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Cartelle cliniche per le opere d'arte da dare in prestito, una proposta dell'ingegnere fiorentino Maurizio Seracini (a proposito del dibattito del prestito del Cristo Morto del Mantegna)

Particolare di un opera esposta 
 
Firenze, 26 agosto 2006. Fare "check up" completi alle opere d'arte, usando un metodo scientifico e redigendo vere e proprie "schede cliniche" per ciascun capolavoro, in modo da conoscerne con esattezza caratteristiche fisiche e chimiche prima di destinarle ad un prestito o avviarle ad un restauro. È questa l'indicazione data dall'ingegnere fiorentino Maurizio Seracini, titolare della Editech - la prima società in Italia a fare diagnostica dei beni culturali - che interviene nel dibattito sul prestito del "Cristo Morto" del Mantegna, conservato alla Pinacoteca di Brera e richiesto con veemenza da Vittorio Sgarbi per la mostra del cinquecentenario dell'artista a Mantova, e su quello dell'Annunciazione di Leonardo esposta agli Uffizi e richiesto dal Giappone. «Nessuno lo fa - spiega Seracini - ma con le opere bisogna avere lo stesso tipo di approccio che ha il medico con il paziente: conoscere l'anatomia, individuare la patologia e svolgere l'anamnesi, ossia sapere genesi e stato di conservazione su base scientifica».
Secondo Seracini (noto, tra l'altro, per la sua "caccia", mai interrotta, alla Battaglia di Anghiari, l'affresco scomparso di Leonardo da Vinci) «nell'arte è venuto il tempo di affiancare le conoscenze scientifiche a quelle umanistiche così da poter esprimere valutazioni e fare scelte basate su dati oggettivi rilevati con tecnologie d'avanguardia». Seracini ha anche ricordato che una sua perizia sull'opera del Mantegna è disponibile alla Pinacoteca di Brera da circa vent'anni, e ha precisato che «la perizia gli fu commissionata prima di un restauro» e che «a distanza di tempo potrebbe ancora essere utile per conoscere alcune caratteristiche del dipinto e valutare lo stato di conservazione».
 
 
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