Rivista AIDANEWS | Museo Giorgione | Fashion Law | Ass. AIDA | Galleria So!o Arte | Per Castelfranco | ASIAC

Alla Fondazione Cini di Venezia i rappresentanti di 74 Regioni europee, ospiti del Consiglio regionale del Veneto

Nikos Kouroussis, Rape of Europa 2004
 
Venezia, 29 ottobre 2006 (dal nostro inviato R.S.). Si danno appuntamento oggi e domani a Venezia i rappresentanti di 74 Regioni europee, ospiti del Consiglio regionale del Veneto. Nel chiostro e nelle sale palladiane dell'isola di San Giorgio, daranno vita alla decima assemblea plenaria della Calre, l'organismo che dal 1997 raggruppa tutti i parlamenti regionali con poteri legislativi della Ue. Due gli obiettivi: eleggere il nuovo presidente (all'uscente Riccardo Nencini, toscano, subentrerà il presidente del parlamento del Bad Wrttemberg Peter Straub); a dieci anni dalla nascita della Conferenza, ripensare a una nuova strategia per il rilancio del ruolo delle Regioni in Europa e in particolare dei parlamenti regionali. Lo scopo è quello di rivitalizzare lo stesso progetto di costruzione comunitaria. La discussione porterà all'approvazione della "Dichiarazione di Venezia". Dopo i saluti di benvenuto del presidente uscente e del presidente ospitante Marino Finozzi (Veneto), del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, del sindaco di Venezia Massimo Cacciari e del sottosegretario alle politiche regionali on. Pietro Colonnella, prenderanno avvio le varie sessioni. Ospiti d'eccezione: il parlamentare del Quebec Pierre Moreau; il senatore americano Sten Rauschemberg; Walter Schmied, presidente della commissione per gli affari regionali dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

L'Europa delle regioni riparte da Venezia 
 
I rappresentanti di 74 Regioni europee si ritrovano oggi e domani a Venezia, alla Fondazione Cini nell'isola di San Giorgio, per la decima assemblea della loro associazione, la Calre (Conferenza delle assemblee legislative delle Regioni d'Europa). L'obiettivo è quello di ripensare una nuova strategia per il rilancio delle Regioni in Europa e, in particolare, dei Parlamenti regionali. Lo scopo è di rivitalizzare lo stesso progetto di costruzione dell'Unione Europea. Otto i Paesi rappresentati, con 16 Lander tedeschi e 9 austriaci, 20 consigli delle regioni italiane e 13 comunità della Spagna. Nell'occasione vi sarà anche l'elezione del nuovo presidente: all'uscente Riccardo Nencini, della Toscana, subentrerà Peter Straub, del Bad Wrttemberg.
 
Veronese, Ratto d'Europa, 1575-1580

Jorg Freunschlah presidente della Carinzia: «La tutela della propria responsabilità a livello locale, rende possibile un rapporto più stretto tra cittadini e politici» 
Jörg Freunschlag è il Presidente del Parlamento della Carinzia (Austria).Dal 1° gennaio 2007 prenderà avvio l'Euroregione, nuova forma di collegamento e di autogoverno tra i governi regionali di un'area omogenea o unita da particolari affinità. Come valuta questa nuova articolazione del regionalismo in Europa? Quali rapporti tra la Conferenza dei parlamenti regionali e le eventuali Euroregioni?
«La creazione dell'"Euro regione" dovrebbe condurre soprattutto allo sviluppo di una politica di vicinato più decisa e orientata sui progetti. I contatti avviati in passato devono consentire l'affermazione di condizioni politiche e la realizzazione di progetti comuni sia tra le Regioni dei rispettivi Stati interessati, sia nel quadro dell'Unione Europea». «Dato che non esiste una relazione diretta con la conferenza dei parlamenti regionali, la trasformazione di progetti specifici richiede una collaborazione dei governi e dei parlamenti regionali coinvolti. Non è quindi necessaria nessun altra struttura a livello europeo». L'Europa cresce e guarda sempre più a Est: quale contributo possono dare le assemblee parlamentari delle Regioni di 'cerniera' alle politiche di allargamento e di riequilibrio dell'Europa a 27?
«L'evoluzione dell'Europa richiede un'intensificazione della politica di vicinato in tutti i settori. Oltre a conoscere i propri vicini e la loro cultura dobbiamo dare aiuto alla creazione di strutture democratiche nello spirito della regionalizzazione. Questo vale allo stesso modo per l'adattamento tra strutture nell'amministrazione e nella giurisdizione a livello europeo. Nell'ambito delle relazioni politiche deve essere avviato uno scambio di esperienze a livello economico, sociale e ambientale. Infine occorre favorire lo sviluppo positivo di progetti europei di pace». In base all'esperienza storica dei Lander austriaci e tedeschi, quali sono i punti di forza del regionalismo utili per la costruzione di un'Europa 'plurale', che rispetti e valorizzi le tante differenze di cui è composta?
«Dopo la caduta della monarchia nel 1918 gli stati federali austriaci sono stati i fondatori dell'Austria come la conosciamo oggi. Ciò è dovuto al fatto che in questi stati esistevano già strutture organizzative e democratiche federali, inserite nella costituzione federale del 1920. Da quel momento il federalismo in Austria è contraddistinto dal principio di sussidiarietà. La tutela della propria responsabilità per lo sviluppo regionale non rafforza solamente la coscienza democratica, ma rende possibile un rapporto tra i cittadini e la politica più stretto rispetto agli Stati in cui non esiste una struttura federale».
 
