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Domani il ricordo di Silvio Trentin, antifascista e federalista

Particolare di un affresco

 

Padova, 18 novembre 2006. Il 19 novembre del 1943 in via del Santo 121, a Padova, vennero arrestati da una squadra d'azione fascista Silvio Trentin con suo figlio Bruno, destinato a diventare il segretario generale della CGIL. Trentin, nato a San Donà di Piave l'11 novembre 1885, eletto nel 1919 deputato per la Democrazia Sociale, quindi esule volontario in Francia nel 1926, dopo l'8 settembre era rientrato in Italia per organizzare la lotta di liberazione per conto del Partito di azione, che aveva il suo centro maggiore a Padova. La polizia fascista arrestò Trentin assieme al docente universitario Giuseppe Zwirner e a sua moglie, ma lo rimise in libertà il 29 novembre. Le sue condizioni di salute erano precarie, tanto che morì pochi mesi dopo, il 12 marzo 1944 in una clinica a Monastier (Treviso). 

Ma al di là dell'impegno antifascista, Trentin è stato anche uno dei maggiori pensatore federalisti del Novecento. Una posizione, la sua, elaborata a partire dai primi anni Trenta, quando davanti alla crisi delle democrazie parlamentari europee Trentin rivalutò il ruolo degli enti locali (consorzi, Comuni, Provincie) e il federalismo come modalità di realizzazione del principio dell'autonomia. Una posizione, questa, rimasta sempre sotto traccia anche fra i suoi compegni di lotta ed eredi politici, eclissata dall'egemonia del secessionismo di marca leghista, e considerata alla stregua di una bizzarria. 

Domani mattina, per ricordare l'anniversario dell'arresto di Trentin e rilanciare la proposta (finora ignorata) di posare una lapide in suo onore, davanti alla casa di via del Santo, a Padova, si terrà una piccola cerimonia, organizzata dal Centro studi sul federalismo. Sta anche per essere pubblicata, a cura del professor Giuseppe Gangemi, la traduzione dal francese di una delle opere principali di Trentin, "La crisi del diritto e dello stato".

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