
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 20.11.2006
In breve:
Palazzo Zabarella si sta preparando in grande stile per il prossimo appuntamento che terrà i riflettori accesi per un intero semestre 2007. Il successo dovrebbe superare anche quello ottenuto con la mostra dedicata nel 2005 a Giovanni Boldini, dalle cui opere si ispirarono registi e costumisti. Il prossimo grande nome su cui punta la Fondazione Bano, sostenuta dal Comune e dalla Provincia, è Giorgio De Chirico, un grande del Novecento, creatore di quella pittura metafisica che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
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Padova, 17 novembre 2006 (dal nostro inviato A. Miatello). Palazzo Zabarella si sta preparando in grande stile per il prossimo appuntamento che terrà i riflettori accesi per un intero semestre 2007. Il successo dovrebbe superare anche quello ottenuto con la mostra dedicata nel
La mostra, che sarà aperta dal 20 gennaio al 27 maggio prossimi, presenterà oltre cento capolavori provenienti da musei ma anche da collezioni private, una retrospettiva dedicata in gran parte agli anni dal 1909 al 1929, i più difficili da documentare, ma che offrirà anche al pubblico uno sguardo d'insieme sull'opera del pittore, morto a novant'anni a Roma nel 1978. "Questo è un momento artistico particolarmente felice per la città, Mantegna cederà il testimone a De Chirico - precisa l'assessore comunale alla cultura Monica Balbinot che ha preferito non dilungarsi e passare la parola agli altri esponenti - anche se speriamo di poter prorogare almeno di un po' la grande rassegna sul pittore rinascimentale". Di Padova e la sua provincia come "centro culturale molto attivo", fa una breve introduzione anche l'assessore provinciale alla Cultura Massimo Giorgetti che conferma il sostegno dell'istituzione amminsitrativa ad una manifestazione in gran parte sponsorizzata da fondi privati.
Per Palazzo Zabarella la mostra di De Chirico è "nel segno della continuità che festeggia con questa mostra il primo decennale di attività" con le rassegne già dedicate ai grandi artisti, da Utrillo a Balla, da Hayez al Caravaggio, da Gian Lorenzo Bernin al Guercino, da Mengs al Liberty, da Picasso ai Macchiaioli e al recente Boldini, con rare incursioni nelle "collettive" (Futirismo, Percorsi caravaggeschi, La pittura emiliana, Il Liberty in Italia, I Macchiaioli, ndr.). "Padova è la sede ideale per De Chirico - afferma Fernando Mazzocca, del Comitato scientifico e da tempo stretto collaboratore della Fondazione Bano - autore capace di reinterpretare quella grande tradizione italiana di cui la città fu culla con Giotto, Donatello e Mantegna".
Curatore della mostra è Paolo Baldacci, insieme a Gerd Roos, che ieri nell'anticipazione che si è svolta a Palazzo Zabarella, al termine di un'affascinante lezione-conferenza sull'opera dell'artista, ha definito De Chirico un "pittore complicato, ma molto divertente". "Questa di Padova sarà una retrospettiva completa ed equilibrata, come in Italia non si fa ormai da parecchi anni". Ed ha aggiunto "Un De Chirico che non avete mai visto e nemmeno immaginato il vero De Chirico che sta all'origine del surrealismo e di tutto ciò che di magico e inquietante vi è nell'arte del novecento".
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Dopo uno sguardo al primissimo periodo simbolista, legato alla mitologia assorbita nella nativa Tessaglia, sono presentate ben trentacinque opere delle appena 149 prodotte negli anni tra il 1909 e il 1919 (Picasso nello stesso tempo ne aveva dipinte più di millecinquecento). Saranno presentati tra gli altri "L'enigma dell'oracolo" del 1909, le prime piazze, e dipinti famosi come "Melanconia" e "L'angoscia della partenza", ma soprattutto "L'enigma di una giornata (II)". Si passerà quindi al periodo della "solitudine dei segni", legato alla scoperta che dall'oggetto messo in relazione ad altri senza apparente relazione scaturiscono nuovi significati. Ecco "Il sogno trasformato" oppure "Il destino del poeta", di proprietà privata. Al periodo che arriva fino al 1925 appartiene anche la sezione dedicata ai celebri manichini (in mostra tra gli altri "La nostalgia del poeta"), oltre alla serie delle "Ville Romane", delle quali la mostra illustra per la prima volta la rassegna completa. A Padova anche "Il ritorno del figliol prodigo" che segna nel 1919 la svolta verso il classicismo. Una selezione di capolavori noti che definisce il periodo della "nuova metafisica", dal 1925 al 1929. Gli anni Trenta sono rappresentati da pochi, selezionati dipinti come la serie "Bagni misteriosi" e le composizioni ispirate ai "Calligrammes" di Apollinaire, per arrivare al periodo Barocco, tra gli anni '40 e 50, con la presentazione dei soli autoritratti in costume ("tutto ciò che De Chirico ha dipinto è alla fine un autoritratto, parla sempre di se stesso"). Infine l'ultimo periodo, quello della ironica e divertita neometafisica, "quasi una parodia senile della sua prima maniera, in cui il vecchio pittore, dopo la metà degli anni '60, rivisita con spirito vivo e ironico figure e temi del suo passato in una nuova giovinezza creativa ravvivata da un ancor fresco anche se nostalgico soffio poetico".
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