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Nave con armatore turco, bandiera panamense ed equipaggio georgiano affonda nel porto di La Spezia: disastro ecologico?

Pericoloso

 

La Spezia, 4 dicembre 2005. "Please, save my crew. My God, save my crew". Sono queste le parole con cui, alle 3.41 di ieri, il comandante Avdandi Beridze, georgiano, lancia l'allarme, avviando l'operazione di salvataggio delle tredici persone d'equipaggio della nave cementiera 'Margaret' che ha cozzato contro la diga del porto della Spezia, a due miglia dalla costa, vicino al Parco naturale marino delle Cinque Terre. L'equipaggio a bordo è georgiano ed è stato messo in salvo, già ricoverato all'Ospedale. Purtroppo 85 mila litri di gasolio e oli combustibili rischiano di inquinare irrimediabilmente il cosiddetto "Golfo dei Poeti"

Questa la dinamica. La "Margaret", cargo cementiero di 85 metri armata dalla società panamense Amaretto United, era partita, nella serata di venerdì, da Genova, ormai senza carico. Nelle casse di serbatoio, gasolio e oli combustibili, per assicurarsi un viaggio di ritorno verso il porto bulgaro di Varna senza molti scali. Il comandante Beridze procede verso sud, ma il vento aumenta a 30 nodi e il mare raggiunge forza 4-5. Il comandante chiama la Capitaneria di porto della Spezia e chiede di avere un punto di fonda riparato. Beridze dà l'ordine di dare àncora che però non aggancia il fondo: "Margaret" comincia a scarrocciare, va alla deriva. Scatta l'Sos: dalla Capitaneria di porto partono le motovedette e un rimorchiatore che deve tentare di agganciare la nave. Il cargo però scarroccia e finisce sulla diga foranea: i cavi d'acciaio del rimorchiatore si schiantano. L'urto con gli scogli apre una falla a poppa, la nave comincia a imbarcare acqua. Affonda. C'è chi si lancia in acqua, chi riesce a salire sul battellino. Ma il mare e il vento aumentano in maniera esponenziale. I naufraghi che sono rimasti sulla nave si radunano sul punto più alto. Le onde sono alte quattro metri, mentre il comandante della Capitaneria Giovanni Pettorino organizza il carro comando nella sala operativa della Capitaneria. Decollano dalla base di Sarzana gli elicotteri AB 412, i "Koala", specializzati nel soccorso in mare, che compiono una delle più spettacolari operazioni di salvataggio che La Spezia ricordi, recuperando, uno dopo l'altro, i naufraghi. L'operazione termina alle 8,10: tutti salvi, ma adesso il problema è un altro. Il problema sono gli 85 mila litri di gasolio dei serbatoi. Una parte è già in mare e inquina le grandi colture di mitili della zona. La capitaneria avverte il Ministero dell'ambiente e dichiara lo stato di emergenza locale. Da tre porti del Tirreno parte la flotta della Castalia specializzata nel disinquinamento, mentre da San Benedetto del Tronto arrivano i subacquei della capitaneria di porto. L'allevamento ittico e le mitilicoltura spezzine sono state sottoposte ad alcune misure cautelative, in via precauzionale, in attesa di fare un punto della situazione domani mattina, quando i campionamenti saranno portati all'Istituto zooprofilattico per gli esami di laboratorio.

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