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Anche Venezia, come le grandi capitali, si dota di alberghi a strati. Appartamenti già abitati in mezzo ai piani dell'albergo. Quanto durerà?

Kiki Smith, particolare di una scultura
 
Venezia 6 novembre 2006 (da una nota di cronaca locale inviataci dalla lettrice Marica Demo). Ora l'hotel potrebbe diventare "a strati" e inglobarsi le case come in un sandwich. In altre parole, uno o più appartamenti ancora abitati da residenti si troverebbero stretti tra due piani d'albergo. É l'ultima trovata del mercato turistico veneziano, appena approdata in Commissione regionale di salvaguardia per le autorizzazioni del caso in materia di "cambio di destinazione d'uso": da abitativo a ricettivo, appunto. Per la verità le pratiche di questo tipo sono soltanto due e non sono ancora state esaminate nei dettagli dalla Commissione. Ma tra gli addetti ai lavori c'è l'impressione che potrebbero fare da apripista ad altre domande del genere. In uno dei due casi, l'ennesimo nuovo albergo dovrebbe sorgere nel sestiere di San Marco: occuperebbe il primo e terzo piano, nonché il sottotetto, mentre il secondo e quarto piano resterebbero appartamenti. Analoga distribuzione a strati per un altro hotel da realizzare, stavolta, a Cannaregio.
La commissione ha solo sfogliato le pratiche senza entrare nel merito. Lo farà nelle prossime settimane. E non è affatto detto che respingerà al mittente le due domande. La norma urbanistica, infatti, impone di fatto solo il vincolo dei 200 metri quadri (inizialmente erano 120) per piano. «In tutte le unità, per ciascuno dei piani superiori a quello terreno, ove abbia una superficie utile superiore a 200 mq, sono ammessi i mutamenti dell'utilizzazione da quella in atto, ivi compresa quella abitativa, a qualsiasi utilizzazione definita compatibile». Una norma che, soprattutto con l'introduzione dei 200 mq, era stata presentata come restrittiva rispetto alla nascita di nuovi alberghi. Ma così, evidentemente, non è stato. Ed ora spunta anche questa nuova possibilità dell'hotel a strati. Una tipologia che oltretutto pone il problema, ove non ci siano più ingressi, della promiscuità tra residenti e ospiti dell'albergo. In salvaguardia, c'è chi ha posto questa questione, soprattutto in termini di sicurezza. Se ne tornerà a discutere nelle prossime riunioni. Ma va detto che anche il vincolo della porta sola pare essere derogabile.
Insomma alberghi e case a sandwich potrebbero essere una prospettiva reale. E ovviamente questa nuova organizzazione, se davvero prenderà piede, rischierà di indebolire ancora più la già fragile residenza veneziana. Come confrontarsi con la rendita garantita da un albergo? 
 
P.S.
 
Ormai, ha più volte detto il cardinale Scola, se Venezia continua di questo passo fra trent'anni non avrà più abitanti residenti veneziani e sarà destinata a divenire solo residenza per turisti e qualche vecchio. Come cambiare? Buttare giù tutte le case marce (ce ne sono parecchie), risanare i canali e campielli e ricostruire case sane per chi vuole veramente vivere 12 mesi all'anno a Venezia e non far finta ed affittare in nero a studenti e stranieri.
I veneziani, quelli rimasti, sono diventati speculatori e degli scansafatiche, cominciando dal nipote no-global Cacciari.     
 
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