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La "Kriegskarte", carta di guerra dell'Impero austriaco del generale Anton von Zach insieme a 32 topografi in mostra a Palazzo Caotorta della Fondazione Benetton fino al 25 novembre 2005

Il sapere, libri 

 

Treviso, 29 ottobre 2005. Una minuziosa e gigantesca carta topografica, redatta tra il 1798 e il 1805 per iniziativa dello Stato maggiore austriaco a scopi militari, e riproducente tutto il Veneto e tutto il Friuli, che racconta di fatto la storia del Nordest italiano non solo attraverso paesaggi rimasti immutati per secoli ma anche attraverso sapienti annotazioni degli ufficiali topografi che riportano lo stile di vita, l'economia, le condizioni di sussistenza della popolazione veneta e friulana dei primi Ottocento.

La "Kriegskarte", ovvero la carta di guerra dell'Impero austriaco, è stata realizzata dal generale Anton von Zach insieme a 32 topografi, e copre un'estensione di 31mila metri quadrati. Ognuna delle 120 tavole è stata disegnata a penna e colorata in acquerello ed è in scala 1:28.800. Dopo duecento anni dalla realizzazione questo poderoso materiale, rimasto coperto dal vincolo del segreto militare fino alla metà del XIX secolo, viene integralmente reso pubblico e racchiuso in tre eleganti tomi (due da quattrocento pagine ciascuno con le annotazioni del territorio, un volume introduttivo di 46 pagine e 120 carte topografiche) grazie alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso che ha sponsorizzato il lavoro, portato a compimento dopo cinque anni di fatiche dal curatore scientifico Massimo Rossi, art director Domenico Luciani e coordinamento redazionale curato da Patrizia Boschiero, con la collaborazione dell'Österreichisches Staatsarchiv di Vienna. Materiale che è anche oggetto di una mostra aperta proprio ieri a Treviso a Palazzo Caotorta (fino al 25 novembre 2005, lunedì-venerdì con orario 9.15-18).

La Kriegskarte ritrae dunque il mondo reale di fine Settecento ancorandolo scientificamente alle coordinate geografiche e descrive ogni più piccola porzione di territorio con un linguaggio simbolico condiviso a livello europeo. «È un bagno nel passato, alla riscoperta delle radici venete e friulane quando le città, ad esempio, erano ben delineate mentre ora si parla di città diffusa, quando esistevano specie botaniche oggi scomparse, quando c'erano ancora paludi e il fiume trevigiano Sile non era stato rettificato» spiega Rossi. E aggiunge: «È un'opera necessaria nel mondo scientifico e professionale perchè offre nuove referenze a storici e geografi, a cartografi e topografi, a urbanisti e paesaggisti; ma è anche spunto di riflessione per le istituzioni nazionali e locali, rendendo disponibile un confronto conoscitivo dei cambiamenti e delle stratificazioni ambientali e territoriali nell'arco di due secoli». Mentre Luciano Benetton si è complimentato per la realizzazione di un'operazione "intelligente che apre confini inesplorati al nostro vivere odierno".

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