Venezia, 5 febbraio 2006 (testo tratto dalla relazione d'apertura del presidente della Camera di Commercio per la cerimonia solenne del bicentenario della Camera di Commercio di Venezia svoltasi presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, domenica 5 febbraio 2006. Servizio dei nostri inviati A. Miatello e A. Boaretto).
Sintesi da "Cenni storici sulla Camera di Commercio di Venezia" di F. Zago - Venezia - 1954 - Dalle antiche magistrature della Serenissima alla Legge di riforma 580 del 1993. Le notizie storiche sulla Camera di Commercio di Venezia sono scarse, e per il passato orientate a farla derivare da antiche Magistrature con scopi commerciali. Le origini "certe" delle Camere sono ottocentesche: decreto napoleonico o disposizioni dei governi locali dei vari Stati di allora. E' vero però che alcune città derivano le loro Camere da organismi comunali del XII secolo (vedi Milano). Su questa scia anche la Camera di Venezia potrebbe identificarsi, ad esempio, nella Magistratura dei Provveditori di Comun, creata nel 1256, che si occupava di mercature, navigli e arti. E vi furono altre istituzioni commerciali della Serenissima, come i Cinque Savi alla Mercanzia.
All'inizio del '700, per far fronte alle difficoltà per i traffici veneziani causate dalla scoperta dell'America, furono creati nuovi Uffici, tra cui la Deputazione al Commercio o Deputati alla Camera di Commercio col compito di "facilitare l'esito delle mercanzie", e con una azione subordinata a quella dei Cinque Savi e ai Capi di Piazza del ceto mercantile, cui il Governo aveva già affidato compiti di regolazione del commercio. Prese così corpo, su progetto dei Capi di Piazza, la costituzione fra i più accreditati mercanti dei vari rami del commercio di una "Unione" o "Corpo" (1713), che discuteva dello stato del commercio, riferendo poi alle Pubbliche Autorità. I membri di tale corpo, 26, di nomina dei Deputati al Commercio, avevano funzione rappresentativa e ampio potere consultivo: 50 anni dopo essi furono indicati dai Savi come il primo tentativo di costituire una Camera di Commercio. E' del 1763 un'esposizione dei Cinque al Serenissimo Principe ove si evidenzia la necessità per riorganizzare il commercio di persone fornite anche di esperienza pratica: l'Unione mercantile "denominar si dovrà Camera di commercio"; formata da mercanti e rappresentanti di Uffici o Consorzi, essa doveva coordinare "tutte le iniziative, gli sforzi, i consigli per il miglior bene del commercio".
Fu Francesco Morosini nel 1764 a presentare ai Cinque Savi una relazione sul governo camerale: numero delle persone (24 membri, negozianti della piazza di Venezia, scelti a maggioranza di voti in seno ai vari consorzi formati tra esercenti di uno stesso commercio), durata delle cariche (3 anni), luogo delle adunanze (Riva del Vin , nel Fontico della Farina)... Nel 1768, però, il Senato manifestò gravi dubbi sulla composizione e i fini della Camera, e i decreti di istituzione furono annullati.
La bontà dell'idea rimase comunque, tant'è che con il decreto napoleonico del 5 febbraio 1806 del Governo Italico, da cui la Camera di Commercio trova la sua effettiva origine, furono riunite nella Camera le attribuzioni esercitate dalle Deputazioni Mercantili, dal Consorzio dell'Olio e dal Consorzio d'Egitto. Ma la storia della Repubblica Veneta era già conclusa. Il decreto del 1806 fissò organizzazione e poteri della Camera di Commercio di Venezia, che aveva carattere regionale: dei 15 membri, 9 dovevano avere residenza a Venezia e gli altri 6 uno per capoluogo delle 6 province venete. Nel successivo decreto del 19 marzo 1807 si regola l'iscrizione delle ditte all'anagrafe commerciale.
Nel 1811, con decreto napoleonico del 27 giugno, si istituì a Venezia la Camera di Commercio Arti e Manifatture, i cui membri provenivano dai ceti dei fabbricanti, manifatturieri e commercianti. Essi furono nominati in prima applicazione dal Re su designazione dei Prefetti, poi, in ragione di un quarto, dalla Camera stessa a maggioranza assoluta di voti. Il presidente poteva essere il Prefetto, il Vice-Prefetto o il Podestà. Il decreto prevedeva inoltre un Consiglio Generale di Commercio, Arti e Manifatture con sede a Milano.
