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Berlusconi, più attacca e più il popolo se ne accorge. Strategia della comunicazione made in USA. Gli altri come al solito rimangono una spanna indietro

Orma del piede

 

Roma, 5 febbraio 2006. Assistiamo ad un Silvio Berlusconi, noto come Presidente del Governo da cinque anni, che sta alzando il tono contro Romano Prodi, noto a tutti come ex presidente del Consiglio che dovette andare a casa per colpa di Bertinotti.

«Andrò in tv anche con una sedia vuota accanto», «Prodi ha favorito le coop»!  E contro le toghe rosse (cioè quei magistrati e procuratori che fanno discorsi politici da sinistra, che neppure una visita a Cuba potrebbe rieducare: «Tornerebbero dopo aver fatto turismo sessuale e senza aver imparato niente».

Sbigottiti i leader del Centrosinistra, che si erano impegnati per iscritto di stare tranquilli perché i sondaggi darebbero a loro una vittoria schiacciante, e pertanto di "parlare solo di fatti concreti, dei problemi reali del Paese" sono costretti a replicare, ma in forma sparsa. Ed essendo in molti a voler protestare, alla fine la gente (quella indecisa) fa confusione e gira la testa dall'altra parte. Prodi, per esempio, lo fa minacciando una querela e con una battuta: «Sarà meglio che Berlusconi salga su quella sedia, così avrà una statura normale». Il Cavaliere proclama che la Cdl «è già in testa». Scontento dei sondaggisti italiani che, secondo lui, sono tutti di sinistra, ha incaricato una società americana di fotografare la reale situazione della società italiana. Ma Casini continua a marcare il suo distacco dal Cavaliere, mentre An chiede a gran voce che Fini diventi il nuovo premier. Così in realtà si sente che qualcosa sotto il sedere del Cavaliere qualcosa sta scricchiolando. I messaggi sono chiari: non volete Berlusconi, noi di AN abbiamo Fini, un uomo intelligente e bravo che ha saputo farsi apprezzare sia come segretario che come ministro degli esteri. Il centrosinistra è frastornato da una campagna tanto aggressiva, sembra quasi che si sia scaricato e che questo periodo lo stia vivendo un po' da  convalescente. Quasi a una voce Prodi, Fassino, D'Alema e Rutelli denunciano la strategia dei veleni messa in campo dal premier. Ma forse, quello che i cronisti non vogliono ammettere, non si è mai visto una campagna pubblicitaria così vasta e capillare per un partito e per un uomo solo. Tutti i muri di città, paesi, periferie, tutti i cartelloni delle soste dei bus e corriere, tutte le stazioni, molte facciate di palazzi e condomini in restauro sono coperti dai messaggi propagandistici di Forza Italia e della "simpatica e sorridente" faccia di Silvio Berlusconi. Quale altra forza politica o persona in carne e ossa ha mai potuto disporre di tanto danaro per pagarsi questa enorme pubblicità mediatica?

Siccome non esiste nessun limite e la colpa va alla sinistra che l'ha permesso il Cavaliere con cinquanta milioni di euro (cento?) ha invaso e monopolizzato l'intero territorio italiano. Ci vien da ridere quando si vedono dei manifesti di Di Pietro, il giustizialista, di color bianco con il suo slogan rigetto e la sigla incomprensibile, accanto a quelli di supermercati o di donne che si accarezzano le nuove calze a rete. Non fanno comunicazione. Sono semplicemente "vuoti".

Si potrà essere governati da persone che non sanno comunicare? Prodi non ride più e non fa più battutine spiritose (com'era uno o due anni fa). D'Alema sembra molto offeso e Rutelli persiste nel suo modo retorico nel controribattere l'avversario con metafore da circoli parrocchiali trasteverini. Sembrano un po' tutti flemmatici, sti politici italiani. Sembrano stanchi ma ...tutti sicuri di vincere.       

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