Rivista AIDANEWS | Museo Giorgione | Fashion Law | Ass. AIDA | Galleria So!o Arte | Per Castelfranco | ASIAC

Le riflessioni sul suicidio del libertino Casanova tratti dal saggio Giacomo Casanova. Dialoghi sul suicidio (Aracne editrice) curato da Paolo Bernardini

Griglia

 

Padova, 16 gennaio 2006. Avventuriero, seduttore, libertino? Giacomo Casanova (1725-1798) fu anche un filosofo originale, che si interrogò sull'esistenza di Dio, il significato della vita, il suicidio. Su questo gesto, che affascina e respinge, hanno a lungo dibattuto, al tempo dell'Iluminismo, pensatori francesi, tra cui Montesquieu, Voltaire, Hume, Mandeville, e italiani, come Appiano Buonafede e Jacopo Stellini che Casanova aveva avuto, nell'Università di Padova, come maestro di filosofia morale. Nelle sue opere di etica, d'impostazione aristotelica, Stellini, circa il suicidio, sottolinea "come sia insito nella natura umana l'attaccamento alla vita e come vi sia qualcosa di mostruoso, di irrazionale, nel desiderare la morte".

Gli scritti che Casanova dedicò all'argomento sono riportati nel saggio "Giacomo Casanova. Dialoghi sul suicidio" (Aracne editrice) curato da Paolo Bernardini, docente di Storia europea nell'Ateneo patavino. Sembra che l'idea della morte sia passata per la mente di Casanova quando, nel 1762 in Inghilterra, ricevette l'umiliazione di essere respinto dalla giovanissima Charpillon. E resta un tema che affronta nella "Confutazione della storia del governo veneto d'Amelot de la Houssaie" e, in modo particolare, nei nove "Dialoghi", in cui un interlocutore difende la liceità morale del suicidio mentre l'altro assume una posizione più moderata. Nel sesto emerge il "pessimismo" canoviano che sembra anticipare quello leopardiano. Scrive infatti: "La terra, amico, è un inganno, ed è un inganno la vita dell'uomo, onde tutto il resto debba essere inganno. Falsa è la possibile felicità, inganni i provvedimenti, le speranze, i sensi, i piaceri, le ambizioni, le sovranità, le religioni, le leggi, le soggezioni, le guerre, gl'interessi, la medicina e tutti i sestemi". "Questo pessimismo radicale - osserva Bernardini - conduce ad un relativismo morale notevole, che tocca anche il suicida il quale, come si legge nel nono ed ultimo dialogo, non si deve né ammirare né biasimare". Ormai vecchio e malato, il 13 ottobre 1793 Casanova, ritorna sull'argomento, sul quale aveva tanto a lungo ragionato, dichiarando: "La vita è per me un peso", ma l'istinto di conservazione prevale e muore il 4 giugno 1798, come narra il principe di Ligne, che era presente nel momento del trapasso, "forse dopo essersi convertito e aver raccomandato l'anima a Dio".

Torna su

 

Mappa del sito 0,0938