. Una pecca, sottolineata da molti e resa pubblica da diverse testate del Gruppo La Repubblica, e persino il Giornale dell'arte, che ha provocato la reazione del ministro Buttiglione, il quale ha chiesto per il 2007 "il rilievo che l'arte contemporanea italiana merita". Di qui la nomina da Roma di Ida Giannelli a curatrice del futuro prossimo Padiglione italiano.

Rocco Buttiglione Rocco Buttiglione
Croff naturalmente non poteva tirarsi indietro, anzi ha subito chiarito di essere d'accordo con il ministro dell'UDC anti divorzista (che non andrà a votare al prossimo referendum, ndr.), e ciò ha fatto nascere qualche notizia che le agenzie, una volta diramate ai quotidiani, questi si sono divertiti a trovare il pelo nell'uovo. Una forma italiana che richiama la cultura della Prima Repubblica, di correnti, cespugli, sottobosco che si annidavano dietro ai poteri romani. Oggi si deve fare i conti anche con il nuovo statuto della Biennale che affida al Cda l'obbligo nel trovare idee concrete per pareggiare i conti, vendendo servizi e prodotti culturali e non solo consumarli. Forse un giorno si ragionerà da "industriali della cultura" e non da "scaldabagni".

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