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In memoria di Bepin Segato, l'ambasciatore per un Veneto Libero. Un caloroso saluto da Ettore Beggiato

Vicenza, 31 marzo 2006 (della redazione aidanews). Abbiamo chiesto ad Ettore Beggiato, già consigliere regionale per diverse legislature ed uno dei maggiori protagonisti di lunghe battaglie politiche per l'autonomia federalista del Veneto, di inviarci qualche nota attorno alla figura di Bepin Segato, deceduto per arresto cardiaco da alcuni giorni nella sua casa. Bepin Segato era considerato l'ideologo per aver organizzato una sera di nove anni fa "l'attacco al campanile di San Marco, issando la bandiera di San Marco come segno indelebile di un riscatto morale verso l'egemonia politica di Roma".  Processato assieme al minutissimo gruppo di "insurrezzionali equipaggiati di tute mimetiche ma anche di riserve d'acqua potabile, calzini e magliette, sprovvisti però di armi", finì con i suoi seguaci in galera, scontando pene assai severe. I Serenissimi non si pentirono del loro gesto che, per la storia socio-politica di questa Regione, avrà sicuramente un giorno il riconoscimento istituzionale, come molti altri eroi lo hanno meritato post mortem. Si odono scricchiolii sempre più frequenti sia "di andare" con il Trentino che con il Friuli, ma anche con la Lombardia. Venezia da quando è diventata la città dei turisti (e non dei veneziani, non è una battuta) ha perso il mito e l'aureola dogale. Forse Bepin Segato se ne accorse quando il popolo veneto fu con lui ma "quelli" dei poteri alti lo avrebbero anche "bruciato come un Savonarola".  

 

(Testo di Ettore Beggiato). Ho conosciuto Bepin Segato in una delle tante riunioni spontanee e semiclandestine che hanno caratterizzato l'area venetista verso la fine degli anni ottanta e fui colpito dalla Sua mitezza e dalla Sua dimensione in qualche modo "spirituale": mentre noi parlavamo di progetti politici, di manifesti, di scritte murali e tutto il resto, Bepin Ti portava con le Sue elaborazioni in un altro mondo nel quale emergeva comunque  la Sua inattaccabile fiducia nella capacità dei Veneti di riappropriarsi del proprio destino, della propria storia.

Ci siamo rivisti a Vicenza nella primavera del 1994. Avevo organizzato la presentazione del volume "I Veneti, progenitori dell'uomo europeo" alla presenza dei due (su tre) autori sloveni, Savli e Tomazic. Alla fine Bepin venne a salutarmi, con quell'atteggiamento a metà fra la timidezza, il rispetto, l'educazione innata che lo caratterizzava e mi regalò il Suo volume "Il mito dei Veneti dalle origini a noi". Ricordo la Sua ritrosia quando gli dissi "Fame na dedica, Bepin" e Lui si limitò a una firma in basso. Di quel volume ho evidenziato la conclusione che vi propongo, perché è quasi un testamento spirituale:

"Dagli anni Sessanta conosce grande fortuna la comunità economica europea, con obiettivi politici di medio-lungo periodo. Il Veneto ritorna immediatamente al suo tradizionale splendore economico. Nutre il grande ideale dell'autogoverno di ogni popolo dell'Europa Unita. Le difficoltà  sono tante ma la fede dei Veneti è incrollabile perché la loro autorità culturale è massima e l'idea è serenissima".

Per un po' di tempo ci perdemmo di vista, anche se la Sua azione di "divulgatore di storia veneta" come amava definirsi continuava in silenzio, com'era nel Suo stile; diffondeva soprattutto le carte del Veneto con i toponimi in lingua veneta: Altin, Padoa, Sitadea, Casteo (Castelfranco per gli italiani) che ritrovavi puntualmente nell'ingresso dei laboratori artigiani ma anche nella hall degli  alberghi  o nella sale d'attesa dei medici.

Lo incontrai in un altro incontro, penso fosse il 96-97, e mi passò un volantino intitolato "Non una Regione ma una Veneta Nazione" che si concludeva con un messaggio nel quale, a distanza di qualche anno, si può intravedere l'ipotesi dell'azione di San Marco

"Oggi, molti giovani veneti lottano  contro ogni avversità e con fede incrollabile per concretizzare i loro ideali  di libertà. AIUTALI ANCHE TU! E non chieder mai cosa puoi ricevere, ma soltanto cosa puoi fare, affinché la grande e nobile veneta storia riprenda il suo corso nello splendore di una nuova, libera, indipendente e sovrana Veneta Serenissima Repubblica. W SAN MARCO."

