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Lo scudetto con la bandiera tricolore non può essere registrato come marchio: restituite 13mila magliette ai commercianti cinesi

Giustizia
 
Venezia, 18 febbraio 2007 (da una nota di cronaca locale). Uno scudetto tricolore con la scritta "Italia" sopra, sotto o a fianco di esso non può essere registrato come marchio e quindi non può essere neppure oggetto di contraffazione. È così che il Tribunale del riesame ha dissequestrato ieri una partita di 13mila tra magliette e felpe che la guardia di finanza riteneva oggetto di contraffazione. Il sequestro era avvenuto il 24 gennaio scorso durante un'operazione delle Fiamme Gialle. La merce era stata trovata in parte in un negozio di Lista di Spagna gestito da una cittadina cinese, in parte nel magazzino di un grossista a Marghera. Si trattava di capi d'abbigliamento di colore bianco o azzurro simili a quelli della Nazionale di calcio, ma privi del marchio della Federazione.
Ieri l'avvocato Federico Cappelletti è andato in aula con alcuni campioni delle maglie ritenute originali e con le maglie "incriminate" e ha chiesto l'annullamento della misura cautelare. «Lo scudetto tricolore e la scritta "Italia" non può essere registrato come marchio - ha detto il legale - in base ad una convenzione internazionale recepita da una legge italiana nel lontano 1976. Inoltre, il marchio attuale della Federazione italiana giuoco calcio è completamentre diverso da quello di cui ci si trovava a discutere. Ho detto ai giudici che, se ritenevano quelle magliette oggetto di contraffazione di marchio avrebbero dovuto sequestrare anche le divise della guardia di finanza perché lo scudetto con scritto "Italia" ce l'hanno anche loro».
La corte, presieduta da Gian Maria Pietrogrande, ha annullato il provvedimento di sequestro disponendo la restituzione della merce ai proprietari.
 
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