
Articolo di: Media Release
Pubblicato il: 23.06.2006
In breve:
«Il quadro indiziario risulta ampiamente consolidato e rafforzato». Lo ha scritto il giudice per le indagini preliminari di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell'ordinanza con la quale ha concesso gli arresti domiciliari a Vittorio Emanuele di Savoia.
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Potenza, 23 giugno 2006 (Servizio ricevuto dal nostro lettore Arturo Bondardi di Lucolena). «Il quadro indiziario risulta ampiamente consolidato e rafforzato». Lo ha ribadito nero su bianco il Gip / giudice per le indagini preliminari di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell'ordinanza con la quale ha concesso gli arresti domiciliari a Vittorio Emanuele di Savoia. Sono smentite così le varie illazioni di una certa stampa (di destra e casereccia) che vedeva complotti contro i Savoia per distogliere dall'attenzione gli italiani per il referendum.
Nel corso dell'interrogatorio di garanzia al quale è stato sottoposto lo scorso 20 giugno nel carcere di Potenza (fatto storico per la Seconda Repubblica dopo che i tre Savoia (mamma Marina, papà Vittorio e figlio Filiberto avevano prestato giuramento di fedeltà alla Costituzione italiana), il principe ha fatto dichiarazioni «parzialmente confessorie» e si è detto disponibile a offrire «ampia collaborazione». «Tenuto conto dell'atteggiamento serbato durante l'interrogatorio di garanzia, caratterizzato dalla disponibilità ad offrire ampia collaborazione nella ricostruzione dei numerosi episodi delittuosi contestati - scrive il gip - possono ritenersi affievolite le esigenze cautelari».
«Il principe ha confermato la corruzione sull'affare di Campione d'Italia - si legge ancora - Il quadro indiziario risulta consolidato innanzitutto a seguito delle dichiarazioni confessorie rese da Migliardi, il quale ha ammesso esplicitamente di aver pagato una tangente destinata ai funzionari dei Monopoli, per il rilascio dei nullaosta per la distribuzione dei videogiochi». Sulla corruzione ai Monopoli c'è stata anche la confessione di Ugo Bonazza, collaboratore di Vittorio Emanuele, che ha ammesso di aver fatto da tramite tra l'imprenditore messinese Migliardi e il principe di Savoia, e successivamente tra Narducci e De Luca. Sull'«affare Campione d'Italia», poi, il giudice per le indagini preliminari sottolinea come «appaiono rilevanti e fondamentali le dichiarazioni sostanzialmente ammissive rese da Savoia, il quale ha confermato la conclusione dell'accordo corruttivo stipulato fra lui stesso, Rizzani, Bonazza (che avrebbe dovuto fungere da prestanome di Rocco Migliardi) e il sindaco della città Roberto Salmoiraghi, il quale, stando alle ammissioni del principe, era destinatario di una "commissione" espressamente pattuita fra gli interessati, e che, per l'estrema circospezione adoperata nelle conversazioni telefoniche, alludeva chiaramente al pagamento di una tangente».
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Inoltre, «le dichiarazioni rese dal Savoia comprovano in modo più che lineare l'accordo secondo il quale ai clienti che avrebbero dovuto frequentare il casinò di Campione sarebbe stato offerto un 'pacchetto completo', alludendosi, in maniera neppure troppo velata, alla possibilità che fossero messe a disposizione dei clienti medesimi delle prostitute».
Non solo. Con riguardo agli episodi di corruzione riguardanti la polizia di frontiera, il principe ha ammesso alcuni degli addebiti contestati, chiarendo che il "passaggio privilegiato" alla frontiera scaturiva «dall'esigenza di evadere l'Iva sulle cose trasportate». Vittorio Emanuele, aggiunge Iannuzzi, ha chiarito «i termini dell'accordo corruttivo, concretizzatosi attraverso il versamento del denaro, in cambio della compiacenza, da parte dell'addetto al controllo, circa l'oggetto e le ragioni del trasporto».
Il principe è stato arrestato il 16 giugno assieme ad altre 12 persone: è accusato di associazione a delinquere con diverse finalità. Le ipotesi più pesanti sono il concorso in corruzione - per una presunta tangente pagata ai Monopoli di Stato al fine di sbloccare i nulla osta dei videogiochi delle società facenti capo all'imprenditore messinese Rocco Migliardi - e lo sfruttamento della prostituzione - per i 'pacchetti tutto compreso' destinati ai clienti del Casinò di Campione d'Italia. Inoltre c'è anche l'accusa di aver cercato di favorire degli affari immobiliari di un imprenditore italiano tramite il cugino Simeone, ex re ed ex premier bulgaro. Un caso che sta sollevando un polverone anche in Bulgaria.