Paolo Caliari, detto il Veronese, Ratto dEuropa 
 
Luca Antonini: Lo slogan dovrebbe essere non più e solo l'Europa delle regioni bensì l'"Europa con le Regioni"
Lo slogan dovrebbe essere non più e solo l'Europa delle regioni bensì l' "Europa con le Regioni". Lo suggerisce il professor Luca Antonini, docente di diritto costituzionale a Padova, uno dei relatori all'incontro della Calre di Venezia. Che pone al centro di questo nuovo futuro europeo anche il Federalismo Fiscale.
Le regioni servono per rendere più democratico il sistema di rappresentanza europeo?
«La battuta d'arresto nel processo di integrazioni ha provocato problemi. È noto il deficit di "democraticità" delle istituzioni europee. Le elezioni del Parlamento europeo sono la prova di forza dei partiti nazionali piuttosto che l'effettiva speranza di determinare la politica europea».
Un voto con centinaia di milioni di elettori porta difficoltà di rappresentanza.
«Per questo l'Europa con le Regioni può, attraverso il principio di sussidiarietà (non intervenga l'autorità più alta in grado quando quella più bassa può fare da sola ndr) recuperare il gap di democraticità».
Più peso politico internazionale alle istituzioni vicine ai cittadini.
«Il comitato delle Regioni dovrà dire come lavorare, anche se non è risolto ancora il meccanismo di partecipazione delle Regioni al processo decisionale europeo».
Esempi positivi già ci sono.
«Rappresentanti dei lander tedeschi vanno direttamente ai lavori del parlamento europeo. È una decisione dalla Germania».
Mentre...
«In altri paesi (Italia compresa) l'agricoltura, e altre materie, sono di competenza delle Regioni, però a livello comunitario decide il governo. Strabismo evidente».
Resta la mediazione politica...
«L'esperienza tedesca in questo è positiva. E non sottovaluterei nemmeno quella italiana nella Conferenza dei Presidenti: ci sono state prove felici. Si può anche rafforzare il Comitato delle Regioni, non fermarlo al livello consultivo».
La sussidiarietà principio di speranza per la futura Europa.
«La formula attuale dell'Europa è "sui generis". Nasce sulla crisi degli stati nazionali; per questo le Regioni sono un punto strategico nel determinare il processo d'integrazione».
L'Europa laboratorio di formule nuove di governance.
«Non a caso il principio di sussidiarietà è nato a livello europeo, la prima volta si trova scritto a Maastricht in un testo costituzionale: buona intuizione».
E adesso si parla sempre più di federalismo fiscale....
«Una novità viene dalla recente sentenza della Corte di giustizia sulle agevolazioni alle Azzorre. La Corte di Giustizia ha bocciato la proposta del Portogallo ma, contemporaneamente, ha aperto vantaggi alla fiscalità regionale. Il presidente Illy aveva già cercato di ottenere vantaggi puntano sulla zona dei distretti friulani: ma l'articolo 119 della Costituzione richiede che sia rispettato un principio di coordinamento della finanza pubblica».
La Corte europea che vantaggi dà?
«Ha tolto una barriera aprendo uno scenario importante per l'Italia: dice che se c'è "federalismo fiscale" si possono lasciare agire le regioni su regimi differenti. Invece uno Stato non può favorire qualcuno solo con la finanza derivata».
Destra e sinistra puntano sul federalismo fiscale.
«Adesso in Europa ogni regione - se esiste la cornice nazionale del federalismo fiscale, altrimenti non se ne parla - potrebbe decidere quali agevolazioni concedere alle aziende. Occorrerà fare in fretta nel costruire il Federalismo Fiscale: ora se l'Irlanda o San Marino abbassano le imposte sulle società va bene. Impossibile per Veneto o Calabria».
Federalismo fiscale come necessità?
«In Europa regioni come la Catalogna hanno già uno Statuto con forti agevolazioni fiscali. La Francia sta facendo passi in avanti. Polonia e altri sono allineati. L'Italia finora è stata punita da 50 anni di politica egualitaria tra le regioni. In Spagna invece le regioni più brave stanno in testa; e poi tirano la volta alle meno virtuose». (A.F.)
Veronese, Ratto d'Europa, 1575-1580 

