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L'erba Artemisia, dal greco la dea Venere, usata in cucina e fitofarmacia come toccasana di molti disturbi

Venezia, 26 luglio 2006 (servizio inviato dal nostro lettore Bruno Malich). Artemisia è un genere botanico il cui nome deriva, secondo alcuni, da Artemide, come gli antichi Greci chiamavano la dea Venere, perché era opinione comune che fosse il toccasana per le patologie riguardanti l'organismo femminile in generale.

Fra le erbe appartenenti al genere, ve ne sono alcune famose quali l'Artemisia absinthium L. da cui si ottiene il famoso liquore tanto amato da pittori e intellettuali del periodo romantico dell'ottocento, per il potere di stordire la mente tanto da far dimenticare i dispiaceri terreni; l'Artemisia dracunculus L. è apprezzata dagli estimatori della buona cucina perché insaporisce intingoli, arrosti e molti altri peccati di gola. 

Gli appassionati di montagna prediligono l'Artemisia genipi Weber con la quale sono soliti rendere gradevole la grappa, liquore vanto della nostra regione. In quest'occasione però tratteremo della più comune, ma meno nota consorella, l'Artemisia vulgaris L., famiglia Compositae, bruttina a vedersi per la verità, ma, fra tutte, la più utile in fitofarmacopea. 

Molto stimata, durante il periodo medioevale, dagli antichi medici europei, fu altrettanto apprezzata da quelli orientali che l'utilizzavano quale alternativa all'agopuntura. Infatti erano soliti bruciare mucchietti di sue foglie in parti del corpo ben definite allo scopo di curarne i vari malanni. 

Pianta perenne molto comune in tutto il continente europeo, fiorisce in Luglio- Ottobre; predilige i luoghi incolti, gli ambienti ruderali sia nelle pianure che nei rilievi montani fino a millecinquecento metri d'altitudine. Emana un odore piccante e le sue foglie hanno un sapore amaro. Gli erboristi ne utilizzano le foglie e le radici, dopo averle essiccate. Possiede proprietà stimolanti, aperitive, toniche, febbrifughe, antispasmodiche, ma soprattutto vulnerarie. Un tempo era appesa nelle stalle perché si credeva avesse la capacità di attirare le mosche, allontanandole così dagli animali. 

Non deve essere usata dalle donne incinte e provoca allergia. Tutte le erbe di questo genere, come descritto, sono piene zeppe di virtù, ma anche d'inganni proprio come la dea Artemide o Venere e tutte le sue protette!

 

 

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