Rivista AIDANEWS | Museo Giorgione | Fashion Law | Ass. AIDA | Galleria So!o Arte | Per Castelfranco | ASIAC

Mantegna non è nato a Isola di Carturo ma a Padova ed era un protetto di Antonio Ovetari: sensazionali scoperte di Francesca Fantini D'Onofrio direttrice dell'Archivio di Stato

Busto di Andrea Mantegna

 

Padova, 25 settembre 2006. Tutto da rifare sulla vita di Andrea Mantegna. La vita e la storia artistica del sommo maestro dovranno essere riscritte. Tante le scoperte e le novità messe in luce da Francesca Fantini D'Onofrio, direttrice dell'Archivio di Stato, tra i materiali custoditi presso l''istituto di via dei Colli, "che allinea venticinque chilometri di documenti padovani, a partire dall'anno Mille, rendendolo così per chi non lo sapesse uno dei più grandi ed inestimabili patrimoni  storico-culturali della comunità padovana".

Ma andiamo per gradi. Andrea Mantegna potrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere nato, nel 1430, a Padova, e non a Isola di Carturo, oggi frazione di Piazzola sul Brenta come si è finora asserito e diffuso sui libri di testo. Il vero maestro di Mantegna non è Donatello, ma Francesco Squarcione (ma di questo già sapevamo). L'artista arrivò in città nel 1428, abitando nella zona del Castello di Padova, al seguito del padre Biagio, che non risulta marangone, cioè falegname, ma venditore di panni e "bozonos" (termine ritrovato nelle carte, ma del quale si ignora il significato. Conosciamo una parola "boz" che deriva dal tardo latino "bociu" che significa, vuoto, cavità di un albero). Il protettore di Andrea è stato certamente il facoltoso mercante Antonio Ovetari, che quindi era familiare con i figli di Biagio prima ancora che la vedova affidasse al giovanissimo pittore la decorazione della Cappella nella chiesa degli Eremitani.

 

Mantegna e Padova - 1445/1460 Mantegna e Padova - 1445/1460
 

La dottoressa Francesca Fantini lo ha affermato qualche giorno fa, in occasione delle celebrazione delle due giornate europee per la documentazione, presentando il suo saggio "Omaggio ad Andrea Mantegna pittore padovano. Documenti dal 1438 al 1492". Ha raccontato della fortuna che le è capitata, in un'estate che le ha sconvolto la vita: di ritrovare cioè una quantità di dati sulle vicende di Mantegna e soprattutto di presentare, iconograficamente per la prima volta, il documento autografo del 1453, unico a Padova, in cui l'artista stila, in prima persona, il contratto per la pala di San Luca.. «Mantegna dimostra di possedere una personalità ben definita, a 23 anni, sposato con Nicolosia Bellini, di comprendere il suo valore, perché scrive, nel volgare padovano, in un corsivo tondo dell'epoca, "mi Andrea depentore"».

 

Mantegna e Padova - 1445/1460 Mantegna e Padova - 1445/1460 
 

«Ho trovato il documento che parla della dote della cognata Vendramina Minzoni di Montebelluna, sposata al fratello Tomaso "sartor": le era stata fornita dal ricco Antonio Ovetari. Quando Tomaso si sposa, a vent'anni, Andrea viene preso in custodia da Ovetari, cittadellese, la cui comunità è numerosa a Padova». La studiosa ha trovato anche il testamento del fornaio Bartolomeo che commissiona a Mantegna la pala di Santa Sofia. Il panettiere fa parte della congrega di Sant'Antonio, cui è iscritto anche Ovetari. Quest'ultimo avrà influito sulla committenza dell'opera, altrimenti non si spiega come l'esecuzione sia stata affidata a un pittore diciassettenne. «Andrea aveva le spalle coperte dalla potenza di Ovetari, che abitava nella contrada di San Fermo, il cuore della città».

 

Mantegna e Padova - 1445/1460  Mantegna e Padova - 1445/1460
 

Mantegna è debitore a Francesco Squarcione della sua arte. «È lui il suo maestro, e mai ho trovato documenti che parlino di contatti con Donatello. Avrà certo visitato il cantiere dei lavori al Santo, ma il bistrattato Francesco deve essere rivalorizzato. Peccato siano scomparse quasi tutte le opere di questo personaggio tutto da scoprire, ma d'innegabile valore. È nella bottega di questo "maestro" che Andrea impara, e dispone di tutti i mezzi tecnici per farlo. Squarcione abitava nella piazza del Santo e sono alla ricerca del luogo esatto del suo atelier». La studiosa sfata poi l'appellativo di "vicentino" ad Andrea Mantegna. «Non ho mai trovato vicino al suo nome quello di "vicentino", apposizione unicamente riscontrata nel papà Biagio. Il cognome Mantegna nasce accanto al fratello Tomaso, "dictus Mantegna" (detto Mantegna), quasi un soprannome, che poi passa ad Andrea. Tomaso morirà nel lazzaretto di Padova, allora l'ospedale di San Francesco, nel 1456 e affiderà al fratello le due figlie».

 

 Giorgione al Future Center Profilo di Imperatore Romano (Fregio di Giorgione) 
 

I nuovi dati forniti dalla ricercatrice Francesca Fantini D'Onofrio dimostrano che sul Mantegna, come del resto succede per molti altri grandi maestri (Giorgione in primis), si ripetevano storie, aneddoti e vicissitudini talvolta inventati dagli storici dell'arte - quasi sempre con una cattedra - che di ricerche d'archivio ne hanno fatte sempre ben poche, delegando a laureandi un lavoro certosino che ahimé non poteva essere di alta qualità. Si pubblicano cataloghi e monografie prepagati da Fondazioni bancarie, ripetendo all'infinito errori e interpretazioni vaghe. Complimenti dunque a Francesca Fantini D'Onofrio per le sue inedite scoperte.

 

La foto dell'ultimo riquadro riproduce una parte del Fregio di Casa Giorgione, strappato e non più visibile. Sulla testa dell'imperatore romano ci sarebbero le iniziali riconducibili all'artista "Giorgio Cigna", come asserisce lo studioso romano E. Guidoni in diversi suoi scritti ma che i professoroni non vogliono tener conto. 

 

Torna su

 

Mappa del sito 0,0938