Tesini (FVG): «Superare il dualismo» 
 
Spingere verso la strada del federalismo fiscale, ma consapevoli dell'assunzione di responsabilità che questa scelta comporta per le Regioni. Alla vigilia dell'assemblea veneziana, il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Tesini, sottolinea uno degli argomenti centrali. Tesini è anche coordinatore nazionale delle assemblee regionali.
Dice Tesini: «Il processo d'integrazione europea sta incontrando palesi difficoltà, non solo per via dell'ibernazione della ratifica del trattato costituzionale che attribuiva, in base al principio della sussidiarietà, un ruolo forte alle Regioni; ma anche per i ritardi che registra l'attuazione dell'Agenda di Lisbona sulla competitività e crescita europea. La sede di Venezia, per il nostro appuntamento, mi sembra ottima per discutere del federalismo».
Tesini nel pomeriggio introdurrà e presiederà il confronto tra le esperienze europee più avanzate in materia di sussidiarietà e federalismo rispetto alle istituzioni nazionali.La questione agitata, ad esempio, da Giancarlo Galan e Roberto Formigoni per Veneto e Lombardia non è un caso italiano?
«È un tema cruciale nel dibattito europeo, lo è sia per i paesi che non hanno vocazione federale, come la Francia, sia per i paesi ad alta tradizione federale come Germania, Austria e Spagna, dove i rispettivi ordinamenti sono oggetto di dibattito, verifica e confronti. Per quanto riguarda l'Italia, dopo il referendum sulla devoluzione si ritiene comunque che il processo debba proseguire. Sui modi e tempi ci sono differenziazioni più o meno forti. Una delle questioni prime è il raffronto tra le Regioni ordinarie e quelle speciali, perché a mio avviso il dualismo è destinato ad esaurirsi negli anni».
Il Veneto sta premendo per strappare il federalismo fiscale. «Non è contestabile la richiesta delle Regioni ordinarie a vedersi attribuire più competenze, ma devo registrare che negli ultimi sei anni non è stato fatto nulla. Servono mezzi adeguati per esercitare le competenze, ma l'autosufficienza non è facile da raggiungere. Attuando in Italia il federalismo fiscale fino in fondo, ci sarebbe il dato che solo una ristretta minoranza di Comuni, Province e Regioni sarebbero realmente in grado di sostenersi da sole. La conseguenza sarebbe che i cittadini di gran parte d'Italia non potrebbero godere dei livelli essenziali di servizi che, in base all'ordinamento statale, vanno invece assicurati. Servono quindi delle situazioni di riequilibrio, anche se questo non è un valido motivo per rimanere fermi».
Anche il presidente Riccardo Illy ha chiesto maggiori attribuzioni in materia fiscale.
«Il "problema" del Friuli Venezia Giulia è che il livello delle prestazioni erogate dall'amministrazione regionale è abbondantemente superiore ai livelli essenziali nazionali. Quindi lo Stato appare poco intenzionato a concedere maggiori risorse. Comunque le richieste del Veneto e della Lombardia sono comprensibili. Noi dal 1995 siamo virtuosi in materia sanitaria, dove il sistema è finanziato con risorse regionali: eventuali debiti andrebbero ripagati sono da noi. Il federalismo fiscale costringe le amministrazioni a una maggior responsabilità ed efficienza, genera comportamenti virtuosi per la crescita, lo sviluppo e la competitività. Regioni ed enti locali sono costretti a pensarsi non come centri di spesa, ma come produttori di risorse. Bisogna ridurre la burocrazia, accelerare i processi amministrativi. Forse per questo, anche nel Nordest, pochi anni fa la Confindustria veneta ha definito il federalismo come lusso da non potersi permettere». (L. M.)
 
