
Articolo di: Media Release
Pubblicato il: 09.03.2006
In breve:
Pubblichiamo il testo di una lettera pervenutaci alla redazione, relativa alla notizia diffusa in città da una "nuova" Casa d'aste che avrebbe avuto in cambio di un "lauto affitto da versare nelle casse del Comune" l'uso del salone del piano nobile dell'antico palazzo di Ca' Rezzonico, oggi sede di uno dei più prestigiosi musei cittadini, sia per gli arredi che per la struttura architettonica (Longhena e Massari).
![]() |
Venezia, 9 marzo 2006 (da una nota inviataci dalla dottoressa A. S.). Pubblichiamo il testo di una lettera pervenutaci alla redazione, relativa alla notizia diffusa in città da una "nuova" Casa d'aste che avrebbe avuto in cambio di un "lauto affitto da versare nelle casse del Comune" l'uso del salone del piano nobile dell'antico palazzo di Ca' Rezzonico, oggi sede di uno dei più prestigiosi musei cittadini, sia per gli arredi e le collezioni che per la struttura architettonica (Longhena e Massari). Non ci sembra una soluzione ottimale per fare cassa. Crediamo anche noi che il sindaco Massimo Cacciari sia stato consigliato male. Un'attivita speculativa (e non solo di facciata, come potrebbe essere ad esempio la mostra di una Ferrari o di una sfilata di moda o una cena per raccogliere fondi per la salvaguardia del patrimonio) come quella di un'asta pubblica di oggetti e arredi condotta da una ditta privata, e per di più "appena costituitasi" diminuisce - secondo il nostro parere - il prestigio del sito museale. Perchè c'è assolutamente bisogno di un Museo per dare quel plus valore ad oggetti d'antiquariato di privati che andranno ad altri privati? Il Comune può permettersi una siffatta pratica?
Le aste di antiquariato e di oggetti preziosi, in tutte le principali capitali europee e negli Stati Uniti d'America, si svolgono in grandi saloni "moderni con pareti movibili" messi a disposizione (con affitti salatissimi) da Grand Hotel cinque stelle, dove a volte si possono seguire le stesse battute d'asta con telecamere a circuito chiuso dalle proprie suite o camere, per evitare occhi indiscreti. A Venezia siamo ad un gradino più basso, un po' poareti. "Il cittadino di turno per amicizia e furbizia riesce sempre a portare a casa quello che vuole, perchè con i soldi si fa tutto nella città dei Dogi. E' nel dna di una certa società che pensa solo al denaro" - ti senti rispondere dal pescivendolo di Campo S. Margherita. La ditta d'aste veneziana si farebbe più pubblicità se regalasse il 3 per cento del fatturato ai Musei Civici per attività didattiche (non solo per bambini) e svolgesse la sua asta in un Hotel di lusso o in un palazzo privato. (A.M.)
![]() |
|
![]() |
Dott.ssa A. S. ci può spiegare meglio la faccenda?
Si parla di concedere in affitto uno dei più prestigiosi musei veneziani, non ad una immacolata organizzazione "onlus" al fine di raccogliere fondi per umanitari o illuminati scopi, non ad un artista per sue prestigiose performances, e neppure ad uno stilista di "chiara fama" per render note le sue nuove creazioni (attività tutte, mi pare, non solo consentite dalle recenti normative, ma anche a mio parere non deprecabili) ma ad un individuo, o meglio alla sua società, per battere la propria asta.
Ci può illuminare sui fatti?
La nuova casa d'aste, la "San Marco" (nuova di nome, ma di "vecchia" proprietà di fatto) nasce a Venezia. Ufficialmente appartiene al figlio di Franco Semenzato, ex socio della Finarte-Semenzato, che lo ha visto anche implicato in diversi contenziosi legali.
Ma chi ne ha parlato per primo in città?
E' stato un quotidiano locale (Il Gazzettino, inserto di Venezia, giovedì 9 febbraio) che annuncia tale nascita e in una semplice riga viene buttato là che la prima asta - il 25 e 26 marzo - verrà battuta "...nel salone da ballo di Ca' Rezzonico" e si aggiunge che è intenzione dei proprietari della casa d'aste di "avvalersi anche della collaborazione di sedi istituzionali".