Il volantino era firmato "Portavoce interinale G. Segato": cosa volesse dire credo che nessuno l'abbia mai capito, ma questa era un'altra caratteristica di Bepin; lanciare messaggi, parole d'ordine, segnali "subliminali" come li chiamava Lui con lo scopo di risvegliare l'amore dei veneti per la propria terra, per la propria storia.

Lo ritrovai, e con me milioni di veneti e di europei, nel maggio del 1997 nell'azione dei "Serenissimi", in piazza San Marco, a Venezia. Bepin fu arrestato il giorno dopo la spettacolare azione del campanile, in quanto accusato di essere "l'ambasciatore" del gruppo, colui che doveva gestire i contatti fra i patrioti veneti asserragliati in piazza San Marco e le forze dell'ordine.

Sull'azione del campanile è stato scritto di tutto, ormai; per me rimane una straordinaria dimostrazione d'amore verso la madrepatria veneta da parte di otto, nove, dieci, undici  "Serenissimi" (in tanti finirono in carcere). Un'azione che poteva veramente sfociare in qualcosa di importante, vista  la straordinaria partecipazione con la quale il popolo veneto seguì gli eventi.

Fu stoppata da chi ha sempre avuto timore e sospetto nei confronti della potenzialità e dell'identità del popolo veneto, da quell'Umberto Bossi che non a caso parlò di "uomini dei servizi segreti" e peggio. Per non parlare della spropositata reazione dello stato italiano, l'allora presidente Scalfaro in testa, che reagì in tutte le sedi con una durezza inaudita,  arrivando a teleguidare la stessa magistratura che con una velocità impressionante condannò i Serenissimi a svariati anni di carcere. Bepin Segato, soprannominato "l'ideologo" del gruppo fu condannato a tre anni e sette mesi di carcere. Bepin, per la verità, ha sempre preferito dichiararsi "l'ambasciatore dei Serenissimi" e questo è il ruolo che il gruppo gli aveva affidato; anche in questo frangente emerge l'onestà intellettuale del Nostro che rifugge un ruolo non suo, anche se di maggior impatto mediatico.

In quel periodo ero consigliere regionale ed avevo quindi la possibilità di entrare in carcere. Ritrovai  così Bepin dietro le sbarre, proprio a Vicenza e qui emerge, a mio modesto avviso, la dimensione più autentica e più significativa di Segato:  la straordinaria serenità con la quale ha affrontato il periodo del carcere. Pur consapevole di non aver compiuto alcun atto violento né di aver mai teorizzato azioni violente, Bepin affronta il carcere come un apostolo pacifico e nonviolento della causa veneta, certo che il Suo sacrificio potrà rappresentare un prezioso patrimonio per tutti che lottano per l'autogoverno, per l'autodeterminazione del nostro popolo veneto.

Ricordo con emozione come mi ringraziò per aver lanciato l'iniziativa di spedire delle cartoline  ai Serenissimi: "E' straordinario, siamo sommersi da saluti che arrivano da tutte le parti" mi disse con l'aria festante di un fanciullo che ha appena ricevuto un regalo inaspettato.

E anche in carcere, pur non essendo un capopopolo, diventa un punto di riferimento per tanta gente, che vedono in lui un megafono per istanze di libertà e di giustizia. Un portavoce che non guarda al colore della pelle dei suoi compagni di sventura, né alla loro religione, né alle loro colpe.

Nel 2000 Bepin dopo essere stato più volte scarcerato e imprigionato è nell'inferno dantesco del carcere circondariale di Padova.

Anche qui si fa apprezzare da tutti, lo vedo più volte, una volta accompagnato da due europarlamentari fiamminghi e gallesi (eravamo riusciti a far passare una mozione per la Sua scarcerazione nel Parlamento Europeo), un'altra per raccogliere la sua accettazione alla candidatura al Senato nelle politiche del 2001; non viene eletto per pochi voti ma la mobilitazione che viene scatenata sulla Sua ingiustizia  è notevole e il 4 giugno il "Mandela bianco"  viene scarcerato.

Da allora continua incessante la Sua attività per la tutela e la valorizzazione della nostra storia e delle nostre tradizioni: dalla pubblicazione di volumi (in particolare "Uno sconfitto di successo" e "Io credo")  alla festa del boccolo, il giorno di San Marco, al capodanno veneto (primo marzo) che rilancia con varie iniziative a partire dalla stampa dei calendari veneti.

Ciao Bepin, grazie di tutto, e .....non temere,  finché ci saranno idealisti come Te  "la fede dei Veneti sarà incrollabile"!

Viva San Marco!

 

Ettore Beggiato 

www.ettorebeggiato.org  

 

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