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I veneziani si riscoprono pasticcioni e poco credibili: il Mose sì farà, anzi non si farà, vogliamo indietro i soldi degli italiani!

Venezia, 7 giugno 2006. Galan e Cacciari sempre in disaccordo sulla valenza del Mo-se, e non solo. Sgomenti siamo sempre di fronte da parecchio tempo ad una altalena ben collaudata per le grandi opere. Se a Venezia arriva l'acqua alta da far galleggiare tavoli e sedie, allora tutti sono concordi che qualcosa bisogna pur fare. Ma fintanto che  i turisti arrivano e vengono spennacchiati dai soliti furbetti, i politici e quelli che ideologicamente vorrebbero campare di rendita per tutta la vita a spese del Comune riescono a far da padroni. La realtà di Venezia è unica. Quarantacinquemila abitanti in centro storico con dieci/quindici milioni di turisti che contribuiscono con il proprio obolo a renderli tanto signori ed avari che nemmeno all'Inferno di Dante non ci sarebbe un posto dignitoso per loro. Comunisti di ieri o democratici di oggi non cambia nulla. Venezia è e rimane unica, con la sua melma, le sue sporcizie, il suo degrado, i suoi (non sono pochi) farabutti cittadini che pescano le vongole dov'è avvelenato....Quarantacinquemila abitanti di cui qualcuno può anche campare con un buco tre per tre metriquadri vendendo ombrellini cinesi da sei euro ciascuno (costo in altre città venete due euro e cinquanta) o addirittura una bottiglietta d'acqua San Benedetto di Scorzé (15 chilometri in linea d'aria da Mestre) da un euro e ottanta, o un euro e venti, a seconda del rivenditore (bar, gabbiotto, fruttivendolo ambulante), che nelle confezioni da sei in un normale supermercato costano 25 cents l'una!

 

Riportiamo un articolo apparso sulla stampa locale che ci ha inviato Roberto Dragan di Montebelluna, studente di Ca' Foscari e pendolare, che ha pregato di prenderlo sul serio come spunto per la prossima assemblea studentesca.

"Dovessimo suggerire una vignetta umoristica sul Mose, proporremmo di disegnare, sotto la dicitura 2015, un Galan e un Cacciari in muta da sub che avvolti da una nuvola di bolle d'aria litigano sott'acqua di fronte alla basilica di San Marco ormai in fondo al mare. Sarà probabilmente questo l'epilogo della tragicomica vicenda delle dighe mobili senza "mo" e senza "se" che dura da più di trent'anni con un tira e molla che all'estero, su giornali e televisioni, rischia di diventare (anzi, lo è già) una fonte inesauribile di battute ironiche e sarcastiche sulla litigiosità e la cervellotica inconcludenza degli italiani. Nelle altre città d'Europa assediate dalle acque, penso per esempio a Rotterdam, il dibattito sulla miglior difesa e i tempi di realizzazione di barriere anche molto più invasive non hanno superato complessivamente i due lustri. Qui come al solito siamo alle calende greche. I lavori del Mose sono già molto avanti e basta fare una passeggiata a San Nicolò o guardare verso le bocche di porto dagli Alberoni e a Chioggia per rendersene facilmente conto. Per questi lavori è già stata spesa una montagna di soldi e, mentre Venezia ogni anno affonda ancora un po' e da Londra gli scienziati che studiano l'effetto serra ci invitano a fare in fretta, c'è chi cinicamente e irresponsabilmente, più che altro per motivi politico-ideologici, continua a pretendere che vengano avviate opere alternative tuttora molto generiche e di dubbia efficacia. Così il sindaco Massimo Cacciari, assediato, come lo è Venezia dall'acqua alta, dalla fronda interna alla sua maggioranza che sostiene i no global e i No Mose, si è visto costretto a chiedere una "verifica" dei lavori in corso. Cacciari sa benissimo che non bastano più gli stivali e nemmeno gli strani escamotage degli ambientalisti decisi a bloccare, costi quel che costi, i cantieri. Finirà così, dopo qualche altro mese di tiritera: Prodi, che è una persona sensata, dirà basta, Venezia non può permettersi di far la fine di una pantegana."

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