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Eleonora Duse e Ibsen, amore platonico e morbosa devozione in casa Goldoni fino al 21 dicembre

Venezia, 18 ottobre 2006. Ha un ospite d'eccezione da ieri, fino al 21 dicembre, la Casa di Carlo Goldoni: Eleonora Duse, che di Goldoni interpretò più personaggi, a partire dalla Mirandolina della "Locandiera". E con lei il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, del quale quest'anno ricorre il centenario della morte, in una mostra allestita nel cortile gotico di Ca' Centanni dove Goldoni visse la sua infanzia.Una mostra «non scientifica, piuttosto didattica» ha sottolinerato la curatrice Maria Ida Biggi rivolgendosi ad un foltissimo pubblico accorso anche per ascoltare da Paolo Puppa e Carmelo Alberti ogni "piega" del rapporto artistico tra i due. E per capire la personalità, sul palco e nella vita, di questa grande del palcoscenico italiano che ha portato i suoi spettacoli dall'Europa agli Stati Uniti. E che dopo la parentesi dannunziana (Puppa ha parlato di sfruttamento da parte del Vate nei suoi confronti) quando viveva soffrendo e sdoppiandosi nei personaggi femminili più itimamente "difficili", e nonostante la ostilità di Boito, altro uomo al quale fu sentimentalmente legata, si accostò con totale generosità al teatro di Ibsen, fino allora poco conosciuto fuori dalla Norvegia. Teatro per i suoi contenuti "scandaloso" agli occhi del perbenismo borghese tra Ottocento e Novecento. E femminista per molti versi, si veda "Casa di Bambola" con Nora, moglie ingiustamente scacciata dall'ottuso marito dal quale divorzierà: scelta impensabile al tempo. La mostra "Ibsen e Eleonora Duse" nasce per iniziativa dell'Istituto italiano di cultura a Oslo, dove fu inserita tra il 24 agosto e il 16 settembre nelle celebrazioni ibsensoniane del Nationaltheatret. Trovando a Venezia la collaborazione della Fondazione Cini (dove un'altra esaustiva mostra anche scenografica dedicata interamente alla Duse, sempre curata da Maria Ida Biggi, ebbe luogo nel 2001) e della stessa Casa Goldoni.Puppa e Alberti hanno parlato dell'amore platonico in nome del teatro che legò l'attrice a Ibsen e alla sua opera. Facendo proprie, in una simbiosi straordinaria, oltre a Nora di "Casa di Bambola", ad esempio Ellida de "La donna del mare". Dando vita ai primi tentativi di teatro moderno, fuori da stantie convenzioni. Ne sono prova in mostra coi ritratti privati e di scena, documenti e recensioni di celebri critici. Eppure Eleonora Duse nonostante questa "morbosa" devozione nei confronti di Ibsen, sui cui testi si prese comunque personali libertà, non riuscì mai a incontrarlo di persona. Di Alberti è il ricordo di quando lei si piantò davanti alla sua casa ad Oslo, sperando di vederne almeno la silhouette oltre le finestre. Invano.

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