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Il turista Emanuele Filiberto di Savoja a Vicenza: il consigliere provinciale Ettore Beggiato lo contesta

Basilica palladiana di Vicenza (A. Palladio)

 

Vicenza, 26 maggio 2006 (da una nota inviataci da Ettore Beggiato, consigliere provinciale per il PNe). Lunedì 12 giugno arriverà a Vicenza  Emanuele Filiberto di Savoja. E fin qui niente di male: Vicenza è una città splendida e un turista in più è sempre ben accetto.

La cosa che mi lascia francamente allibito è che il Savoja in questione venga ricevuto in pompa magna a palazzo Trissino, sede comunale, dal Sindaco in persona con tutti i convenevoli e i rituali dettati dal protocollo del cerimoniale.

E quali sarebbero i meriti del giovane Savoja, oltre quelli di aver fatto la pubblicità di una nota casa di sottoaceti?

Al signor Emanuele Filiberto di Savoja che si definisce "principe di Venezia" va ricordato che non esiste un popolo più autenticamente repubblicano del popolo veneto: finchè i Veneti sono stati liberi e indipendenti non hanno avuto né re né principi, né cortigiani né cortigiane.

Fu Napoleone a coniare il titolo di "principe di Venezia" assegnandolo al figliastro Eugenio di Beauharnais quale ulteriore oltraggio alla Serenissima Repubblica Veneta e in tal modo, un oltraggio, un insulto alla nostra storia veneta, deve essere letto anche ai nostri giorni, quel "principe di Venezia".

E finiamola con la retorica risorgimentale che vede Casa Savoja tutta tesa in maniera disinteressata alla costruzione della cosiddetta unità d'Italia.

Quei Savoja che con il loro arrivo nel 1866, dopo un plebiscito-truffa scandaloso, portarono il nostro Veneto in una situazione di miseria e di disperazione come mai nella nostra storia, facendo scatenare una emigrazione di dimensioni bibliche.

Quei Savoja interessati  unicamente ad allargare il proprio regno con una logica esclusivamente espansionistica. E non hanno fatto mai nulla per nasconderlo, per la verità. Emblematico il fatto di Vittorio Emanuele II° re di Sardegna che diventa, con una legge votata il 17 marzo 1861 il nuovo re d'Italia, rimanendo però "secondo", nonostante  le lunghe e accese  discussioni che movimentarono l'opinione pubblica dell'epoca: a lui di diventare il primo re d'Italia non interessava proprio nulla.

La politica di casa Savoja calpestò i diritti dei popoli, rifiutando la dimensione "federalista" del nuovo regno, optando per la via delle annessioni attraverso una serie di plebisciti truffaldini che evidenziarono appunto la dimensione "imperialista" dei Savoja.

Non parliamo poi  delle perle di Casa Savoja nel novecento, dalla complicità con l'avvento al potere del fascismo, alle orrendi leggi razziste contro gli ebrei, alla "fuga di Pescara" nel settembre 1943 di Vittorio Emanuele III.

E visto che il tour del Savoja finirà con una cena (di gala, naturalmente) ecco un affresco politico-alimentare di come i Savoja sono ricordati nel Veneto:

 

"Co San Marco comandava

se disnava e se senava.

Soto Franza brava xente,

se disnava solamente.

Soto casa de Lorena

no se disna e no se sena,

Soto casa de Savoja

de magnar te ga voja!"

Per non parlar di quel:

"Viva Savoja!

chè i n'à portà 'na fame roja"

 

che continua ad essere presente nella tradizione orale della nostra terra veneta.

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