Venezia, 15 aprile 2007 (da una nota di cronaca locale inviataci da Roberto Pieropan). Pittori si nasce o si diventa? A Venezia sembra propendere per il primo caso. La jus sanguinis è stata codificata dalla Giunta comunale, capeggiata da Cacciari che riconosce che sul terrirtorio veneziano, battuto ormai da più di venti milioni di persone, il titolo di "pittore di piazza" si può anche acquisire per ereditarietà. Lo stabilisce un emendamento al regolamento che disciplina il lavoro di quegli artisti che vendono quadri soprattutto nelle zone di San Marco, lungo la riva degli Schiavoni e ai Giardinetti Reali (lo spazio accanto all'imbarcadero per le isole e agli unici cessi pubblici. L'emendamento, approvato dalla Giunta comunale cacciariana, riguarda le autorizzazioni decennali e stabilisce che, "nel caso di cessazione volontaria o decesso dell'artista, il coniuge o il figlio (che non abbia altre attività sia proprie che come dipendente) ha diritto di priorità assoluta al rilascio dell'autorizzazione". Una sorta di eredità appunto - secondo la Municipalità del centro storico - che contesta l'approvazione e critica la giunta Cacciari.
"È folle l'idea dell'ereditarietà delle licenze: non esiste che un pittore passi la sua licenza al figlio" - sghignazza il presidente Enzo Castelli, secondo cui quel provvedimento "garantisce l'ereditarietà anche della concessione suolo pubblico ai figli". Presentato dall'assessore alle Attività produttive e al Commercio, Giuseppe Bortolussi, e dal vice sindaco Michele Vianello, l'atto andrà nei prossimi giorni in discussione in Consiglio comunale.
"Questa norma non ha senso - spiega ancora Castelli - È un principio che penalizzerà ogni possibile giovane pittore o studente uscito dalle scuole artistiche che si vedrà sorpassato da un qualsiasi figlio di papà pittore". Insomma, secondo la Municipalità la decisione presa dalla Giunta cacciariana sembra reintrodurre il principio borbonico del diritto ereditario. "È un principio sconvolgente e di cattivo gusto - continua Castelli - Dare a figli ed eredi un diritto di prelazione sulla concessione di pittore è assurdo, perché non è detto che il figlio di un pittore sia a sua volta un bravo artista, magari sarà un bravo ragioniere o idraulico, e quindi inevitabilmente pianterebbe il cavalletto e subappalterebbe il lavoro. In secondo luogo se lo scopo è valorizzare un'arte non lo si fa creando un mestiere da tramandare di padre in figlio". E per Giorgio Tommasi, consigliere di Municipalità, è da contestare anche un secondo emendamento, passato in giunta, che riguarda la commissione consultiva che deve monitorare le autorizzazioni. Per il Comune pare che la commissione debba essere composta da due rappresentanti comunali e tre degli artisti. "Altro che "paritetica" - accusa Tommasi - Così composta non mi sembra proprio che lo sarà, visto che la rappresentanza del Comune si troverebbe ad essere in evidente minoranza". Ca' Farsetti, attaccata, per ora scivola via come un'anguilla "Sulla questione non mi pronuncio - dichiara l'assessore competente Bortolussi - C'è questo punto di vista della Municipalità, una sua iniziativa. Forse nei prossimi giorni faremo una conferenza stampa per spiegare la questione".
Il rilascio delle autorizzazioni, la descrizione dei requisiti e dei parametri per entrare in graduatoria, la verifica della distribuzione dei permessi sono argomenti molto sentiti a Venezia, visti anche i numeri degli artisti che operano nel centro storico. Sono, infatti, una quarantina gli artisti con permessi permanenti decennali. Trenta, invece, quelli che dipingono e vendono le loro opere con permessi mensili, non rinnovabili consecutivamente. "Ma sarebbero più di un centinaio nei periodi massima stagione - ci fa notare Alberico Zorzato - studente di Belle Arti. "E' molto difficile far parte della comunità dei pittori-artisti di strada. Girano voci che bisogna pagare la tangente. Conosco uomini o donne che non sanno nemmeno prendere in mano un pennello ma che da anni fanno bella figura lungo Cannaregio, o sulla riva degli Schiavoni".
