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Alla Galleria Scrimin la pittura di Bruno Breggion, l'inquietante metafisica degli stati di natura

Bassano del Grappa, 23 marzo 2007 (da una nota di cronaca locale inviata da Paolo Merenda). Un muro screpolato, una finestra dal telaio cadente, una forma cava, un sasso levigato dal tempo e, sullo sfondo, un cielo dall'azzurro tanto fermo da sembrare porcellana e una collina così verde da sembrare più sognata che vista. Nella pittura di Bruno Breggion, che ha inaugurato una personale alla galleria Scrimin di Bassano, si scorge l'apparente contraddizione che risolve un enigma visivo oggi più che mai attuale: il rapporto tra natura e meta-natura, tra l'inganno dell'occhio e la presenza immanente dell'oggetto, che si fa soggetto anche nelal percezione mentale e psicologica dell'osservatore. Si è notato d'altronde, nella critica più recente, l'urgenza di chiarire come il surrealismo abbia continuato e continui a permeare sottilmente l'espressività artistica contemporanea creando un continuo gioco di rimandi. Ma nella pittura di Breggion non tanto di esiti surreali si tratta, quanto di una "persistenza metafisica" nel suo personale modo di recepire gli stati di natura, spazi inquietanti e tempi senza fine. Ecco dunque che il "particolare" diviene il nucleo visivo e narrativo che calamita l'attenzione, mentre la natura circostante è teatro dell'oggetto primario. Una sorta, quindi, di archeologica ancestrale naturale, ma anzitutto intellettuale e morale, in cui ogni elemento appare memorizzato da preistoriche mitologie. Realismo magico è stato impropriamente definito questo sistema espressivo, ma in realtà ne va ben oltre attingendo alle categorie estetiche dell'ironia e del paradosso. La mostra rimarrà aperta fino al 29 marzo.
 
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