Ha avuto modo di avere qualche spiegazione?
Stupefatta alla lettura di tale articolo ed altrettanto stupefatta che in nessun modo vi si rilevasse la palese anomalia (per non dire follia) di tale concetto, ho chiesto lumi al nostro assessore alla cultura, Sandro Parenzo, che di nulla era stato preventivamente informato. Altrettanta estraneità è stata veementemente affermata dal nostro direttore generale dei Musei Civici, Giandomenico Romanelli. L'assenso pare sia stato dato dal nostro sindaco Cacciari, la cui levatura non è assolutamente discutibile, e quindi forse, spero, si potrebbe dedurre che sia stato mal consigliato.
|
![]() |
|
Il Museo di Ca'Rezzonico fa parte dei Musei Civici veneziani ha forse problemi di liquidità?.
Sappiamo tutti che le nuove normative consentono - anzi auspicano - di, per così dire, mettere a rendita, i nostri musei e far sì, in tempi così economicamente grami per la cultura, che i nostri (ribadisco nostri) blasonati contenitori pubblici possano essere "affittati": di questo nessuno si sconvolge, anzi, con le dovute cautele, può essere cosa buona e giusta, evangelicamente parlando.
Lei parla di "dovute cautele", cosa indende?
Mi sono riletta le nuove normative e vi avrei trovato ripetuta la frase "senza scopo di lucro".
La destinazione del Museo è ovvia o può essere cambiata a seconda di una palese difficoltà finanziaria di far quadrare i conti?
A mio parere una serie di domande vanno poste. E' legittimo che venga concesso una spazio così prestigioso per una vendita all'asta, che non è certo di beneficenza?
Non è questo un pericolosissimo precedente per eventuali concessioni future? Come si potranno prossimamente negare gli spazi storicamente più prestigiosi a chicchessia per farci chissà cosa?
E, nello specifico, non è possibile che si ingeneri nei frequentatori di quell'asta l'equivoco che gli oggetti che sono messi all'incanto in cotanto contenitore, sotto le volte affrescate dal Crosato e con Tiepolo e Longhi occhieggianti a qualche metro di distanza, siano, per la proprietà transitiva, ugualmente sublimi? Non c'è il rischio che il loro inserimento, anche se temporaneo, in una struttura museale, avvalli tacitamente la loro possibile ma non verificata importanza artistica? Non voglio dubitare - anche se sarebbe legittimo - che in questa prima asta gli organizzatori saranno ben prudenti, ma chi ci assicura che, orrendamente replicandosi tale accadimento, tale prudenza non venga casualmente tralasciata?
In ogni caso concedendo questi spazi per questo uso, la legge sarebbe correttamente applicata o semplicemente escamotata pro domo propria?
E i nostri amministratori non avrebbero in ogni caso il dovere e il potere di vagliare l'opportunità di una o di un'altra richiesta? e non dovrebbero rendersi conto dei rischi di concessioni indiscriminate?
Un bravo giornalista come Enrico Tantucci, che spesso si è immerso in coraggiose battaglie per Venezia, ha appurato tra l'altro (
Ma, visto che lo stupore pare il comune denominatore per tutti di fronte a questa notizia, perchè nessuno fa niente, perchè nessuno si oppone?
Ed il ministero competente è d'accordo con questa operazione lucrativa specialmente adattata a Venezia?
Più recentemente lo stesso giornalista è tornato sull'argomento (
Ha avuto modo di chiedere il parere di altre persone competenti a dare un giudizio in materia?
Per condividere questa donchisciottesca battaglia ho interpellato alcuni colleghi o amici come, tra gli altri, Nicola Spinosa, Claudio Strinati, Maurizia de Min, Eugenio Vassallo, Fabrizio Lemme, Umberto Allemandi, Francesca Baldassarri, Laura Laureati, ma anche operatori seri del mondo antiquariale, come Luca Baroni o Casimiro Porro. Ne ho scritto a Salvatore Settis, a Giovanna Melandri e a Giuseppe Giulietti. Nessuno, ma proprio nessuno, ha preso le distanze o ha espresso capziosi distinguo: tutti sono rimasti increduli e sconcertati.
![]() |
![]() |