Il loro "giro di affari" può aggirarsi fino a cinquantamila euro per giorno. Dipende molto dalla giornata di sole, dalle comitive se sono statae sprenute precedentemente da altre mafie o se qualche coppia preferisce tornarsene con una bella veduta di Venezia. I prezzi minimi vanno da 10 o 15 euro per ogni disegnetto, rifatto mille volte a 150-300 euro per un olio grande formato. Un posto a San Marco - cavalletto e banchetto - vale comunque oro, indipendentemente da quello che si vende (disegni fotocopiati e veri dipinti ad olio). Lo sanno anche gli abusivi che ogni tanto vengono pizzicati in zona dalle forze dell'ordine, avvisate dai "nonni".
"Eravamo in 20 pittori e ci si dedicava quasi esclusivamente alla tecnica del carboncino. Poi siamo passati all'olio, all'acquarello, al pastello fino alle tecniche più innovative di oggi". È Gianberti, noto a tutti nell'ambiente con questo nome anche se all'anagrafe risulta essere Giovanni Bestini, casco di riccioli da vero artista bohémien, a raccontare gli esordi del gruppo di pittori nato a Venezia nel 1968. "È un lavoro bellissimo e ci si diverte molto; è un'attività libera, prevalentemente stagionale - continua il pittore - vendiamo per lo più a turisti stranieri, perché gli italiani sentono un po' la crisi economica. C'è il giorno in cui non si vende nulla e il giorno in cui si fanno grandi affari". Difficile capire quanto sia il guadagno giornaliero di questi pittori, ma Gianberti scherzando dice di aver messo on line la sua dichiarazione dei redditi. I ritrattisti dell'Associazione artistica pittori di San Marco dipingono per lo più paesaggi veneziani e talvolta maschere di Carnevale e della Commedia dell'arte. Quadri colorati o in bianco e nero che dipingo in strada, facendo vere dimostrazioni ai passanti, e che vendono da soli o con l'aiuto di amici o parenti. Nello spazio che occupano tengono anche i loro strumenti di lavoro, tavolozza e colori e il cavalletto. Sulla questione dell'autorizzazione della licenza il probabile futuro rappresentante-presidente dell'associazione dichiara: "Deve essere trasferibile da padre a figlio, ma che sia d'arte, però; ha senso il passaggio di licenza se l'erede ha gli stessi requisiti ed è qualificato per svolgere l'attività di artista, una sorta di passaggio di conoscenza da maestro ad allievo". Per ottenere la licenza l'artista deve presentare domanda al Sindaco e segnalare i propri requisiti. "Non è facile avere la licenza - continua il pittore veneziano - bisogna avere l'anzianità del titolo professionale, eventuali titoli accademici e diplomi di scuole d'arte, titoli di merito e riconoscimenti artistici, essere residenti in territorio veneziano, avere un certo reddito o persone a carico". Il via libera alle nuove concessioni e il controllo sulle autorizzazioni già rilasciate viene effettuato da una commissione consultiva, composta da tre rappresentanti di artisti e due del Comune. E questo aspetto, come il fatto della possibile "ereditarietà" della licenza, non piace.
"E' un sistema clientelare - argomenta Bruno Mattioli, giornalista di passaggio - che in quel di Venezia si sta propagando un po' su tutti i fronti: gondolieri, pescivendoli, notai, avvocati, ragionieri...tutti cercano di passare lo scettro al figlio anche se è una testa di cavolo. Guai a chi crede che questo sia fuori legge. Tutto è normale per i 68 mila veneziani censiti cinque anni fa, anche per i 70 mila colombi che spalancano dal loro sederino bombe al guano su piazze, monumenti e teste di turisti inermi".