Veronese, Ratto d'Europa, 1575-1580 
 
C'è qualcosa che manca a questa Europa: lettera aperta di Giancarlo Galan, presidente del Consiglio regionale veneto 
(...) C'è qualcosa che manca a questa Europa, che continua a crescere nei suoi confini geografici (l'anno prossimo entreranno altri due nuovi paesi, Romania e Bulgaria) che discute se allargarsi fino a comprendere la Turchia, ma che sta perdendo slancio e coesione al proprio interno. Questo 'qualcosa' - come lasciano intuire gli esiti dei referendum francese e olandese sulla Costituzione europea - è il coinvolgimento dal basso delle popolazioni, dei cittadini, e delle loro rappresentanze primarie.Vista dal basso, vista dai comuni, dalle province, dalle regioni, l'Europa appare una sovrastruttura ancora lontana, un centro di potere, un'eurocrazia che emana direttive, sicuramente molto dettagliate, forse poco concertate e spesso poco efficaci. Ho la sensazione che la trama della nuova Europa a 25 e da domani a 27 presenti più di qualche smagliatura, soprattutto se questa trama la osserviamo in dettaglio. In cinquant'anni si è fortificata la rete delle relazioni tra Europa e Stati membri, ma continuano a mancare legami diretti Europa-Regioni, Europa-comunità locali. Ne sono prova i vuoti di rappresentanza regionale che si registrano a Bruxelles, come a Strasburgo, solo in parte colmati da organismi rappresentativi di più recente costituzione, come il Comitato delle Regioni o questa Conferenza dei parlamenti regionali europei, o dalla possibilità, adesso riconosciuta dalle istituzioni comunitarie, di costituire Euroregioni, cioè aggregazioni di più Regioni confinanti e affini per caratteristiche, problematiche e progetti. Eppure all'Europa unita servono la voce e l'esperienza delle Regioni e delle comunità locali, in particolari di quelle che, per antiche tradizioni storiche, per posizione geografica o per forte identità locale, si sono dotate di organi di autorappresentanza e di autogoverno come i parlamenti legislativi regionali. Queste assemblee legislative, anche se tra loro non omogenee, sono i primi 'mattoni' dell'idea stessa di Europa unita dei popoli e delle nazioni, perché sono le prime, naturali, espressioni del sentire democratico dei popoli che rappresentano essendo le istituzioni più vicine ai cittadini nell'affrontare sfide e problemi che solo apparentemente sono locali, ma ormai hanno assunto una dimensione europea o globale. Qualche esempio? Pensiamo al problema dell'immigrazione, o a quello del welfare e delle politiche familiari. Sono problemi sociali epocali che, prima degli Stati, investono le Regioni e le comunità locali, chiamate a mettere concretamente alla prova modelli e soluzioni, a sperimentare nella pratica quotidiana scelte e interventi per il governo dei flussi, l'integrazione, la sicurezza e la solidarietà sociale. Altri esempi ancora : le politiche urbanistiche e per la valorizzazione del territorio, anche in senso turistico e culturale, trovano nelle Regioni il primo autentico laboratorio. Le esperienze di e-democracy, cioè di democrazia e allargata e partecipata grazie alla comunicazione nel web, hanno proprio nelle Regioni la dimensione ideale di prova e di utilizzo. La stessa domanda di responsabilizzazione della pubblica amministrazione e di revisione in senso federalista delle architetture statali nasce dal basso, dalle comunità locali, e trova nelle Regioni la dimensione di cerniera per riequilibrare il rapporto tra Stato centrale e cittadino. Le Regioni oggi sono spesso un laboratorio 'avanzato' di norme, provvedimenti e di 'buone pratiche' (best practises) di governo, che anticipano o testano scelte e soluzioni adottabili su più vasta scala, nazionale o europea. Potrebbe quindi essere molto utile l'apporto delle Regioni alla soluzione di questi e altri problemi. Il dialogo e il contributo saranno però tanto più proficui quanto più intensi ma soprattutto condivisi saranno i momenti d'incontro tra Europa e Regioni, quanto più istituzionalizzati saranno gli strumenti di confronto e trattativa. Ripensare e riadattare a queste esigenze gli attuali organismi di rappresentanza delle Regioni - a cominciare dalla Calre - e il modo di rapportarsi con le istituzioni europee diventa perciò più che una necessità.Dobbiamo dire chiaro e tondo che il ruolo di organismi inascoltati non ci va bene. Dobbiamo, al contrario, rivendicare strumenti e momenti di reale, efficace partecipazione ai processi decisionali in Europa, in particolare a quelli che riguardano direttamente le regioni e le autonomie locali. In questa prospettiva potremmo pensare a sessioni delle commissioni parlamentari dell'Europarlamento aperte anche ai rappresentanti delle assemblee legislative regionali; un forum annuale della Commissione europea con i rappresentanti del Comitato delle Regioni e della Calre per verificare l'attuazione delle politiche comunitarie e mettere a fuoco 'buone pratiche' legislative e di governo su temi e problemi significativi della società europea; un tribunale, che affianchi la Corte di Giustizia della Comunità europea, che dirima eventuali contenziosi tra legislazione comunitaria e legislazioni regionali; consolidamento di esperienze di collaborazione tra Regioni che condividono vicinanza geografica e interessi comuni; un maggiore coordinamento tra i due organismi, Comitato delle Regioni e Conferenza delle assemblee legislative regionali, che rappresentano oggi le Regioni in Europa.
 
Torna su

 

Mappa del sito 0,0938