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A Palazzo Fortuny in mostra I terrestri di Ida Barbarigo: un percorso che offre una lettura assai completa di un'artista attiva da oltre cinquant'anni a Venezia

Venezia, 18 settembre 2006. È davvero arduo documentare in maniera esauriente l'avventura espressiva di una artista attiva da oltre cinquant'anni, come nel caso di Ida Barbarigo (Venezia 1925), che si è sempre nutrita di sola pittura essendo stata figlia di Guido Cadorin e moglie di Zoran Music, due tra i maggiori protagonisti dell'arte del Novecento a Venezia. Lavorando per cicli di ricerca ideativa e formale, ma rimanendo sempre "riconoscibile", manifestando cioè di una cifra espressiva personale e fortemente caratterizzata.
Come si può vedere in questa vasta mostra a Palazzo Fortuny nella quale alcuni esempi storici - le "sedie" dei primi anni '70 o i "volti" e le "sfingi" della metà degli anni '90 - introducono al grande ciclo titolato "Terrestri" che Ida Barbarigo ha dipinto negli ultimi tre anni e già esposto all'IVAM di Valencia. In un percorso che va dal gesto pittorico nervoso, forte ed energico, che connota in maniera perfino drammatica le forme di per se inoffensive di una sedia, per giungere alle apparizioni misteriose di volti che sembrano emergere da un inquietante magma di storia e di memoria. Configurando un processo immaginativo nel quale la sollecitazione ideativa si intreccia inevitabilmente ed armoniosamente con la sostanza stessa della pittura. Divenendo dunque un semplice "pretesto visivo" che consente all'artista, da un lato di disvelare le più segrete inquietudini del suo animo, dall'altro di esercitare l'irrinunciabile e pacificante linguaggio dell'arte. In mostra sono tuttavia i "Terrestri" ad essere protagonisti di una "messa in scena" fantasmatica - accentuata da un magistrale allestimento di Daniela Ferretti - che sembra configurare una sorta di simbolica "danza della vita".
Si tratta infatti di una miriade di piccole figure in movimento, spesso perfino agitate, delle quali viene dipinta solo la sagoma, come per renderle volutamente indistinte, protagoniste di una folla anonima.A volte i gesti accennati dalle figure sembrano giocosi e comunicativi, altre volte appaiono aggressivi e violenti, ed altre ancora casuali ed indifferenti. Come avviene di vedere nella realtà della vita, in ciò che qualcuno ha definito l'assurdo "ballo dell'esistenza".
È dunque evidente che Ida Barbarigo ha voluto rappresentare, in questo grande ed epico ciclo di figure, deliberatamente anodine, spesso dipinte con un solo colore, una sorta di "teatro del mondo", quello che lei vede nell'affannosa e spesso insignificante esistenza del quotidiano.
In alcuni casi si intravedono tuttavia accenni di passione, atteggiamenti di amicizia e di complicità. Rivelando talvolta perfino evidenti segnali di erotismo. Risultando evidente che nell'opera di Ida Barbarico "quello che si vede non coincide sempre con quello che si percepisce" perché è evidente la messa in atto di una operazione di trasfigurazione che rivela gli aspetti simbolici e segreti delle forme. L'artista utilizza a tale scopo una nuova "calligrafia" espressiva, abbassando perfino la varietà evocativa della sua pittura, prima ricca di molte tensioni formali. Connotando in definitiva una sorta di "teatro delle ombre" denso di coinvolgenti riferimenti smemorativi. Confermando tuttavia, anche in questa occasione, un linguaggio pittorico fortemente espressivo ed intensamente poetico, capace forse di "rappresentare il mondo".
 
IDA BARBARIGO. I TERRESTRI
Palazzo Fortuny Venezia
Fino al 19 novembre
Orario: 10 - 18
(lunedì chiuso)
 
 
 
 
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