Questa situazione durò fino al 1849, anche dopo il Congresso di Vienna, nonostante il dominio austriaco. Nel 1848, nel breve periodo di restaurazione della Repubblica Veneta, Daniele Manin modificò la legge concedendo libertà di scelta anche per la nomina del Presidente. Al ritorno della dominazione austriaca, l'anno dopo, con regolamento del 21 luglio, si diede un nuovo assetto alle Camere del Lombardo-Veneto per renderle più aderenti al tessuto economico dell'epoca.
Il 18 marzo 1850 veniva promulgata la legge per l'istituzione delle Camere di Commercio ed Industria, obbligatoria in tutto l'impero. Ne furono costituite 60, di cui 8 nel Triveneto tra cui Venezia. La legge fece anche obbligo della tenuta di un registro con tutti i dati necessari alla compilazione di statistiche del commercio e industria (numero di imprese e di persone impiegate, rami di attività) e formalizzò l'elezione del Presidente in seno alla Camera, con maggioranza assoluta di voti.
Dopo l'Unità d'Italia, nel 1869, con legge del 3 marzo, la Camera viene a chiamarsi Camera di Commercio ed Arti; nel 1910, con legge del 20 marzo, diviene Camera di Commercio e Industria della provincia di Venezia. Un primo riordinamento che fissa in modo organico struttura e compiti del Consiglio, e prevede la Giunta, si ha con la legge 750 del 1924. Il suo regolamento attuativo, decreto 29-1925, dà una precisa disciplina a importanti servizi camerali quali registro ditte, statistica, raccolta usi, brevetti e marchi.
Con la legge 731/1926 le Camere diventano Consigli Provinciali dell'Economia e vengono sciolti i Consigli; dal 1927 la Presidenza è assunta dal Prefetto. Questa prima disposizione fu seguita da provvedimenti che innovarono la struttura dell'Ente e le materie di sua competenza: Presidenza ai prefetti, senza elezione, Vice-Presidente e Presidenti delle Sezioni a nomina ministeriale; Consiglio nominato dal Prefetto su designazione delle organizzazioni sindacali e che si riuniva solo due volte l'anno (dunque, di fatto, il vero amministratore dell'Ente era il Comitato di Presidenza).
Nel 1931 si apre una nuova fase: negli organi consiliari entrano i rappresentanti dei lavoratori, accentuandosi così il "carattere di rappresentanza integrale degli interessi generali di produzione". Quanto alle attribuzioni, va rilevato il conferimento di compiti in materia di agricoltura e la sottrazione della tenuta del Registro delle ditte, affidato agli Uffici Provinciali dell'economia, istituiti nel 1927.
Con la scomparsa del regime che l'aveva determinata, tale riforma cadde; il decreto luogotenenziale 315 del 1944 ricostituì le Camere di Commercio Industria ed Agricoltura. Ciò nonostante, a Venezia il Consiglio Provinciale dell'economia corporativa funzionò fino all'aprile 1945 e la Camera venne ricostituita, con l'insediamento della Giunta, il 29 giugno 1945. L'ordinamento provvisorio durò quasi 50 anni. Fino alla Legge di riforma 580 del 1993.
La prima sede effettiva della Camera di Commercio fu al pianoterra del Palazzo Ducale. Dove erano risiedute le antiche Magistrature veneziane, infatti, durante la dominazione straniera trovarono luogo Uffici governativi e municipali e le maggiori istituzioni culturali cittadine. Le condizioni statiche del complesso architettonico, però, non consentirono alla Camera stessa una permanenza stabile.
Essa si trovò poi a occupare l'edificio della Zecca, soppressa dal 1870, in bacino San Marco, dove rimase fino al 1901, quando, per far posto alla biblioteca Marciana, si trasferì in Palazzo Trevisan Cappello sul Rio della Canonica. Ivi rimase, in affitto, fino al 1926, anno in cui trovò una nuova sede in un palazzo costruito apposta su progetto degli ingegneri Coen e Puglisi-Allegra in via XXII Marzo, dove è ancora ubicata la sede principale, anche se il palazzo ha subito nel XX secolo innumerevoli interventi.: all'epoca, infatti, quello che fu chiamato Palazzo del Commercio risultava costruito solo in parte, quella prospiciente via XXII Marzo, dove avevano sede Borse, Anagrafe Commerciale, Segreteria e locali. (Seguono altri testi sul Bicentenario)
Il servizio fotografico è inedito e l'unico che sia stato pubblicato in rete. Il merito va, come al solito, ad Alcide Boaretto, socio fondatore dell'Associazione internazionale del diritto e dell'arte e co-direttore di aidanetwork.com. Alcide Boaretto dirige un noto studio di consulenza sul lavoro a Padova e per hobby fa il fotografo. Per maggiori dettagli scrivere a: